domenica 26 aprile 2026

Würzburg – Il castello, il concorso della chiesa più brutta e la spirale nel bosco

 

Würzburg ci ha accolti bene, ma abbiamo preso solo l’antipasto. È domenica, e qui domenica significa: tutto chiuso. Non solo i negozi, pure i supermercati. Nota mentale: il prossimo weekend fare incetta di provviste come se dovesse arrivare un assedio medievale, altrimenti rischiamo di cenare con acqua del rubinetto e due grissini superstiti.

Per fortuna i musei sono aperti, così decidiamo di scalare la collina che domina il fiume. Una bella salitina, giusto per ricordarci che non siamo allenati, e tra mura esterne e interne arriviamo al castello. Dentro, il museo. Alle 15 ci sarebbe anche la visita guidata in inglese… Peccato che alle 15 saremo da tutt’altra parte, magari con a una birra in mano.

La giornata è insolitamente calda (per la Germania, s’intende), quindi ci concediamo un giro lento, attraversiamo il ponte vecchio e ci godiamo la vista sulla città.


Nota di colore: i tedeschi sembrano ossessionati dal gelato. Coppe giganti, montagne di panna, glasse fluorescenti uscite dal laboratorio di un chimico più che da una gelateria. Io, che di gelato vivo, non sono mai riuscito a farmene tentare: sembrano i coni delle macchinette automatiche, quelli che ti lasciano in bocca un vago retrogusto di plastica.

Noi invece ci buttiamo sulle chiese. O meglio: su quello che ne resta. Già ieri avevamo scoperto che la città è stata massacrata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Oggi vediamo il risultato dal vivo.
Non bene.

Marienkapelle (Cappella di Santa Maria), sulla piazza del mercato, da fuori promette bene, dentro è praticamente un guscio vuoto. Il Duomo? Pare sia stato sciacquato con la candeggina e privato di qualsiasi colore. Dell’originale restano solo pochi brandelli superstiti, come foto stinte dimenticate in un cassetto.

Cercando qualcosa di meglio finiamo per inaugurare il “Concorso della chiesa più brutta di Würzburg”.

San Giovanni? Meh.

Santo Stefano? Insomma.

Ma la vincitrice assoluta è San Michele, che si porta a casa il trofeo a mani basse: pupazzoni bianchi ceramicati su sfondo bianco, piazzati ovunque – pareti, soffitto, nicchie. Una specie di showroom dell’intonaco sacro.

Sconsolati da tanta desolazione ecclesiastica, saluto Würzburg con qualcosa di più vivo: una corsetta lungo il fiume. Lì sì che torniamo a sorridere: parchi verdi, piste perfettamente divise tra ciclisti e pedoni (in Italia ce le sogniamo), aria frizzante. Uno dei momenti più belli del soggiorno.

Per concludere in gloria la corsa? Una pinta al Biergarten vicino casa. Birra fresca, stomaco contento, anima riconciliata con la vita. Prost!

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