Oggi niente pioggia.
Il cielo sembra disposto a collaborare.
Fa
più caldo, ma si sta ancora molto bene.
Soprattutto considerando
che siamo su Jeju e non dentro una sauna tropicale come temevo.
La destinazione è uno dei luoghi più famosi dell’isola: Seongsan Ilchulbong.
Un antico cono vulcanico che emerge dal mare e che si può scalare con una salita relativamente semplice di trenta, quaranta minuti.
“Relativamente semplice” nel linguaggio coreano significa comunque una discreta quantità di gradini.
La salita tutto sommato merita la fatica.
In cima il cratere è completamente ricoperto di vegetazione, come se la natura avesse deciso di addolcire un vecchio vulcano spento.
Da una parte si apre il mare.
Dall’altra si vede l’istmo che collega il vulcano alla costa, con spiagge chiarissime e acqua color smeraldo.
Una vista spettacolare.
Di quelle che ti fanno dimenticare per qualche minuto il sudore, le scale e la quantità di turisti che stanno cercando di fare la tua stessa foto nello stesso identico punto.
Una volta tornati giù andiamo a vedere una delle tradizioni più famose di Jeju: le Haenyeo.
Le leggendarie pescatrici subacquee dell’isola.
Ogni giorno organizzano una dimostrazione per i turisti proprio sulla spiaggia ai piedi del cratere. Il luogo è sempre più affollato e si fa fatica a trovare un angolo libero. Quando arrivano le sciure, ho la netta sensazione di essere caduto in una nuova chtrappola per turisti.
Prima fanno una specie di balletto con accompagnamento musicale, rigorosamente in playback.
Vedere queste signore di almeno settant’anni esibirsi con assoluta serietà crea una situazione che oscilla continuamente tra il folkloristico e il surreale.
Poi però entrano in acqua.
A me ricordano un pochino una lezione di acqua gym.
Ovviamente sappiamo che è solo una dimostrazione, perché dietro la rappresentazione turistica c’è una tradizione vera e durissima.
Le Haenyeo pescano immergendosi in apnea senza bombole.
Solo maschera, pinne e respiro.
Raggiungono anche profondità importanti, dieci o venti metri, raccogliendo molluschi e alghe direttamente dagli scogli.
Spettacolino a parte, guardando giù dalla costa vicino al vulcano, si riescono ancora a vedere alcune pescatrici vere al lavoro, lontane dalla dimostrazione turistica.
Piccoli puntini colorati che spariscono sott’acqua e riemergono più avanti.
Una tradizione che sembra appartenere a un altro secolo e che invece è ancora viva.
Dopo lo spettacolo torniamo alla macchina e andiamo verso Seopjikoji.
Un promontorio vulcanico affacciato sul mare dove facciamo una lunga passeggiata costiera.
Circa quattro chilometri tra prati, scogliere nere, vento e oceano.
E sullo sfondo continua a vedersi il vulcano scalato la mattina.
Jeju ha questa cosa particolare: sembra sempre che il paesaggio stia cercando di ricordarti continuamente la propria origine vulcanica.
La roccia nera, le forme delle coste, i colori del terreno… tutto sembra nato direttamente dal fuoco e poi lentamente addolcito dal mare.
Secondo il programma originale la giornata avrebbe dovuto concludersi con uno dei posti che aspettavo di più: Manjanggul Lava Tube.
Uno dei tunnel di lava più lunghi e visitabili al mondo.
Otto chilometri.
Peccato sia chiuso da anni per restauri.
E la beffa è che avrebbe dovuto riaprire a marzo… hanno rimandato tutto a fine maggio.
Esattamente quando noi saremo già tornati in Italia.
Tempismo perfetto.
Mannaggiangul!
Per fortuna Jeju è piena di tunnel vulcanici, quindi ripieghiamo su Micheongul Cave.
Molto più piccolo, certo: circa 1700 metri totali, di cui poco più di trecento visitabili.
Spettacolare comunque.
Entrando dentro la prima impressione è stranissima.
Più che una grotta sembra il tunnel di un’autostrada scavato nella montagna.
Enorme.
Ampissimo.
Soprattutto umidissimo.
Dentro piove letteralmente.
Acqua che gocciola ovunque, pareti lucide, aria pesante.
Ci sono anche statue di Buddha e diverse formazioni di lava solidificata che sembrano scolpite apposta.
Lì capisco perfettamente perché il tunnel più grande sia ancora in restauro.
Con tutta quell’umidità mantenere sicura una struttura del genere dev’essere un incubo.
La grotta si trova dentro un parco naturale pieno di piante, sentieri e sculture.
Molto carino.
Sinceramente eravamo lì soprattutto per il tunnel.
Volevamo Manjanggul.
Va be’, dai.
Anche Micheongul si è difesa bene.
Burka korean edition
I coreani sono molto sportivi.
Camminano tantissimo, fanno trekking ovunque e ogni tanto li vedevo anche correre nei parchi cittadini.
Al contempo hanno un rapporto col sole che definire prudente è riduttivo.
Avendo una pelle molto chiara cercano di coprirsi il più possibile.
A volte troppo.
Mi è capitato più volte di vedere persone correre completamente bardate:
cappello;
maschera integrale;
occhiali da sole;
maglia a maniche lunghe;
pantaloni lunghi;
guanti.
Tutto rigorosamente nero.
Praticamente dei ninja del trail running.
Capisco la prevenzione contro il sole... così il rischio melanoma viene sostituito direttamente dal rischio cottura a vapore.

























