Siamo alla terza trappola.
La più clamorosa, nonostante la più prevedibile.
Il Mumok.
Contrariamente a quanto recensito e pubblicizzato sulla sua pagina web, nel museo non c’è praticamente nulla di quello che pubblicizzavano.
Anzi. Non c’è praticamente niente!
Quattro piani di nulla, con un tema che, sulla carta, potrebbe anche essere interessante:
come siamo noi nel museo.
A tratti sembra di essere finiti dentro una candid camera.
Come se volessero osservare la nostra reazione mentre realizziamo, poco alla volta, di aver pagato diciotto euro e di aver sprecato una mattinata cercando un significato nascosto in qualcosa che non c’è fisicamente e che quindi, forse, non ha nemmeno un significato.
Come se il vero tema della mostra fosse:
la risposta è dentro di te.
Ma è sbagliata.
Deve averla allestita Guzzanti.
L’unica cosa che si salva è una stanza arredata come una piccola chiesa.
Al suo interno c’è una cassapanca dalla quale, a intervalli completamente casuali, arriva il rumore di qualcuno che bussa.
La reazione delle persone che passano lì vicino è probabilmente la cosa migliore dell’intero museo.
Un po’ come dire:
-C’è qualcuno?
Oppure:
-Ehi? Ti sei reso finalmente conto che è una presa in giro?
Scoraggiati e un po’ arrabbiati, decidiamo di ripiegare sul Welt Museum, che avevamo accantonato perché ci sembrava meno interessante.
Invece...
Partiamo dal fatto che è un museo abbastanza grande, dedicato ai rapporti che l’Austria ha avuto con il resto del mondo.
Può funzionare, finché non diventa dispersivo e pesante.
Fortunatamente c'è una parte molto interessante, ed quella che ci colpisce di più: le armature.
Una collezione così non l’avevo mai vista, se non in alcuni fumetti, che probabilmente hanno attinto proprio da questo genere di collezioni.
Armature bellissime, rifinite nei minimi dettagli, soprattutto quelle da parata, impressionanti.
In alcuni momenti, anzi, in diverse occasioni, ho creduto di essere finito direttamente tra le pagine di Berserk.
Erano armature da imperatore, fatte su misura dai migliori artigiani del tempo.
Armature che potevano costare quanto una supercar di oggi.
Ne usciamo rinfrancati.
La trappola non la dimentichiamo, almeno chiudiamo bene la giornata.
Anche perché, prima di tornare a casa, ci imbattiamo nella Chiesa di Sant’Agostino.
Proprio accanto alla Biblioteca Nazionale Austriaca c’è l’ingresso, quasi nascosto, di questa chiesa.
Qui si sono sposati Sisi e Cecco Peppe, ma anche Maria Teresa d’Austria e Napoleone Bonaparte con Maria Luisa.
La chiesa contiene inoltre il monumento funebre di Maria Cristina d’Asburgo-Lorena, scolpito da Canova.
Un finale decisamente migliore per una giornata iniziata con il Mumok.























