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martedì 6 dicembre 2011

10° giorno - rientro a casa

E’ giunta la mattina dell’ultimo giorno e dopo aver chiuso le valigie e ricaricate in auto, andiamo a pagare e salutare Daniele.
Sono impaziente di tornare a casa per poter andare dallo stregone che mi esorcizzerà lo spiritello dell’acqua restituendomi le mie piene facoltà uditive, ma Daniele ci fa accomodare nel suo ufficio ed inizia a parlare e a parlare e a parlare e a parlare...
Non è noioso, anzi il tempo vola, ed infatti senza accorgerci passano ben due ore!
Quando finalmente ci salutiamo non ci sento più nemmeno dall’altro orecchio...
A malincuore salutiamo la Cascina alle Rose, ma sappiamo con certezza che ci torneremo a breve anche solo per un week end, come torneremo alla Cascina Boschi, e torneremo nel mantovano dove si sta tranquilli, si mangia benissimo e si vive bene.

9° giorno - Ferragosto - Sirmione - Grigliata in piscina

E’ Ferragosto!
Si, ma il sole dov’è?
Un fitto manto di nuvoloni grigi sta oscurando tutto il cielo e le previsioni danno pioggia e temporali già dalle 11...
Ma a noi che ce frega?
Dopo aver fatto la solita abbondante colazione saltiamo sulla macchina e seguiti da Cognati e nipoti dirigiamo verso Sirmione.
A metà strada veniamo colti da un fortissimo acquazzone, ma noi non ci facciamo scoraggiare e continuamo imperterriti verso la nostra meta.
Quando vi arriviamo infatti non piove più e riusciamo perfino a parcheggiare molto vicini al Castello, anche perché non c’è molta gente in giro...
Ci perdiamo così nelle viuzze caratteristiche del vecchio Borgo protetto dal Castello che fa la guardia all’unico passaggio con il suo ponte elevatoio.
Camminiamo quasi fino alla punta estrema dell'istmo ma sbagliamo strada e non vediamo le grotte di Catullo anche perché nel frattempo il sole è tornato a farsi vedere e noi dobbiamo ritornare alla cascina dove ci aspetta la grigliata.
Sulla strada del ritorno incrociamo una fila di macchine chilometrica che cerca di entrare in ogni parcheggio rimasto, senza però trovarne alcuno, non sono stati così furbi come noi!
Quando entriamo in cascina siamo leggermente in ritardo, stanno mangiando già tutti un fantastico risotto al rosmarino, cannella, pepe e salsiccia, ricetta di Daniele da emulare alla prima occasione!
Io e Lucetta ci accomodiamo tranquilli e silenziosi sull’angolino di un tavolo dove sono seduti alcuni ragazzi, poi arriva Amalia e attacca subito bottone facendo P.R. con tutti.
Prima del secondo ha scoperto anche il gruppo sanguigno di tutti gli avventori del tavolo, roba che neanche un agente segreto...
Ci gustiamo anche l’abbondante grigliata e poi dopo una sorpresa per festeggiare il compleanno di Daniele e aver spostato le casse dell'impianto stereo ci stabiliamo tutti in piscina a fare casino!
Assieme ad Amalio, Amalia, Paolo e Simone ci divertiremo moltissimo ma purtroppo verso sera ci salutano perché devono tornare a casa, peccato perché è stato proprio un bel Ferragosto...
Io e Lucetta continuiamo a balneare a bordo piscina fino a sera e quando il DJ chiude baracca saliamo sull'auto e andiamo a visitare Borghetto di sera, momento in cui rende molto più rispetto al giorno: con tutte le luci accese che si riflettono sull’acqua del Mincio è veramente uno spettacolo.
Non soddisfatti ci concediamo anche un’insalata e una piadina... Effettivamente abbiamo mangiato tanto in questa vacanza....
Guardandoci bene ci troviamo un pochino più arrotondati di quando siamo partiti, del resto era questo uno dei nostri intenti. Una volta a casa troveremo comunque il modo di smaltire...
Forse...

