sabato 10 ottobre 2026

Il Castello

 


Oggi si va al Castello di Praga.

Non proprio un castello qualsiasi.

È enorme.

Talmente grande che, guardandolo dal basso, sembra più un gigantesco complesso di palazzi che un castello vero e proprio.

Al centro domina la cattedrale di San Vito, con la sua enorme torre.

Mentre usciamo di casa ci rendiamo conto che finalmente è arrivata la pioggia. A Praga.

A Roma, dove la stavamo aspettando da settimane, anche oggi continua il caldo soffocante.

Prendiamo il tram, attraversiamo il fiume e cominciamo a salire verso il castello. Entriamo e continuiamo a salire. Non vediamo biglietterie. Continuiamo a salire.

A un certo punto scopriamo che il biglietto si poteva comprare anche dall’altra parte, nascosto sulla destra, vicino al Vicolo d’Oro.

Vabbè.

Ormai siamo davanti alla cattedrale, prendiamo biglietto e audio guida in italiano e cominciamo la visita.

Ed ecco la prima sorpresa.

Il Palazzo Reale non si può visitare.

Il prezzo del biglietto, naturalmente, è lo stesso.

Una tradizione che evidentemente non conosce confini: far pagare interi i biglietti anche quando mancano parti importanti dell’esposizione.

La cattedrale di San Vito è imponente. In stile gotico e ci sono voluti circa seicento anni per completarla. Seicento anni.

La guardo e penso che forse avrebbero potuto metterci un po’ meno.

Il Duomo di Milano, tanto per fare un confronto, è stato costruito in circa cinquecento anni e mi sembra decisamente più grande. Comunque, bella è bella.

Dopo la visita mangiamo qualcosa e poi affrontiamo la torre. Biglietto a parte, naturalmente.

Le scale sono strette e non proprio comodissime, però, arrivati in cima, il panorama ripaga abbondantemente la fatica.

Una vista a 360 gradi su Praga.

A questo punto il Vicolo d’Oro. Mi aspettavo qualcosa di diverso.

Troviamo invece una fila di piccole case colorate, in gran parte ricostruite e sistemate per i visitatori.

Qui avrebbe abitato anche Kafka per qualche tempo.

La leggenda vuole che queste casette fossero frequentate dagli alchimisti alla ricerca della formula per trasformare i metalli non pregiati in oro e scoprire l’elisir di lunga vita.

A giudicare dal risultato, direi che non hanno avuto particolare successo né con l’uno né con l’altro, se non quello di trasformare alchemicamente solo il nome del vicolo.

Passiamo dalla Basilica di San Giorgio e usciamo verso il Cortile dei Giganti. Piove ancora e assistiamo a una parte del cambio della guardia.

Il castello, però, non siamo riusciti a vederlo tutto. Dovremo tornarci domani.

venerdì 9 ottobre 2026

Il primo vero giorno

 


La giornata comincia, come ormai da tradizione, con la corsa.

Questa volta corro lungo la Moldava per riscaldarmi, poi passo a casa a prendere Cassandra e attraversiamo un po’ di Praga. Raggiungiamo il Museo Nazionale.

Qui faccio subito un incontro che mi fa sentire stranamente a casa.

J. Agricola.

Lo vedo scritto in rilievo sulle grandi pareti del museo, insieme ad altri nomi.

Penso immediatamente al nostro Giulio Agricola. Poi scopro che non è proprio così semplice: si tratta di Georg Bauer, conosciuto con il nome latinizzato di Georgius Agricola, scienziato boemo.

Insomma, non è il nostro Agricola, però almeno abbiamo trovato un parente.

Il museo, già dall’esterno, è bellissimo.

L’edificio è imponente e, salendo fino alla parte superiore, si può anche godere di un bel panorama sulla città.

Il museo è soprattutto di storia naturale, in questo periodo c’è anche un’importante esposizione dedicata ai Přemyslidi, la dinastia che diede origine al Regno di Boemia.

La mostra è interessante e ci porta indietro alle origini della storia del paese.

La visita ci prende praticamente gran parte della giornata.

Ci spostiamo verso il centro storico.

Arriviamo alla Piazza della Città Vecchia e, naturalmente, finiamo davanti all’orologio astronomico.

La torre è spettacolare e dalla cima si vede bene la chiesa di Týn, con le sue due torri che sembrano uscite direttamente da un film Disney.

Entriamo anche all’interno della torre e scopriamo il meccanismo dell’orologio, uno dei più antichi ancora funzionanti.

Arriva il momento tanto atteso.



L’ora. Sotto l’orologio si è radunata una piccola folla.

Anzi, una folla piuttosto grande. Tutti con il telefono pronto.

