Ultima corsetta del viaggio – e sì, stavolta ho deciso di spingermi fino alla torre in cima alla collina. Perché camminare quando puoi soffrire?
Dopo l’eroica scalata, torniamo al nostro mezzo preferito: l’intramontabile autobus a due piani. Fa caldo, è pieno, al piano superiore c’è una scolaresca che canta a squarciagola. A quanto pare, stanno andando a un’audizione.Intanto ci fanno il concerto.
In loro difesa: meglio loro del coro della chiesa di ieri. Meno stonature, più entusiasmo.
Si
sente già da stamattina che l’aria è cambiata: fa caldo. Sul
serio.
Per fortuna oggi ci aspetta un’attività climatizzata: la
National Gallery.
Obiettivo: entrare freschi, uscire che è notte.
La National Gallery si trova nel cuore di Edimburgo, proprio nel parco sotto al castello.
A vederlo da qui sotto, il castello non fa poi così schifo come sembrava ieri. Merito della prospettiva?
Ingresso gratuito – rarità da queste parti – e bonus: puoi uscire e rientrare a piacere. Quindi a pranzo ce ne andiamo sulla terrazza con vista parco, a sentirci un po’ bohemien.
Durante
la visita, scopriamo che proprio lì dove oggi passeggiano i turisti,
un tempo c’era un lago. Poi è arrivata la ferrovia, la Gallery nel
mezzo e… puff, il lago è sparito. Al suo posto, un bel parco
pubblico.
E ci lamentiamo solo noi dell’urbanizzazione.
Dopo ore e ore di quadri, cornici, santi e battaglie, usciamo che il pomeriggio è quasi evaporato. Addio alla Galleria di Arte Moderna, sarà per un’altra vita.
Qualcosa dobbiamo pur fare, allora via verso il Dean Village.Questo gioiellino, nascosto lungo il fiume Leith, era un tempo roba da monaci – fondato dai frati dell’abbazia di Holyrood (sì, proprio quella dei ruderi di ieri). Poi diventato centro industriale bello tosto grazie all’energia dell’acqua: ben undici mulini che, per 800 anni, hanno fatto girare l’economia.
Oggi i mulini sono spariti, il fascino è rimasto. È tutto un passeggiare tra casette pittoresche, scorci da cartolina e pettegolezzi immobiliari (“Hai visto che prezzi, qui?”).Nel frattempo, si muore di caldo.
Beh, quasi. Non è il Sahara, presumo che 27 gradi per gli scozzesi sono l’equivalente dei nostri 37. Lo capiamo dal numero di scozzesi a petto nudo che incontriamo lungo il cammino. Più che Dean Village, sembra una sfilata di primavera per la crema solare.




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