8° giorno - Solferino - piscina con cognati e nipoti – cena alla cascina Boschi

Sveglia! Oggi abbiamo visite!
Proprio così, stanno per venire a trovarci all'agriturismo i nostri cognati Amalio e Amalia, la sorella di Lucetta, e si porteranno dietro quei due simpatici quanto inesauribili nipotini che rispondono ai nomi di Simone e Paolo.
Prima però dobbiamo impegnare la mattinata così andiamo a visitare la vicina Solferino.
In realtà non vedremo molto perché appena arrivati in cima alla collina della chiesa e del parco veniamo attirati come insetti sulla carta moschicida da un mercatino dell'usato e dell'antiquariato.
Sparsi sulle bancarelle ci sono una montagna di vecchi libri e strani oggetti. Lucetta vi si getta subito in mezzo come un vampiro felice che sta svaligiando una banca del sangue, lasciandomi così in balia dei miei dubbi e delle mie ricerche impossibili, mi spiego meglio, ogni volta che cerco qualcosa in posti simili lo trovo solo nel precedente mercatino: ovvero anche se lo trovo non lo compro perché non ne sono convinto, poi quando trovo un nuovo mercatino cerco ciò di cui non mi ero convinto, e ovviamente non lo trovo...
Non si è capito niente? Eh, lo so, a volte faccio fatica io stesso a starmi dietro...
Oggi l'unico oggetto che riesce ad attirare la mia attenzione è un vecchio manuale di regole e compendi legali dal titolo:

DIVENTA L'AVVOCATO DI TE STESSO


Non so perché ne sono attirato ma, come sempre mi accade, non sono convinto e lo lascio li, pensandoci bene forse stavolta ho fatto bene a non prenderlo.
Lucetta invece se ne esce con ben sei o sette libri di psicologia spirituale, un manuale di psicoterapia per spiriti tormentati, un libro sull'allevamento dei pericolosissimi Gattoblepi e un libro sul Budda.
Arriviamo all'appuntamento con Amalio e Amalia a Castellaro proprio quando anche loro entrano nel borgo e insieme andiamo alla cascina alle rose.
Purtroppo al nostro arrivo c'è un problema: a Castellaro si stanno svolgendo le finali del campionato italiano di Tamburello, un gioco a mio parere molto simile al Quiddich. La squadra di ragazzi che doveva lasciare le camere alle dieci è andata a giocare senza liberarla, infischiandosene di tutto e tutti...
Maleducati è dir poco...
Per fortuna l'acqua della piscina stempera l'ira di Amalia e così possiamo goderci una giornata con i nipotini che si buttano in acqua dal trampolino come se fossero Greg Luganis.
La giornata fila che è un piacere, almeno finché non mi metto a litigare con uno spiritello dell’acqua che mi si infila nell’orecchio destro e me lo ottura per bene...
A niente varranno gli sforzi per snidarlo da li e mi toccherà passare il resto della vacanza menomato di metà del mio apparato uditivo...
In serata portiamo tutti a mangiare alla cascina Boschi, certi di fare una bella figura, ed infatti abbiamo mangiato molto bene, soprattutto il secondo: Spiedini di carne alla griglia e tagliata ai ferri, il tutto innaffiato dal buonissimo Rosè della cascina Boschi.
Quando torniamo alla cascina alle rose in piscina è stato allestito il Karaoke e Lucetta viene sapientemente ipnotizzata da Daniele e dal cantante che la invitano a cantare...
Fortunatamente Lucetta è molto timida e pur prendendo il microfono non la si riesce quasi a sentire...
Per fortuna per noi perché avrebbe potuto risvegliare chissà quali spiriti!!!

7° giorno - Gran premio della montagna


Anche questa mattina ce la prendiamo comoda e dopo aver gironzolato per i paeselli attorno all'agriturismo consumiamo un rapido pasto, andiamo a prendere un pò di sole in piscina e poi saltiamo sulle prime due biciclette che troviamo in cascina e partiamo per tentare la scalata alle colline della zona. La nostra meta dichiarata è la vicina località che risponde al nome di Cavriana.
Le biciclette sono un pò sgangherate ma per noi vanno più che bene, hanno perfino il doppio cambio per cui non dovremmo avere problemi nello scalare i facili sali scendi che ci troveremo davanti lungo la strada...
Purtroppo Lucetta dopo nemmeno un chilometro inizia ad accusare problemi alla sua vecchia ferita al ginocchio, si proprio quella che gli ha procurato il Drago norvegese, io glielo dico sempre di non infilarsi nelle tane dei Draghi altrui... del resto lei è una donna e le donne non ascoltano, vogliono solo essere ascoltate...
Con molta calma facciamo dietro front e ritorniamo sui nostri passi per dirigerci alla cascina. Nel frattempo però il dolore al ginocchio di Lucetta è sparito (sospetto che abbia chiamato in aiuto qualche fata) così cambiamo strada e decidiamo di tentare la scalata di una collina li vicino. La salita inizialmente sembra facile ma poi svoltato una curva che si perde dentro gli alberi la pendenza aumenta e diventa molto faticoso riuscire a pedalare, anche con il miglior rapporto disponibile sui cambi delle bici.
A metà salita Lucetta smonta dal suo destriero ed inizia a spingere verso la vetta che raggiungerà solo dopo dieci minuti.
Chiedendo consiglio ad uno spirito guida ci facciamo indicare nuovamente la strada per Cavriana e lui ci dice che ci mancano ancora otto chilometri e che per cominciare dobbiamo scendere dalla collina e poi scalarne un'altra...
Noi scendiamo la prima collina poi ci imbattiamo in una piantagione di Kiwi giganti! Sto per afferrarne uno quando Lucetta scorge un cartello con scritto a caratteri cubitali:

ATTENZIONE!
PERICOLO DI MORTE
FRUTTA AVVELENATA!


