Lo ammetto: su Augsburg ero scettico fin dall’inizio. E, spoiler, avevo ragione.
Prima di arrivarci ci consoliamo con una deviazione al castello di Harburg: un maniero medievale che sembra uscito da un libro illustrato. C’è pure la visita guidata (in inglese) e l’inevitabile giro sulla cinta muraria. Ormai ho capito che qui in Germania hanno una specie di ossessione per le mura: ogni città le restaura, le mostra, ci fa passare sopra turisti e pellegrini. Non mi lamento eh, ma a un certo punto ho scoperto che non era solo mania locale: fu addirittura un imperatore a ordinare che le mura medievali andassero preservate. Ecco spiegato il perché di tanta costanza: non era passione, era decreto imperiale!
Arrivati finalmente ad Augsburg, lasciamo la macchina e andiamo a esplorare questa bel… questa città.
Diciamo che non mi ha proprio conquistato.
L’unica cosa davvero interessante è la Fuggerei, una specie di “quartiere popolare deluxe” fondato dal banchiere Jakob Fugger nel 1521. L’idea era semplice: dare un tetto ai bisognosi. L’affitto? Ridicolo: 88 centesimi all’anno, più tre preghiere quotidiane da recitare in favore di Fugger (non proprio il classico bonifico, ma funziona).
Sono casette di due piani, un appartamento per piano, con tanto di mura intorno e portoni che venivano chiusi la sera. In pratica: edilizia popolare con servizio di sicurezza incluso. Ogni famiglia aveva il suo appartamento, niente coinquilini molesti o turni di bagno.
Il quartiere ha resistito fino ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Ricostruito, continua tuttora a essere finanziato dalle fondazioni dei Fugger. Un pezzo di storia che merita, dà ad Augsburg una sua particolarità.
Per il resto? Beh, la città ci è sembrata trafficata, disordinata e, mi dispiace dirlo, la più sporca incontrata finora.
Insomma: della Fuggerei ho apprezzato il genio, ma da Augsburg in generale direi che… fuggirei.



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