La Scozia è famosa per un sacco di cose: il whisky, i paesaggi, le Highlands, il mostro di Loch Ness (che è più un'idea che un animale), e soprattutto i castelli. Tonnellate di castelli. Grandi, piccoli, fatiscenti, restaurati, in bilico, a pezzi. Talmente tanti da far venire il sospetto che nel Medioevo fosse obbligatorio averne uno, tipo lo smartphone oggi.
Alcuni
sembrano castelli, altri sembrano castelli dopo una rissa con un
drago.
E poi ci sono quelli diventati hotel di lusso, dove dormi
dentro la storia – a prezzi che ti fanno desiderare il Medioevo
vero.
Anche in Italia ne abbiamo molti, quelli dimenticati ormai non li nota più nessuno. Io e Cassandra invece abbiamo sviluppato una specie di radar per rovine: ci basta un cartello mezzo staccato o una pietra messa male in mezzo a un campo della provincia romana per dire “Ehi, qui c’era un castello!”. E spesso avevamo ragione.
E naturalmente, dove c’è un castello… c’è un fantasma.
Regola base.
In Scozia ne hanno moltissimi. Castelli infestati, storie di fantasmi, fantasmi senza nemmeno più un tetto sopra la testa. Alcuni sono famosi, altri in cerca di pubblico. Se stai troppo fermo in un corridoio, c’è il rischio che un fantasma ti chieda di lasciargli una recensione su TripAdvisor.
Io il mio lo trovo subito, appena presa l’auto a noleggio.
Entro, accendo il motore… e dal finestrino chiuso parte una gelida folata di vento.
Mi giro e accanto a me non c’è più Cassandra, bensì il fantasma di Lady Failed. Si è impossessata del suo corpo e ogni volta che guido si fa viva: il gelido sguardo che ricevo è quello di un’istruttrice di guida che non ha mai promosso nessun allievo. Questa è la sua maledizione: finché non troverà un degno guidatore da promuovere, non potrà riposare in pace…
Tutti gli altri subiranno il suo tormento…
Spoiler: non sarò io il suo liberatore.
Ogni frenata troppo brusca, ogni rotonda sbagliata, ogni "oddio era a sinistra!"... lei lo segna con un sospiro su una scheda invisibile.
Il primo giorno è un mix di stress e imprecazioni trattenute.
Anche il navigatore continua a cadere a terra, forse un poltergeist dispettoso…
Tappa uno: Dunfermline
Passiamo un ponte enorme che mi ricorda quello di Verrazzano nel design, solo dimezzato. Una grande uscita scenografica dal mondo moderno che un’ora più tardi ci porta all’Abbazia di Dunfermline.
Una parte è ancora in funzione, l’altra è ufficialmente “rovina visitabile”.
Qui vennero seppelliti Robert the Bruce e sua moglie – già solo per questo merita rispetto.
È un posto tranquillo, con rovine eleganti e un parco tutto attorno. La pietra annerita e muschiosa ha quel look da “non mi lavo da seicento anni ma porto benissimo i miei secoli”. Ci piace.
Qui
compriamo il nostro Explorer Pass, il super lasciapassare da 14
giorni che ci aprirà le porte a castelli, abbazie, musei e altri
luoghi storici.
Molto comodo. Molto economico. Molto “evitiamo
di tirar fuori il portafoglio ogni tre ore”.
Siamo all’interno dello scheletro di un grande palazzo che divenne la nursery per i reali, luogo molto amato e famigliare per loro. La facciata più integra si affaccia su un parco verde, mantenendo ancora quel pizzico di fascino senza tempo delle pietre scure intaccate dal verde.
Questo è solo il primo esempio di quello che ci aspetta in questo viaggio: rovine, rovine, rovine.
La Scozia infatti era ricca di cattedrali cattoliche che sono state abbandonate dopo il 1500, quando l’Inghilterra divenne protestante e il cattolicesimo vietato. Lasciate in abbandono, col tempo queste gigantesche cattedrali medievali divennero troppo pesanti per sostenere il peso degli anni e, senza i dovuti restauri, poco a poco crollarono o bruciarono a causa di incendi.
Seconda tappa: Aberdour
Villaggio sul mare, minuscolo ma grazioso. Il castello è piccolo ma ben tenuto, per essere in rovina. Facciamo il giro completo, giardino incluso. A pochi passi c’è una chiesetta normanna che sembra uscita da un film, non ce la facciamo scappare.
Terza tappa: St. Andrews
Non
ci rimane molto tempo. Ora, parliamone: perché
in Scozia chiude tutto presto?
Va bene d’inverno, quando alle
tre è già notte. Ma in estate con luce fino alle dieci di sera?
Chiudono per andare al pub? Per non lavorare troppo? Per principio?
Fatto
sta che arriviamo in città di corsa, decisi a vedere il castello e
l’abbazia.
Ma c’è un ostacolo insidioso: il parcheggio.
Si paga solo con monetine (che ovviamente non abbiamo) o con una App (che richiede un SMS di verifica).
Noi, da furbissimi viaggiatori digitali, abbiamo disattivato la SIM italiana per attivare la eSIM. Morale: niente SMS.
Soluzione: faccio mandare il codice a mia sorella in Italia, lei lo riceve e me lo rigira via WhatsApp.
Genialità? No. Necessità.
Finalmente entriamo. Sorpresa! Non abbiamo tempo per entrambi. Dobbiamo scegliere: o il castello o l’abbazia. Cassandra vota per il castello.
Ok, castello sia.
Peccato che, una volta dentro, il museo ci sembri… meh.
Informazioni sì, rovine sì, ma niente che gridi: “Wow, ho risolto l'enigma del parcheggio impossibile per questo!”.
A parte la scogliera. Quella sì: bellissima, stratificata, scenografica. Vale quasi da sola il prezzo del biglietto.
Ok, abbiamo ancora 45 minuti ma se cominciamo così i miei piani di conquista della Scozia non si realizzeranno mai.
Ok un par de whisky: voglio vedere anche l’abbazia. Cassandra è costretta a seguirmi quando tento la fuga.
Prendimi se ci riesci.
Abbazia di St. Andrews
Appena
arrivati capiamo di aver fatto bene. Ecco perché tutti ne parlano.
È
enorme. La più grande cattedrale della Scozia. Ormai in rovina, ma
imponente, affascinante, colossale anche nel suo stato attuale. Forse
proprio perché è mezza distrutta ha più personalità. Certe pietre
sembrano dire “ok, siamo crollate, ma guarda con quale stile”.
Cammino tra colonne mozzate e navate aperte al cielo, cercando di ricostruire con la fantasia tutto il resto. Immagino le vetrate, gli affreschi, le statue.
Poi smetto, per evitare la depressione.
Piove. Perché ovviamente piove. Cassandra mi guarda come per dire: “Vieni via, prima che ti cada addosso qualcosa.” Io faccio finta di niente. Voglio vedere tutto. Pietre a terra comprese. Soprattutto quelle.
Mi sento come al cospetto dei resti di un’antica civiltà perduta. In un certo senso è così: la civiltà cattolica scozzese.
Alloggio a Dundee
Arriviamo nel nostro primo hotel. Bell’edificio, periferia tranquilla. Camera al terzo piano. Senza ascensore.
Valigie pesanti, ancora piene del cibo italiano “per sicurezza”, un po' come Totò e Peppino quando arrivano a Milano.
Siamo
svegli dalle 4 del mattino. Siamo bagnati. Siamo stanchi. Siamo al
terzo piano.
Benvenuti in Scozia.
Sopravviveremo anche a questo.
Con o senza Lady Failed.












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