domenica 26 aprile 2026

Romantic Strasse

 

Dopo l’overdose di castelli scozzesi avevamo ancora fame di medioevo. Altro che disintossicazione: volevamo mura, guglie e stregoni mancati. Così ho pensato: Germania! Terra di birre che non finiscono mai, borghi che sembrano usciti da un plastico ferroviario e un’aria fresca che ti ricorda che l’estate, qui, è solo un mito.

Da tempo la Germania mi faceva l’occhiolino: la lingua che da bambino sentivo in Alto Adige, i Rammstein sparati in cuffia… Insomma, era arrivato il momento di scoprire se questo paese fosse davvero über alles.

Il debutto? Beh, diciamo che non è stato proprio un trionfo.

Atterriamo. Germania: precisione svizzera con i muscoli, tutto funziona (si dice). Dobbiamo ritirare l’auto. Apro Google Maps: 35 minuti a piedi, fuori dall’aeroporto. Nessun dubbio, siamo pur sempre nel paese dell’efficienza! Quindi via, trolley da maratoneti olimpici al seguito.

A metà strada, la rivelazione: stiamo marciando verso una distesa di uffici grigi. Nessun cartello “Rent-a-Car”, solo atmosfera da The Office. Ricontrollo: l’autonoleggio era al Terminal di partenza.

Neanche mezz’ora in Germania e già ho voglia di spaccare un bretzel.

Poi Cassandra, con il suo pensiero laterale da premio Nobel, illumina la scena: “Se c’è un noleggio al Terminal 1, ci sarà anche al Terminal 2. E noi siamo al Terminal 2!”.

Touché. Dieci minuti dopo, finalmente, abbiamo le chiavi in mano. Germania 1 – noi 0.

Partiamo. E piove. Naturalmente.

Accanto a me non c’è più Lady Failed (che in Scozia si sentiva la mia autoscuola vivente), ma la Signorina Rottermeyer. Severissima ma quasi invisibile, per me va benissimo: qui ci sono tratti di autostrada senza limiti, mica barzellette. Puoi tirare a 200 e nessuno ti dice nulla. Però attenzione: corsia libera a destra? Devi andarci. Punto. E dimentica i fari per dire “spostati!”: equivale a un’aggressione. Ti denunciano. Fine della partita.

Il clima? Fresco, umido, piovoso. Non sarà la Scozia, ma ci prova con impegno.

Siamo a Francoforte sul Meno e… la saltiamo. Vogliamo la Romantic Strasse! Prima tappa: Würzburg. Sembra un set Lego costruito da un enologo: case colorate, colline piene di viti e il Meno che scorre elegante.

Nonostante il viaggio, ci buttiamo subito in centro. Basta imboccare la via dello struscio e puf, la stanchezza evapora: chiese gotiche che ti guardano dall’alto, chiostri sopravvissuti al tempo, atmosfera da “cavalieri che potrebbero sbucare da un vicolo con cavallo e spada”.

Poi la vediamo: la Residenza, palazzo dei principi-vescovi. Avevamo un buco di programma e… zac, lo riempiamo. Dentro troviamo sale che farebbero impallidire Versailles, con Tiepolo che dal soffitto sembra dirti: “Ti piace il trompe-l'œil? Guarda che potrei saltarti addosso!”. E, come ciliegina, un coro di turisti che improvvisa un pezzo polifonico nella sala più bella. Brividi veri, mica Spotify.

Usciamo solo quando ci cacciano fuori, mezzi distrutti ma felici. È tempo di disfare le valigie e cenare: il medioevo può aspettare fino a domani.

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