Perché allo scoccare dell’ora dovrebbe partire lo spettacolo con i dodici apostoli che sfilano davanti alle finestrelle.

Dovrebbe. Qualcosa non va.

Gli apostoli sembrano aver deciso di prendersi una giornata libera.

Riusciamo a vedere soltanto lo scheletro che tira la campana e un altro personaggio che scuote la testa.

Fine dello spettacolo.

Decine, forse centinaia di persone hanno aspettato per vedere la processione invano e quindi fanno praticamente quello che farebbe chiunque davanti a un orologio che non funziona.

Se la prendono nel sacco e se ne vanno.

Peccato.

La torre, comunque, merita.

Oltre all’orologio ci sono le vecchie sale del tribunale, gli ambienti del consiglio e le prigioni sotterranee.

Praga, al primo vero giorno di visita, sta già regalando parecchio.

Non è Vienna, ma piace.

giovedì 8 ottobre 2026

Praga - primo giorno

 


Salutiamo Vienna prendendo la metropolitana e salendo su un autobus.

Un Flixbus, per la precisione.

Perché non il treno?

Perché, a conti fatti, le alternative erano poche e, tra cambi e coincidenze, il tempo di viaggio sarebbe stato più o meno lo stesso.

E allora proviamo anche questa.

Il Flixbus, devo dire, funziona bene.

Arriviamo alla stazione di Praga e da lì prendiamo il tram fino alla Casa Danzante, che si trova abbastanza vicino al nostro appartamento.

Lasciamo i bagagli e usciamo subito a fare la spesa.

Cominciamo già a guardarci intorno.

Praga è diversa da Vienna. Più caotica, meno ordinata, più vissuta.

Eppure dà immediatamente l’impressione di essere una città tranquilla, piacevole, nella quale si potrebbe vivere senza troppi problemi.

Io, naturalmente, comincio a guardare i palazzi.

E le statue. Alcune decisamente particolari.

A un certo punto ne vediamo due, un uomo e una donna, appesi a un ombrello aperto, come se avessero deciso di prendere una scorciatoia per scendere dal cielo.

Praga sembra promettere bene. Per il momento ci limitiamo a fare un giro nei dintorni.

Passiamo davanti alla chiesa di San Martino nelle Mura, una costruzione romanica e gotica che deve il suo nome proprio al fatto che una delle sue pareti era inglobata nelle antiche mura della città.

Appena arrivati e già cominciamo a capire che qui le mura, le torri e le chiese spuntano praticamente ovunque.

E siamo solo al primo giorno.

mercoledì 7 ottobre 2026

Ultimo giorno a Vienna

 


Ultimo giorno. Ultima fatica austriaca.

Prima di uscire infatti, ho due ore di corsa, che utilizzo per esplorare ancora un po’ il Prater e le rive del vicino Danubio.

Tra i suoi sentieri scopro che c'è perfino una piccola chiesa.

Alla fine sono un po’ cotto, lo ammetto.

Per fortuna mi basta una bella doccia per riprendermi e ripartiamo subito per un’altra maratona.

L’Albertina è il museo che prende il nome da Alberto di Sassonia, marito di Maria Cristina, di cui abbiamo visto il memoriale ieri.

La collezione di Alberto di Sassonia, iniziata nel 1776, è diventata poi nel tempo il museo che visitiamo oggi.

Bel museo, ci prende tutta la mattinata e buona parte del primo pomeriggio.

Giusto in tempo per andare a vedere la vicina Biblioteca Nazionale Austriaca.

Era rimasta sempre senza una collocazione nelle nostre giornate e la tenevo come riempitivo, anche perché la visita è breve. Ma bellissima.

Un tesoro che non avevamo previsto e apprezziamo moltissimo, soprattutto perché è ancora possibile passeggiare al suo interno.

Ci sono moltissime persone, ma il colpo d’occhio resta spettacolare.



Per concludere, un’altra meta che non pensavo saremmo riusciti a vedere: Hundertwasser.

Un piccolo agglomerato di case progettato dall’architetto Friedensreich Hundertwasser.

Un angolo di arte bizzarra ma magnifica, che spunta come un gruppo di fiori selvatici, solo molto più colorati, in mezzo ai palazzoni ottocenteschi.

Questo architetto non è riuscito a creare moltissimo in questa zona, ma quello che ha creato è da osservare.



A Roma c’è il quartiere Coppedè, sebbene sia uno stile completamente diverso, qui c’è Hundertwasser.

Altra sorpresa molto gradita e assolutamente da vedere per concludere degnamente il soggiorno a Vienna.

Menzione d’onore per i dolci d’asporto.

Tutte le Sacher e tutti i Kaiserschmarren che ho provato, un po’ cari, erano buonissimi.

