Oggi si va verso Nord. Ma Nord Nord, tipo “fine del mondo, girare a sinistra dopo l’ultimo albero”.
La strada che parte da Inverness ci porterà in quella parte della Scozia che sulle mappe è quasi a metà strada tra la Norvegia ed Edimburgo.
Non sapendo bene cosa aspettarci, facciamo il classico rabbocco di benzina paranoico, perché qui sopra i distributori sono come le fate: esistono solo se ci credi.
Per spezzare un po’ la monotonia del viaggio – e anche perché mi era rimasto impresso il nome – deviamo verso Dornoch, minuscolo villaggio sul mare che sembra uscito da una cartolina del 1800.
Ha pure una cattedrale gotica del 1200, piccola e deliziosa. Restaurata, tutt’oggi funzionante, non è andata in rovina come tante sue colleghe, solo perché... l’hanno bruciata!
Proprio
così: una bella faida locale e addio finestre istoriate.
Scozia:
dove anche Dio ha bisogno di fare da paciere tra clan (tutto il mondo
è paese).
Riprendiamo
il viaggio: la strada è lunga, e le tappe non sono tante.
Quando
vedo il cartello con scritto “Dunrobin Castle”, non esito:
freccia, curva, biglietteria.
Da fuori sembra uscito da una favola Disney, con le sue torrette, i tetti aguzzi e il fascino di chi sa di essere fotogenico. Solo che invece di Cenerentola, dentro ci sono i Sutherland, storica famiglia scozzese (prima Gordon, poi Sutherland… ma sempre loro).
La visita è ben organizzata: audioguida in italiano, stanze eleganti, saloni con tappeti che costano più di una macchina e un giardino all’italiana che degrada verso il mare come una scalinata per sirene.Pranziamo lì, col panino al sacco e la vista che non ha prezzo (l’ingresso sì!).
Poi visita alla falconeria – falchi veri, mica i pupazzi di Harry Potter. Infine un piccolo museo nascosto che sembra il seminterrato del National Geographic: animali imbalsamati, reperti neolitici e, – sorpresa – una collezione di pietre dei Pitti.
Ripartiamo.Piove.
“Agus
bha e coltach riut” dice Cassandra, sfoderando il suo gaelico da
principiante che suona già più minaccioso del latino
arcaico.
Saltiamo un paio di tappe intermedie (c’è sempre il
ritorno, no?), proseguiamo dritti verso la costa nord, direzione
Thurso. Prima… un ultimo jolly da giocare.
Arrivati a un piccolo parcheggio sulla scogliera, il cielo ha fatto pace con noi, il sole spunta come un miracolo di seconda categoria.
Lasciamo l’auto, ci incamminiamo sul sentiero verso Castel Sinclair, nome che suona come una miniserie gotica della BBC. Sarà il solito rudere con vista oceano… WOW.
Rudere, sì, con un’anima, uno stile e una posizione da togliere il fiato.
Siamo
nella contea di Caithness, sul mare che si affaccia proprio davanti
alle isole Orcadi, dove andremo domani. Difatti il castello, come
dice il nome era del Clan Sinclair, i signori delle Orcadi.
Costruito
a strapiombo sul mare, su una scogliera stratificata che pare
scolpita da un architetto geologo, si affaccia su una piccola
insenatura, guardando dritto verso le isole Orcadi come un vecchio
signore burbero che scruta l’orizzonte.
Quel che resta – mura grigie, porte e finestre incorniciate da pietre rosa – è stato letteralmente saccheggiato pietra per pietra dai Sinclair per impedire ai Campbell di metterci radici.
Altro che “questa casa non è un albergo”: qui si sono portati via pure i tetti e i pavimenti.
Attraversiamo un ponte di legno, ci muoviamo tra rocce appuntite e resti di stanze che oggi ospitano solo il vento, il mare e qualche gabbiano curioso.
Nessun rumore urbano. Solo il sole della sera, la marea bassa e la sensazione che il tempo si sia fermato.
Non saprei dire quanto siamo rimasti lì. Forse mezz’ora. Forse tre giorni. Forse una vita.
Non
ha bisogno di fantasmi questo castello: è lui stesso un fantasma.
Un
luogo che parla, resiste, si racconta in silenzio.
Almeno finché non arriva il classico rompiballe della nuova generazione: l’uomo col drone.
Sei lì a goderti il silenzio e all’improvviso senti questo elicotterino che ti ronza sopra la testa.
Per fortuna c’è l’aviazione del castello.
I gabbiani si levano in volo e iniziano a inseguire l’aggeggio per abbatterlo. Non sono animali stupidi, non lo colpiscono veramente, cercano continuamente di rovinargli le riprese con gestacci e facendosi inquadrare le terga.
Ce ne andiamo canticchiando la cavalcata delle valchirie.
Per me, il più bello di tutta la Scozia.
Castel
Sinclair è l’ultima tappa della giornata, non l’ultima
meraviglia.
Ci dirigiamo verso l’alloggio per le prossime due
notti, la perla della vacanza: una casetta minuscola a forma di
fienile, con grandi finestre affacciate su un prato verdissimo dove
pascolano decine di mucche scozzesi.
Sul fondo, Thurso, le scogliere e il blu dell’oceano. Una vista da film in slow motion, senza bisogno di filtri.
“Scusi, che danno al cinema stasera?”
“La Scozia.”
Sempre la Scozia.








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