Ultimo giorno a Praga. Quindi, ultima corsa.
Mi mancheranno le mattine fresche e il piacere di correre senza dover affrontare il caldo che ci aspetta al ritorno a Roma.
Spero almeno di riuscire a sopravvivere fino alla maratona di Venezia.
Oggi andiamo a Vyšehrad, una collina che conserva le tracce dell’antica fortezza dei Přemyslidi, considerata uno dei luoghi delle origini del regno.
Qui si trova la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e la zona è soprattutto residenziale, ma sono ancora visibili i bastioni e diverse strutture della vecchia fortificazione.
Visitiamo la chiesa, che sembra affrescata nello stile di Mucha.
Quindi deve essere molto recente.
A me non dispiace. A Cassandra sì.
Ci sarebbero anche le casematte, ma un problema molto più moderno delle fortificazioni medievali ci impedisce di immergerci nel passato: il sito per acquistare i biglietti è in ceco e non riusciamo a tradurlo come si deve.
Andiamo direttamente alla biglietteria. Scopriamo che la visita successiva in inglese sarebbe troppo tardi. Niente casematte. Scendiamo quindi verso il centro.
Prendiamo un altro tram e finiamo al Quartiere Ebraico.
Sfortunatamente ogni singolo sito costa moltissimo e, leggendo le recensioni, non sembrano esserci i presupposti per fare questo investimento.
Probabilmente acquistando il biglietto cumulativo la visita avrebbe anche senso, ma ormai non abbiamo abbastanza tempo per vederli tutti, anche perché chiudono abbastanza presto.
E poi c’è il Golem.
O meglio, non c’è.
La leggenda dice che si trovi nella soffitta della Vecchia Sinagoga, non visitabile. Allora no, grazie.
Mi sarebbe piaciuto vederlo, sempre che esista. Sempre che sia mai esistito.
È una leggenda, ovviamente, che mi ha sempre affascinato.
Non tanto per il discorso religioso, quanto per la possibilità di infondere la vita in qualcosa di inanimato.
Qualcosa che, senza le dovute precauzioni, invece di difendere le persone, in quel caso gli ebrei del ghetto, si è ribellato e ha seminato distruzione ovunque.
Non vi ricorda qualcosa?
Anche se è una storia che risale al XVI secolo, oggi potrebbero esserci dei nuovi golem in giro per il mondo.
O meglio, ci sono anche se non li vediamo, li sentiamo.
E se non li “addestriamo” correttamente, chissà cosa potrebbero combinare.
Uomo avvisato...
Proseguiamo verso la Torre delle Polveri.
Altra torre. Altra scala. Altra vista.
Praga ci ha praticamente fatto fare il giro completo delle sue torri.
Arriviamo al Ponte Carlo.
Famoso in tutto il mondo e naturalmente pieno di gente, sebbene, sinceramente, mi aspettavo peggio.
Ci sono diverse statue che fanno la guardia.
Secondo una leggenda, di notte alcune di loro prenderebbero vita e scenderebbero dai piedistalli. Gesto di grande modestia.
Attraversiamo il ponte e continuiamo a girare per il centro, cercando di goderci gli ultimi scorci della città.
Torniamo anche davanti all’orologio astronomico. La folla è ancora lì.
Tutti aspettano gli apostoli.
Che, per quanto ne sappiamo, continuano a non avere nessuna intenzione di uscire.
Torniamo verso la chiesa di Týn. Da fuori sembra quasi impossibile capire dove sia l’ingresso. La chiesa è praticamente circondata dagli edifici e bisogna passare in un piccolo negozio per riuscire a entrare.
Una volta dentro troviamo una cosa piuttosto particolare: grandi tabernacoli dorati appoggiati alle colonne della navata centrale.
È un ultimo dettaglio curioso per chiudere il viaggio.
Così finisce anche il nostro giro di tre capitali. Anzi, di due. Vienna e Praga.
La terza sarebbe Budapest. Prima o poi ci andremo, magari insieme ad altre due capitali differenti.
Chissà.























