Arriviamo a Norimberga nel pomeriggio e parcheggiamo subito l’auto davanti all’hotel. “Hotel”, per modo di dire: non abbiamo incontrato un essere umano in tutta la struttura. È tutto gestito da remoto. Praticamente un hotel-robot.
Funziona così: fai il check-in online, ricevi un link, e da lì comandi tutto col telefono. Porte d’ingresso, camera, lavanderia, palestra: tutto a portata di click. Niente chiavi, niente reception, niente “Buongiorno, come va il soggiorno?”. Se sei socievole, ti senti un po’ abbandonato; se sei nerd, ti sembra di vivere in Black Mirror.
Avevo già provato posti “self check-in”, con tastierina e codice da digitare. Ma qui siamo al livello successivo: perfino la lavatrice si attiva via internet. Nei tre giorni di permanenza, mi sono sentito casalingo digitale e ho fatto due lavatrici. Correndo spesso, non ti dico la soddisfazione di avere calzini freschi e non radioattivi.
Scaricati i bagagli, ci buttiamo in città.
Dieci minuti a piedi ed eccoci davanti alle mura. Alte, massicce, con torri che sembrano sentinelle ancora pronte a difendere la città… Almeno in teoria. Appena dentro, scopriamo che le vedette si sono addormentate troppe volte: di moderno ne è passato parecchio. Qualche scorcio medievale resiste, ma tra bombardamenti e ricostruzioni Norimberga ha dovuto reinventarsi.
Subito a ridosso delle mura c’è pure un finto villaggio medievale, ricostruito apposta. Però dentro non ci sono fabbri, maniscalchi o mercanti di spezie: solo birrerie moderne. Passiamo oltre, almeno l’idea di un’armatura con happy hour ci strappa un sorriso.
La via dello struscio è enorme, piena di negozi e soprattutto di gente: un fiume umano che scorre da vetrina a vetrina. Ci perdiamo un po’ tra la folla, respirando quell’atmosfera mondana che, tutto sommato, rende Norimberga molto più viva di altre città tedesche viste finora.


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