Menzione di disonore per il prezzo del caffè.

Dai. Non siamo mica in Islanda.

martedì 6 ottobre 2026

La terza trappola

 


Siamo alla terza trappola.

La più clamorosa, nonostante la più prevedibile.

Il Mumok.

Contrariamente a quanto recensito e pubblicizzato sulla sua pagina web, nel museo non c’è praticamente nulla di quello che pubblicizzavano.

Anzi. Non c’è praticamente niente!

Quattro piani di nulla, con un tema che, sulla carta, potrebbe anche essere interessante:

come siamo noi nel museo.

A tratti sembra di essere finiti dentro una candid camera.

Come se volessero osservare la nostra reazione mentre realizziamo, poco alla volta, di aver pagato diciotto euro e di aver sprecato una mattinata cercando un significato nascosto in qualcosa che non c’è fisicamente e che quindi, forse, non ha nemmeno un significato.

Come se il vero tema della mostra fosse:

la risposta è dentro di te.

Ma è sbagliata.

Deve averla allestita Guzzanti.

L’unica cosa che si salva è una stanza arredata come una piccola chiesa.

Al suo interno c’è una cassapanca dalla quale, a intervalli completamente casuali, arriva il rumore di qualcuno che bussa.

La reazione delle persone che passano lì vicino è probabilmente la cosa migliore dell’intero museo.

Un po’ come dire:

-C’è qualcuno?

Oppure:

-Ehi? Ti sei reso finalmente conto che è una presa in giro?

Scoraggiati e un po’ arrabbiati, decidiamo di ripiegare sul Welt Museum, che avevamo accantonato perché ci sembrava meno interessante.

Invece...



Partiamo dal fatto che è un museo abbastanza grande, dedicato ai rapporti che l’Austria ha avuto con il resto del mondo.

Può funzionare, finché non diventa dispersivo e pesante.

Fortunatamente c'è una parte molto interessante, ed quella che ci colpisce di più: le armature.

Una collezione così non l’avevo mai vista, se non in alcuni fumetti, che probabilmente hanno attinto proprio da questo genere di collezioni.

Armature bellissime, rifinite nei minimi dettagli, soprattutto quelle da parata, impressionanti.

In alcuni momenti, anzi, in diverse occasioni, ho creduto di essere finito direttamente tra le pagine di Berserk.

Erano armature da imperatore, fatte su misura dai migliori artigiani del tempo.

Armature che potevano costare quanto una supercar di oggi.

Ne usciamo rinfrancati.

La trappola non la dimentichiamo, almeno chiudiamo bene la giornata.

Anche perché, prima di tornare a casa, ci imbattiamo nella Chiesa di Sant’Agostino.

Proprio accanto alla Biblioteca Nazionale Austriaca c’è l’ingresso, quasi nascosto, di questa chiesa.

Qui si sono sposati Sisi e Cecco Peppe, ma anche Maria Teresa d’Austria e Napoleone Bonaparte con Maria Luisa.

La chiesa contiene inoltre il monumento funebre di Maria Cristina d’Asburgo-Lorena, scolpito da Canova.

Un finale decisamente migliore per una giornata iniziata con il Mumok.

lunedì 5 ottobre 2026

Un euro al minuto


 

Si va a Bratislava!

Rabbrividiamo!

Seeee, magara.

Ci sono quasi trenta gradi. Per noi arrivati da Roma, dove la seconda ondata di caldo non è ancora finita, significa praticamente autunno.

Per gli slovacchi, invece, è il massimo storico mai registrato.

Piccola premessa: io a Bratislava ci volevo andare con il catamarano, navigando sul Danubio Blu.

Purtroppo i posti erano finiti e non c'era altra soluzione: pullman e guida locale.

Nel gruppo siamo io, Cassandra e una coppia di indiani del Rajasthan che, quando dicono di sì, invece di fare su e giù con la testa come facciamo noi, la scuotono lateralmente e sembra che stiano dicendo di no.

Disorientante e divertente allo stesso tempo.

Bratislava è la capitale della Slovacchia, piccolina e carina.

Il centro storico è decisamente più minuto rispetto a Vienna. Sembra più a misura d'uomo, di regno più che di impero.

Con la guida ci muoviamo tra i principali luoghi da vedere: la Porta di San Michele, solo da fuori, la Cattedrale gotica di San Martino, dove venivano incoronati i re d'Ungheria, e poi alcune delle statue che rendono la città particolarmente curiosa.

C'è Čumil, un operaio delle fogne che sbuca da un tombino e osserva i passanti.

Poi c'è Schöne Náci, un uomo povero conosciuto per i suoi modi gentili e cortesi e per la sua eleganza.

