È lunedì, e in Germania il lunedì significa: musei chiusi, niente cultura organizzata. Poco male: attraversando le campagne teutoniche ci imbattiamo in un parco naturalistico e, da bravi esploratori da weekend lungo, ci fermiamo subito.
Qui ci aspetta una sorpresa: un sentiero su palafitte che porta a una spirale gigante in mezzo al bosco, praticamente la copia rurale del Vessel di New York. Chi ha copiato chi? Mistero. Riesco a malapena a pronunciarne il nome: Baumwipfelpfad Steigerwald, scioglilingua per ubriachi.
Dalla cima, 42 metri da terra, ci godiamo un panorama a 360 gradi. Peccato che gli animali del bosco siano invisibili: colpa delle grida dei bambini, tengono lontano perfino gli insetti. O meglio, quasi. Sul sentiero noto delle “cavallette zoppicanti”. Mi chino, guardo meglio e… sorpresa! Non sono cavallette, ma micro-rane (o micro-rospi, vai a sapere). Sono talmente minuscole che certe cavallette farebbero la figura dei culturisti al confronto. Da lì in poi camminiamo facendo lo slalom, per non trasformare l’escursione in una strage anfibia.
Si riparte, direzione Bamberga. Qui il medioevo è vivo e vegeto: niente bombardamenti, città raccolta, il fiume che scorre come in una cartolina. La parte più famosa è la “Piccola Venezia”: casette a graticcio, storte come denti senza apparecchio, ancora abitate. Un tempo erano case di pescatori del ‘500, oggi valgono come un attico con vista Duomo a Milano.
Camminando arriviamo a un’isoletta: lì sorge il vecchio municipio, meraviglia a graticcio con i due lati lunghi affrescati da cima a fondo. Sembra un edificio uscito da un manuale di fiabe.
Musei chiusi, come detto, ci buttiamo sulle chiese. Finalmente il Duomo mantiene le promesse: la chiesa più bella vista finora. Fondato nel 1012, rifatto, ampliato, ricostruito e ribaltato mille volte, alla fine l’hanno rimesso in stile romanico nell’Ottocento. Va bene, non sarà originale, ma almeno è coerente e fa la sua figura.
Subito fuori c’è la Nuova Residenza. Dall’esterno non si capisce se sia aperta o chiusa (il dubbio amletico del turista del lunedì), alla fine entriamo. Dipinti, affreschi, stanze che riempiono perfettamente il nostro buco pre-cena.
La
vera attrazione di Bamberga per me è un’altra: la birra
affumicata. La famigerata Rauchbier.
La birreria Schlenkerla è a due passi e non resisto: entro, ordino
una pinta. Il primo sorso è uno schiaffo: sembra di bere scamorza
liquida frizzante. Il secondo sorso ti convince che in fondo non è
male. Al terzo sei già innamorato. Strana, stranissima, ma
deliziosa.
Ne prenderei subito un’altra… mi trattengo. Così
ho una scusa perfetta per tornare.
La
mattina dopo, prima di lasciare Bamberga, abbiamo due missioni
fondamentali.
Prima: vedere il museo della città accanto al
Duomo.
Una sorpresa. Non è affatto un “museino” da un’oretta scarsa: ampio, ricco, decisamente interessante, con un bel mix di storia, arte e curiosità locali. Vale la deviazione e ci fa sentire turisti colti, non solo cercatori di birra.
Seconda: rifornirci di Rauchbier. Eh sì, la birra affumicata non può restare un ricordo sbiadito. Serve una scorta strategica da portare in Italia, altrimenti chi mi crede quando racconto che a Bamberga si beve questa delizia? Saccheggiamo la birreria come se stessimo preparando un bunker. Con le bottiglie ben imballate nello zaino, siamo pronti a salutare la città.
Due spunte sulla lista, morale alle stelle. Bamberga ci ha regalato storia, medioevo quasi intatto e una delle birre più particolari mai bevute. Non male come bottino di viaggio.




Nessun commento:
Posta un commento