Lunedì mattina.
Invece di rientrare in ufficio, noi rientriamo in un altro grande museo.
Il Castello di Belvedere. Il nome non è la traduzione, si chiama proprio così.
Altro spunto di riflessione su quanto l'Austria sia vicina all'Italia, non solo geograficamente.
Per molto tempo diversi territori della nostra attuale nazione hanno fatto parte dell'Impero austro-ungarico: il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia, Gorizia e, prima ancora, Lombardia e il Veneto.
Insomma, anche se parlano tedesco, una connessione con l'Italia c'è sempre stata e, mi sembra di sentirla e vederla ancora oggi.
Forse più che con altre nazioni confinanti. La Francia, per dirne una.
Il Castello di Belvedere era, tanto per tornare all'Italia, la residenza del generale e principe Eugenio di Savoia.
Oggi è suddiviso in tre poli museali: il Belvedere Superiore, quello Inferiore e il Belvedere 21, dedicato all'arte contemporanea.
Quest'ultimo lo abbiamo volutamente evitato. Magari sbagliando, magari no.
Il pezzo forte è il Belvedere Superiore, con opere dell'arte austriaca dal Medioevo all'età contemporanea, tra cui Gustav Klimt ed Egon Schiele.
Soldi ben spesi.
Una conferma, comunque, sui musei di Vienna: non sono proprio economici. La media è piuttosto alta.
Può andare bene per musei come questo, dove la qualità e la quantità delle opere sono considerevoli.
Per altri musei, come vedremo, la questione sarà un po' diversa.
Dopo il Superiore ci spostiamo all'Inferiore, con una veloce visita alle stanze del castello, ben arredate e ancora integre, e alla galleria di arte medievale ospitata nelle ex scuderie.
Ok. Sono le scuderie.
Però sembra quasi che abbiano preso i quadri che avevano a disposizione e li abbiano messi lì per riempire le sale.
Cartelli e spiegazioni, pochi.
Eppure la qualità delle opere non è affatto bassa, per cui continuo a non capire il ragionamento fatto per queste sale. Peccato.
Quando usciamo è ormai pomeriggio inoltrato.
Giusto il tempo per vedere qualcosa di più contenuto, ci dirigiamo verso la Karlskirche, la chiesa di San Carlo Borromeo.
Qui i pensieri e le emozioni sono contrastanti.
È una grande chiesa neoclassica, internamente decorata e più piccola di quanto sembri dall'esterno.
Molto bella, niente da dire. Quello che colpisce, sono le due colonne bianche sulla facciata, che ricordano molto la Colonna Traiana e la Colonna di Marco Aurelio a Roma.
Ovviamente non sono così antiche e sono più basse. Da lontano, però, fanno un certo effetto.
Soprattutto se osservate dal laghetto davanti alla chiesa con una pinta di birra in mano.
A quel punto, anche l'architettura neoclassica sembra ancora più bella.