Vediamo, solo da fuori perché oggi è chiuso, anche il Palazzo Primaziale.

Poi un piccolo museo del commercio, dove fanno alcuni dolci tipici che attirano immediatamente la mia attenzione.

La chiesa dell'Annunciazione francescana con il suo chiostro, altri edifici...

La brevissima visita guidata termina e la guida ci indica la strada più veloce per raggiungere il Castello di Bratislava.

Un po' di salita. Si può fare.

La struttura domina la città e il Danubio, è stata completamente ricostruita dopo un incendio che l'ha praticamente rasa al suolo all'inizio dell'Ottocento.

All'interno c'è un museo distribuito sui diversi piani del castello.

Di tutto quello che vediamo, però, le uniche parti che destano davvero il nostro interesse sono i sotterranei e l'ultimo piano, dove si trova il museo nazionale di archeologia.

Carino sebbene troppo piccolo.

Il tempo a nostra disposizione non è molto, corriamo giù dalla collina per attraversare il centro storico e cercare la chiesa di Sant'Elisabetta d'Ungheria, detta anche la Chiesa Blu.

Con un pochino di difficoltà riusciamo a trovarla proprio cinque minuti prima della chiusura. Ovviamente paghiamo il biglietto intero.



Cinque euro. Non sembra tanto.

La chiesa è veramente piccola e noi possiamo starci cinque minuti.

Cinque.

Euro.

Cinque.

Minuti.

Un euro al minuto.

Un tassametro.

In ogni caso è molto pittoresca e insolita, forse un po' troppo instagrammabile per i nostri gusti, ma piace abbastanza.

Riattraversiamo quindi la città per completare la visita alla Cattedrale di San Martino.

Una cosa che abbiamo notato durante la giornata sono i tram, ancora in vecchio stile, a differenza di Vienna. Caratteristici, retrò, carini.

San Martino, per vederla tutta con l'audio guida il tempo non sarebbe sufficiente.

Ci accontentiamo quindi di una visita veloce per conto nostro.

Per fortuna, mentre torniamo a prendere il pullman, riesco ad acquistare uno dei dolcetti che avevo visto in mattinata.

Ottimo. Almeno non torniamo a mani vuote.

domenica 4 ottobre 2026

Tesori e trappole

 


Tanto per rimanere in famiglia con la prima trappola di ieri, oggi andiamo a vedere il Museo di Sisi. Non mi è piaciuto.

Il problema non è tanto Sisi in sé, quanto la divinizzazione del personaggio storico.

Come già raccontato ieri, chiunque sia convinto che la povera ragazza abbia vissuto una favolosa storia d'amore in stile fiaba romantica resterà probabilmente deluso quando scoprirà la realtà.

La sua fu una storia triste, finita anche peggio: venne assassinata da un anarchico italiano.

La montatura romantica nacque dopo la sua morte e prese ulteriore forza con i tre film interpretati da Romy Schneider, che, tra l'altro, nemmeno le somigliava.

Tra la storia vera e quella raccontata al grande pubblico c'è una certa differenza.

Anche qui, venti euro a testa per il museo mi sembrano decisamente troppi.

Per rifarci, andiamo al vicino Museo del Tesoro Imperiale di Vienna.

A prima vista sembra piccolo, ma è ricco e ben fatto.

Finalmente abbiamo trovato un tesoro nascosto.

A guardarlo meglio, non è nemmeno così piccolo come sembrava. Anzi.

È piuttosto grande e ancora più ricco.

Ho visto cose che voi non imperiali neanche immaginate...

Ci perdiamo tra corone, reliquie e tesori vari e quasi ci dimentichiamo del bonus, per cui dobbiamo velocizzare la visita al Tesoro Imperiale.

Sì, perché ieri, insieme al biglietto della cattedrale, ci è stato dato anche un biglietto omaggio per la Camera del Tesoro dell'Ordine Teutonico, aperta solo oggi.

Un tesoro in più. E gratis.

Corriamo quindi a vedere anche quest'altro.

Arriva la “sorpresa”. Decisamente più deludente.

Per fortuna avevamo il biglietto omaggio, altrimenti sarebbe stata la terza trappola in due giorni.

A questo punto il bilancio comincia a farsi interessante: una trappola, un tesoro e un bonus che forse era meglio lasciare dov'era.

Per completare l'opera, dato che questa mattina avevo il giorno di riposo dall'allenamento, vado comunque al Prater a correre.

E, giusto perché non dovevo farlo...

Mi faccio male. Domani riposo. E anche dopodomani.

sabato 3 ottobre 2026

La prima trappola

 


L'inizio è incoraggiante: una mattinata fresca al Prater per un'ora di corsa a velocità media.

