Oggi si corre!
Davvero. Non nel senso “muoviamoci che siamo in ritardo”, ma proprio scarpe ai piedi e giù per la collina, fino al fiume che attraversa Aberdeen come un pensiero tranquillo.
Seguo l’acqua che scivola via tra alberi e ponticelli, e mi ritrovo in un parco che – per quanto minuscolo rispetto al vero – mi fa venire in mente Central Park.
Diciamo che è la versione scozzese di Central Park dopo una dieta drastica e senza l’aiuto di Manhattan. Ha un certo fascino. Mi ci alleno volentieri: pochi chilometri, tanta bellezza, e gambe di nuovo in pista.
Certo, quando viaggio mi perdo tante cose. Se posso, correre in una nazione straniera è un piccolo piacere che non mi nego. In Scozia è stato un vero spasso: clima fresco, paesaggi verdi, aria pulita. Runner? Pochi. Più che altro signore col cane e qualche locale che mi guardava come se fossi scappato da un manicomio. Io felice.
Prima tappa: Castello di Huntly.
Prima di arrivarci, ci imbattiamo nella Maiden Stone: solitaria testimonianza dei Pitti in mezzo alla campagna. Sembra uno di quei monumenti dimenticati. È bello che la Scozia lasci lungo le strade, ma dà quasi l’idea che non sappiano che farsene. La pietra è lì, ancora in piedi, visibilmente stanca. I simboli Pitti si vedono ancora… però il tempo non perdona.
Il Castello di Huntly, invece, è uno di quei ruderi con personalità.
Abbandonato,
sì. Mezzo distrutto, anche. Con fascino da vendere.
Sorge in un
bel parco circondato da alberi alti che ne nascondono la vista fin
quasi all’ultimo momento. Finalmente appare. Assomiglia più ad un
palazzo nobiliare che ad un castello medievale… Lo giri, ed ecco le
torri, i resti delle mura, il passato che sbuca da ogni pietra.
La vera chicca? È incluso nell’Explorer Pass, e ci siamo finiti quasi per caso. Qui non si scherza: tra le sue mura sono passati i Gordon, re Giacomo II di Scozia, e Maria di Guisa, madre di Maria Stuart, mica Maria Cazzetta.
E
ovviamente, che castello sarebbe senza i suoi fantasmi?
Due in
dotazione: la classica dama bianca (non può mancare, è nel
contratto di ogni maniero scozzese) e un giovane elegante, forse uno
dei rampolli del conte. Passeggiano ancora per i corridoi,
probabilmente lamentandosi della condizione attuale dell’arredamento.
Prossima fermata: l’Abbazia di Elgin. Piove.
Quelle piogge scozzesi che rendono tutto più malinconico, più epico, più… ovattato. Un po' come quando gli antichi mosaici romani o bizantini vengono bagnati con spugne umide e riprendono i colori vivaci di un tempo.
Entriamo dal portone sormontato da due torri monumentali. Ci troviamo in un giardino silenzioso pieno di rovine gotiche. Croci, colonne, lapidi, resti di mura: l’abbazia è crollata senza perdere la dignità.
Mentre la pioggia aumenta, ci rifugiamo nelle torri, dove sono esposte decorazioni recuperate da vari crolli.
Qui, la sorpresa: tra le sculture, non ci sono solo santi con aureole e sorrisi standard, bensì volti umani. Realistici. Espressivi. Piuttosto veri.
Si dice che gli scalpellini abbiano fatto i furbi: invece di scolpire angeli e beati, hanno immortalato vicini, amici, forse se stessi. Piccoli atti di ribellione artistica… Questi singolari ritratti erano nascosti in alto, dove nessuno avrebbe guardato, almeno fino a che la chiesa è crollata e gli archeologi si sono messi a raccogliere i pezzi.
Sul retro, la sala del capitolo è ancora in piedi. Entrarci è come infilarsi nel cervello di una medusa in pietra: curve, nervature, simmetrie perfette.
Tra le sculture, un monaco col boccale di birra in mano. Anche lui faceva parte del club degli scalpellini burloni, evidentemente.
Fuori, tra le tombe antiche e le cappelle secondarie, entro in una specie di trance fotografica. Pioggia o non pioggia, scatto decine di foto come se stessi documentando il luogo per un’enciclopedia.
Fino a che… arriva un pullman di italiani.
L’incanto si rompe.
Voce alta, gesti larghi, frasi tipo “QUESTO È MEGLIO DI ASSISI!”. Mi ridesto.
Ci ricordiamo improvvisamente della distilleria di whisky Dallas Dhu, ultima tappa prevista del giorno. Cassandra stava già chiacchierando con quelli della biglietteria. Mi unisco alla conversazione nominando proprio la distilleria. Purtroppo scopriamo che è stata chiusa definitivamente. Fine dei sogni alcolici.
Poco male, si cambia rotta: andiamo a Fort George, un forte voluto da re Giorgio II per tenere a bada gli scozzesi ribelli.
È incluso nell’Explorer Pass.
E… bleah.
Se siete appassionati di caserme attive, file di edifici militari e zero atmosfera storica, Fort George fa per voi. A noi è sembrato un set da documentario sulla noia armata.
Una deviazione poco fortunata. Ma si sa: non tutte le pietre scozzesi brillano.








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