Si va a Bratislava!
Rabbrividiamo!
Seeee, magara.
Ci sono quasi trenta gradi. Per noi arrivati da Roma, dove la seconda ondata di caldo non è ancora finita, significa praticamente autunno.
Per gli slovacchi, invece, è il massimo storico mai registrato.
Piccola premessa: io a Bratislava ci volevo andare con il catamarano, navigando sul Danubio Blu.
Purtroppo i posti erano finiti e non c'era altra soluzione: pullman e guida locale.
Nel gruppo siamo io, Cassandra e una coppia di indiani del Rajasthan che, quando dicono di sì, invece di fare su e giù con la testa come facciamo noi, la scuotono lateralmente e sembra che stiano dicendo di no.
Disorientante e divertente allo stesso tempo.
Bratislava è la capitale della Slovacchia, piccolina e carina.
Il centro storico è decisamente più minuto rispetto a Vienna. Sembra più a misura d'uomo, di regno più che di impero.
Con la guida ci muoviamo tra i principali luoghi da vedere: la Porta di San Michele, solo da fuori, la Cattedrale gotica di San Martino, dove venivano incoronati i re d'Ungheria, e poi alcune delle statue che rendono la città particolarmente curiosa.
C'è Čumil, un operaio delle fogne che sbuca da un tombino e osserva i passanti.
Poi c'è Schöne Náci, un uomo povero conosciuto per i suoi modi gentili e cortesi e per la sua eleganza.
Vediamo, solo da fuori perché oggi è chiuso, anche il Palazzo Primaziale.
Poi un piccolo museo del commercio, dove fanno alcuni dolci tipici che attirano immediatamente la mia attenzione.
La chiesa dell'Annunciazione francescana con il suo chiostro, altri edifici...
La brevissima visita guidata termina e la guida ci indica la strada più veloce per raggiungere il Castello di Bratislava.
Un po' di salita. Si può fare.
La struttura domina la città e il Danubio, è stata completamente ricostruita dopo un incendio che l'ha praticamente rasa al suolo all'inizio dell'Ottocento.
All'interno c'è un museo distribuito sui diversi piani del castello.
Di tutto quello che vediamo, però, le uniche parti che destano davvero il nostro interesse sono i sotterranei e l'ultimo piano, dove si trova il museo nazionale di archeologia.
Carino sebbene troppo piccolo.
Il tempo a nostra disposizione non è molto, corriamo giù dalla collina per attraversare il centro storico e cercare la chiesa di Sant'Elisabetta d'Ungheria, detta anche la Chiesa Blu.
Con un pochino di difficoltà riusciamo a trovarla proprio cinque minuti prima della chiusura. Ovviamente paghiamo il biglietto intero.
Cinque euro. Non sembra tanto.
La chiesa è veramente piccola e noi possiamo starci cinque minuti.
Cinque.
Euro.
Cinque.
Minuti.
Un euro al minuto.
Un tassametro.
In ogni caso è molto pittoresca e insolita, forse un po' troppo instagrammabile per i nostri gusti, ma piace abbastanza.
Riattraversiamo quindi la città per completare la visita alla Cattedrale di San Martino.
Una cosa che abbiamo notato durante la giornata sono i tram, ancora in vecchio stile, a differenza di Vienna. Caratteristici, retrò, carini.
San Martino, per vederla tutta con l'audio guida il tempo non sarebbe sufficiente.
Ci accontentiamo quindi di una visita veloce per conto nostro.
Per fortuna, mentre torniamo a prendere il pullman, riesco ad acquistare uno dei dolcetti che avevo visto in mattinata.
Ottimo. Almeno non torniamo a mani vuote.





