Sempre in compagnia dei miei nuovi amici runner austriaci.

Qualcuno comincia anche a salutarmi, come se alla terza presenza facessi già parte della famiglia. Ormai sono quasi uno di loro.

Incrocio anche un cervo che si era perso e moltissimi scoiattoli.

Mi piace Vienna.

Mi piace il modo di viverci della gente: in bicicletta, a piedi, di corsa, sempre con molta tranquillità e pulizia.

Lungo il canale, proprio sotto casa nostra, è pieno di locali dove rilassarsi, non necessariamente per ubriacarsi.

Passandoci una sera, infatti, ho notato diverse persone con una bottiglia di birra analcolica in mano.

Una cosa che a Roma sarebbe probabilmente classificata come comportamento sospetto.

Finora i musei sono stati piacevolissimi. Alcuni intensi, altri sorprendentemente belli.

È un po' come quando si gioca a Dungeons & Dragons: si entra in un dungeon sperando di vivere una bella avventura e di trovare qualche tesoro.

Purtroppo, quando si gioca, è quasi inevitabile imbattersi anche in qualche mostro errante, una trappola o due e chissà cos'altro.

In questa vacanza avevamo più tempo del solito per vedere la città con calma.

Va da sé che anche le trappole e i mostri potevano essere più numerosi.

La prima trappola in cui ci siamo imbattuti è stata Schönbrunn.

Avere l'occasione di visitare la residenza estiva della dinastia imperiale degli Asburgo non sembrava affatto male.

Alla fine, si è rivelata piuttosto deludente. Una trappola per turisti.

Soprattutto per quanto è costata: 49 euro a persona!!! Un furto.

Sia chiaro: la residenza in sé non era deludente.

Lo era il rapporto tra quello che abbiamo pagato e quello che abbiamo trovato, soprattutto se confrontato con altri musei, anche più piccoli.

Per arrivarci prendiamo la metropolitana, visto che è un pochino fuori dal centro.

All'ingresso sembra tutto molto grande e curato.

Il palazzo, però, è visitabile con un'audio guida automatica, in italiano, che si attiva ogni volta che si passa da una stanza all'altra. Sembra fatta bene.

Il contenuto, però, non è il massimo.

In pratica si concentra soprattutto sulla storia d'amore, che non c'è stata, tra Sisi (questo il vero soprannome corretto, in Italia la conosciamo come Sissi, lì è categoricamente Sisi!) e Francesco Giuseppe. Per gli amici italiani, Cecco Peppe.

Tutta la storia romantica della famosa coppia, seconda forse solo a Romeo e Giulietta, è stata costruita dopo la morte dell'imperatrice.

Di Sisi parlerò più avanti, ci sarà occasione.

Concluso il giro nel castello, usciamo per vedere i giardini e salire fino alla Gloriette, la struttura che domina la collina di fronte al castello e dalla cui sommità si gode di una bella vista.

Insomma, poco dopo pranzo abbiamo già concluso il nostro giro a Schönbrunn.



Un po' delusi, non ci resta che riprendere la metropolitana, scendere in centro, prendere un ottimo Kaiserschmarren d'asporto e andare a vedere la Cattedrale di Santo Stefano.

Prendiamo il biglietto per il giro completo: catacombe, cattedrale e le due torri, nord e sud.

Dico subito che le catacombe non sono catacombe come quelle che conosciamo noi, soprattutto dopo averne viste parecchie a Roma.

Si tratta semplicemente di una scala che scende di un piano e di un corridoio dove sono sepolte alcune personalità legate alla cattedrale.

Tutto abbastanza recente.

Altro che ad catacumbas...Qui siamo a livello ad cantinas.

In compenso la cattedrale merita, per alcune sue parti molto interessanti.

Le torri, una più bassa perché non terminata e l'altra più alta, permettono di godere di un'ottima vista.

E questo ci riappacifica un pochino con il gusto amaro della trappola.

Dopotutto, in un buon dungeon non si può mica trovare il tesoro a ogni stanza.


venerdì 2 ottobre 2026

La maratona del Kunsthistorisches Museum


 

Oggi si comincia con un allenamento di qualità: otto volte i 1000 metri ad alta velocità.

Per fortuna c'è il grande rettilineo del Prater e la temperatura è quasi autunnale.

Ci sono decine e decine di runner che si allenano, quindi, anche se non parlo con nessuno, non mi sento completamente solo.

L'allenamento, però, è solo l'antipasto della maratona che ci aspetta durante il giorno.

Destinazione: Kunsthistorisches Museum, il Museo di Storia dell'Arte.

Diciamo che, dal nostro punto di vista, è il piatto forte della scorpacciata viennese.

Grandissimo, ricchissimo e molto bello.

A mio gusto personale è appena sotto del livello dei più grandi e famosi musei che abbiamo visto (gli Uffizi, i Vaticani, il Metropolitan, l'Alte Pinakothek, il Mann, anche se quest'utimo è solo archeologico).

Per visitarlo tutto ci vuole praticamente l'intera giornata, a meno di non decidere di saltare qualcosa. Dipende dai propri interessi.

Se poi siete voraci e intransigenti come Cassandra…Problemi vostri!

Cassandra, infatti, non è riuscita a finire di vedere tutto.

Le mancavano ancora parecchie sale e non ha nemmeno visto Caravaggio e Rubens.

C'era poi anche una mostra temporanea su Canaletto che non ho visto nemmeno io: ho preferito dare la precedenza alla collezione permanente.

Anche qui, Cassandra non pervenuta.

Un museo veramente bello e ricco, perfino intenso e impegnativo.

Quelli per cui Cassandra nutre amore e odio.

Temo che questo mi costerà un altro viaggio a Vienna, se non addirittura una maratona.

Giusto per permettere a Cassandra di completare con calma il giro che oggi è rimasto incompiuto.

Nel frattempo, correrò in ogni caso. Maratona o non maratona.

giovedì 1 ottobre 2026

Terzo giorno - Belvedere

 


Lunedì mattina.

Invece di rientrare in ufficio, noi rientriamo in un altro grande museo.

Il Castello di Belvedere. Il nome non è la traduzione, si chiama proprio così.

Altro spunto di riflessione su quanto l'Austria sia vicina all'Italia, non solo geograficamente.

Per molto tempo diversi territori della nostra attuale nazione hanno fatto parte dell'Impero austro-ungarico: il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia, Gorizia e, prima ancora, Lombardia e il Veneto.

Insomma, anche se parlano tedesco, una connessione con l'Italia c'è sempre stata e, mi sembra di sentirla e vederla ancora oggi.

Forse più che con altre nazioni confinanti. La Francia, per dirne una.

Il Castello di Belvedere era, tanto per tornare all'Italia, la residenza del generale e principe Eugenio di Savoia.

Oggi è suddiviso in tre poli museali: il Belvedere Superiore, quello Inferiore e il Belvedere 21, dedicato all'arte contemporanea.

Quest'ultimo lo abbiamo volutamente evitato. Magari sbagliando, magari no.

Il pezzo forte è il Belvedere Superiore, con opere dell'arte austriaca dal Medioevo all'età contemporanea, tra cui Gustav Klimt ed Egon Schiele.

Soldi ben spesi.

Una conferma, comunque, sui musei di Vienna: non sono proprio economici. La media è piuttosto alta.

Può andare bene per musei come questo, dove la qualità e la quantità delle opere sono considerevoli.

Per altri musei, come vedremo, la questione sarà un po' diversa.

Dopo il Superiore ci spostiamo all'Inferiore, con una veloce visita alle stanze del castello, ben arredate e ancora integre, e alla galleria di arte medievale ospitata nelle ex scuderie.

Ok. Sono le scuderie.

Però sembra quasi che abbiano preso i quadri che avevano a disposizione e li abbiano messi lì per riempire le sale.

Cartelli e spiegazioni, pochi.

Eppure la qualità delle opere non è affatto bassa, per cui continuo a non capire il ragionamento fatto per queste sale. Peccato.

Quando usciamo è ormai pomeriggio inoltrato.


Giusto il tempo per vedere qualcosa di più contenuto, ci dirigiamo verso la Karlskirche, la chiesa di San Carlo Borromeo.

Qui i pensieri e le emozioni sono contrastanti.

È una grande chiesa neoclassica, internamente decorata e più piccola di quanto sembri dall'esterno.

Molto bella, niente da dire. Quello che colpisce, sono le due colonne bianche sulla facciata, che ricordano molto la Colonna Traiana e la Colonna di Marco Aurelio a Roma.

Ovviamente non sono così antiche e sono più basse. Da lontano, però, fanno un certo effetto.


Soprattutto se osservate dal laghetto davanti alla chiesa con una pinta di birra in mano.

A quel punto, anche l'architettura neoclassica sembra ancora più bella.

mercoledì 30 settembre 2026

Secondo giorno - Prater, musei e Sacher

 


Prima di partire verso un altro museo, vado in esplorazione al Prater.

Si tratta di un gigantesco parco cittadino che un tempo era la riserva di caccia imperiale.

Attualmente è un posto magnifico dove si può correre, fare praticamente qualunque tipo di sport, passeggiare, andare sulle giostre del parco divertimenti, andare allo stadio oppure pedalare per chilometri e chilometri.

Insomma, il posto giusto per me.

Oggi devo fare almeno 23-24 chilometri in due ore e, visto che sono a Vienna, tanto vale approfittarne.

Giusto per non scoprire subito tutto, arrivo fino a un certo punto e poi prendo la strada che mi porta verso il Danubio.

La musica mi accompagna, non succede però il miracolo.

Dalle cuffie non parte il Danubio Blu di Strauss.

Purtroppo non l'avevo caricato sul telefono. Ero convinto di averlo fatto.

Poco male.

La corsa è comunque bellissima, arrivo a casa un po' provato, dopo una doccia sono pronto per affrontare un'altra giornata di cultura.

Da programma avremmo il Leopold Museum al mattino e il Welt Museum al pomeriggio, non ho preso i biglietti in anticipo.

Conoscendoci, qualunque sia il museo da cui iniziamo, c'è una possibilità concreta che non riusciremo ad arrivare al secondo.

Diciamo che non siamo esattamente specialisti delle visite rapide.

La scelta ricade quindi sul Leopold, al MuseumQuartier.

È un grande museo distribuito su più piani.

Cinque, per la precisione.

Tanto per citare due degli artisti esposti, vi butto lì Klimt e Schiele.

Il museo è dedicato all'arte austriaca, oltre ai dipinti ci sono ceramiche, vetri, tessuti e mobili.

La scelta di non prenotare nulla si rivela azzeccata.

Usciamo infatti da lì nel pomeriggio inoltrato.

Del secondo museo, ovviamente, non se ne parla.

Direi che, conoscendoci, era quasi scontato.

Chiudiamo la giornata con una passeggiata in centro, naturalmente con una buona Sacher da asporto. Torniamo a casa a piedi passando sotto la cattedrale di Santo Stefano.

Un'altra giornata di riposo. Più o meno.


Le tre capitali


Questa vacanza sarà diversa dalle altre.

Sarà più culturale, più vicina a casa e, soprattutto, più rilassante.

Sì, come no.

L'idea, almeno sulla carta, era quella di riposarci concentrandoci sulla cultura di tre capitali imperiali. O meglio, due delle tre città che vengono solitamente associate al centro Europa imperiale. La terza, per questa volta, la lasciamo da parte.

Quindi: musei su musei su musei. A valanga.

Certo, non siamo ai livelli delle grandi città d'arte italiane, ma per vedere tutto quello che offrono non sarebbe bastato un weekend. Anzi, probabilmente non sarebbe bastato neppure un weekend lungo.

Per cui cogliamo la palla al balzo e approfittiamo di questo particolare momento che non ci ha lasciato molto tempo per organizzare il viaggio.

Anzi, non ho proprio avuto la testa per farlo.

Per fortuna siamo persone semplici, che si accontentano di tre capitali imperiali.

E poi ci sono i dolci. E il caffè. Carissimi, ma buoni.

Da asporto si possono trovare sia la Sacher sia il Kaiser Schmarren, che già da soli sarebbero sufficienti a giustificare un viaggio.

Vienna, almeno a prima vista, con la sua architettura sembra quasi un Alto Adige a cui qualcuno abbia sostituito le montagne con una quantità spropositata di palazzi ottocenteschi.

Solo che è tutto in piano.

Come base per la nostra esplorazione scegliamo un appartamento sulla riva del Donaukanal, a due passi dal centro e a circa un chilometro dal Prater.

Perfetto per me: la mattina potrò andare a correre e continuare così la preparazione per la maratona di Venezia, cosa che a Roma era diventata piuttosto complicata a causa del caldo estremo.

Siamo proprio sulla linea del tram che porta in centro e compie un giro ad anello.

Ne approfittiamo. Scendiamo nei pressi del Burggarten, anche perché, continuando a bordo, il tram avrebbe cambiato strada e, per completare l'anello, sarebbe stato necessario prenderne un altro.

Poco male. La nostra meta iniziale era proprio quella.

Tanto vale cominciare a fare le cose a caso e lasciarci sorprendere dalla città. L'impatto è molto positivo.

Vienna è pulita, tranquilla e piena di turisti, sebbene non ai livelli di Roma, Firenze o Venezia, nemmeno di Napoli o Palermo.

Sarà merito dei grandi spazi, ma la prima impressione è quella di una città decisamente più vivibile.

Ci perdiamo nei giardini del palazzo imperiale e sbuchiamo dall'altra parte, dove, al centro di una grande esedra, troviamo l'ingresso di alcuni musei.

Non era una visita preventivata. Non sapevo nemmeno che esistessero. Perfetto.

Scegliamo quello sulla storia dell'Austria e quello dedicato a Efeso.

Il primo è interessante, più di quanto pensassi. È qui che scopriamo anche la storia dell'arrivo del caffè a Vienna, legato all'assedio turco e alla fuga degli assedianti, che lasciarono dietro di sé, tra le altre cose, un bel po' di chicchi.

Da allora il caffè a Vienna è diventato un'istituzione.

Un'istituzione un po' cara, devo dire.

Nonostante sia diffusissimo, un espresso può arrivare a costare quattro o cinque euro.

In proporzione costa meno la birra: una media viene sui cinque o sei euro.

Probabilmente la differenza la fa proprio il centro di Vienna, che è caro praticamente su tutto. Musei compresi.

Alcuni valgono tranquillamente la cifra richiesta. Altri, a mio parere, decisamente meno.

Devo confessare che, in questo museo sulla storia dell'Austria, non ho letto proprio ogni singolo cartello esplicativo.

Un po' per pigrizia, un po' perché, appena fuori dalle sale, c'erano le statue romane trovate a Efeso che continuavano a chiamarmi.

Daje...

Vieni a fotografarci...

Guarda che colonne...

Guarda che bronzo...

Guarda che robbetta...

Effettivamente il fascino era imparagonabile, soprattutto per il ciclo rappresentato sui fregi.

Quaranta dei settanta metri di lunghezza del Fregio del Monumento Partico.

Roba che farebbe invidia ai migliori musei archeologici.

A quel punto era praticamente impossibile andarsene.

Inutile dire che usciremo alla chiusura del museo.

Tanto per cominciare con il piede giusto e far capire ai Viennesi che in città sono arrivati dei nuovi sceriffi...

Mmm.

Volevo dire: appassionati di antichità di tutto rispetto.


sabato 4 luglio 2026

Ultimo giorno a Seoul

 


Fa sempre caldo.

Dobbiamo sempre fare shopping.

E soprattutto Cassandra non ha ancora raggiunto il limite massimo consentito di cosmetici trasportabili da un essere umano.

Prima del colpo di grazia alle nostre valigie, decidiamo di dedicarci a qualcosa di più culturale e andiamo finalmente al National Museum of Modern and Contemporary Art, Seoul.

Secondo tentativo.

Questa volta è quella buona.

Finalmente riusciamo a vedere la mostra di Damien Hirst insieme alla collezione permanente del museo.

Devo ammettere una cosa: meglio Hirst.

Molto meglio Hirst.

Forse perché almeno con lui hai sempre la sensazione che dietro la provocazione ci sia comunque un’idea precisa, mentre certa arte contemporanea vista nei giorni precedenti sembrava più un esperimento sociale per capire fino a dove può spingersi la pazienza dei visitatori.



Dal museo ci spostiamo a Insadong per completare gli acquisti.

“Completare”, ovviamente, è una parola molto ottimistica.

Dopo aver accumulato altri cinque chili abbondanti di prodotti vari, decidiamo pure di tornare a piedi fino a Myeong-dong per rivedere i negozi che non avevamo controllato il giorno prima.

Lì realizzo una cosa importante.

Lo shopping cosmetico non è shopping.

È un dungeon infinito.

Ogni negozio conduce a un altro negozio.

Ogni crema apre la strada ad altre sette creme.

Ogni “ultima occhiata” dura almeno quaranta minuti.



Così si conclude il nostro viaggio in South Korea.

Tra templi, grattacieli, montagne, trekking improvvisati, tunnel di lava, trenini costieri, vecchiette apneiste, musei assurdi e quantità industriali di skincare coreana.

Il giorno dopo ci aspetta il ritorno.

Ovviamente non può essere semplice.

Arriviamo in aeroporto e sbagliamo terminal.

Perfetto.

Un ultimo brivido prima della partenza.

Volo verso Beijing per lo scalo dove iniziamo a rivivere tutte le tappe del viaggio mentre veniamo lentamente distrutti dai controlli di sicurezza cinesi.

Lunghissimi.

Minuziosissimi.

Invasivi come un interrogatorio.

Per un momento abbiamo davvero pensato di perdere la coincidenza.

In mezzo a tutta quella confusione, file senza logica apparente e controlli ripetuti, la disorganizzazione cinese ci ha fatto sentire improvvisamente molto più vicini a casa.

Il che, paradossalmente, è stato quasi rassicurante.

Chissà.

Se non sarà il prossimo anno, prima o poi toccherà proprio venire in Cina.

Alla fine, come tutti i viaggi che abbiamo fatto, è una di quelle mete che continuano a rimanere lì, sullo sfondo, finché prima o poi non decidi che è arrivato il momento di andarci davvero.