Guardando meglio vediamo che c'è un cartello simile ogni dieci metri per cui lasciamo stare il raccolto ma mi viene un dubbio: se è avvelenata per chi la coltivano? Ci sono così tanti condannati a morte da sfamare nel mondo?
Va be, per sicurezza lasciamo perdere...
Dobbiamo riprendere la strada ma il nostro spirito guida ci indica una strada diversa a seconda del cambiare del vento, mai fidarsi degli spiriti dell'aria...
Ritorniamo allora indietro e scopriamo che la divertente discesa che ci ha portato ai campi di frutta avvelenata è molto più dura della precedente salita...
Lucetta smonta dal suo destriero quasi subito e si mette a spingere.
Giunti nuovamente in cima alla collina come i ragazzi di Hamburgher Hill, lo spirito guida ritrova il senso dell'orientamento ma ormai non lo ascoltiamo più e ci dirigiamo verso la cascina alle rose.
In discesa, come diceva un ciclista Bolognese incontrato sul Cammino di Santiago, "tutti i chilometri sono gratis".
Lascio andare i freni e chiudo gli occhi.
Il vento mi colpisce sempre più forte man mano che aumento la velocità.
Apro gli occhio solo quando vengo investito da una fredda doccia che inonda oltre me anche tutta la strada: un grande cannone d'acqua che stava sparando sui campi ha sconfinato il suo raggio di tiro.
Mi fermo subito perché mi accorgo che l'acqua oltre che essere rinfrescante è anche puzzolente! Probabilmente arriva da qualche fosso...
Mentre mi tolgo la maglietta Lucetta mi sfreccia accanto fischiandomi.
Riparto di scatto e quando sto per raggiungerla in fondo alla discesa la maglietta che avevo appoggiato al manubrio tenta la fuga solitaria cercando di infilarsi nei raggi della mia ruota anteriore. Senza rendermene conto freno proprio dove l'asfalto è ricoperto da sabbia e ghiaia facendomi schiantare a terra come quando avevo dodici anni...
La caduta non è niente di che, considerando la velocità a cui stavo sfrecciando... Me la cavo con qualche cicatrice sui palmi delle mani, sulle ginocchia e sul petto, proprio come quando ero bambino e scorazzavo per le strade e le campagne dell'Oca di Trevi con il Manetta, Calderino e Alex: più che un tonfo questo è stato un vero "tuffo nel passato"!
In serata, dopo il solito tuffo in piscina, torniamo a Castellaro, evitando però quell'antipatico del pizzaiolo.
Ci facciamo ipnotizzare dal piccolo cortile di ghiaia di una vecchia casa del Borgo: un osteria! Nel cortile vi sono stati disposti dei piccoli tavolini di legno con candele e apperecchiati per due. L'atmosfera è molto invitante, e anche la lista del menù appeso fuori dall'osteria non sembra male.
Lasciandoci coccolare dai camerieri e dall’atmosfera romantico/casereccia ci godiamo un'ottima cena ed un ottimo vino bianco rinfrescante delle colline di Castellaro. Finalmente riusciamo ad assaggiare i Caponsei, il tipico piatto della zona: gnocchi di mollica di pane, leggermente saltati con dell'aglio e passata di pomodoro, ottimi, anche se forse un po troppo pesanti per due stomaci delicati come i nostri.
Ce ne andiamo soddisfatti della cena, un pò meno del conto assai più salato del cibo pur essendo saporito.
Per digerire passeggiamo lungo le strade del Borgo in cui facciamo amicizia con un vecchio cane bisognoso di carezze da parte di Lucetta. Questo piccolo paesino, pur dall'aspetto medievale, ha un'aria piuttosto famigliare, per certi versi sembra proprio l'Oca di Trevi di quando eravamo bambini... che nostalgia...

6° giorno - Salò

Ci svegliamo un pò stanchi, svogliati e senza un’idea precisa di cosa fare... del resto è il light motive della vacanza: prendersela comoda e fare quello che più si ha voglia senza dover per forza rispettare una tabella di marcia o delle tappe predefinite.
Dopo un’ottima e abbondante colazione prendiamo la macchina e ci dirigiamo verso il lago di Garda, così tanto per rimanere in allenamento io e Lucetta cogliamo al volo l’occasione per una litigatina su quattro ruote perché secondo lei dovrei procedere alla velecità di un carro trainato da due buoi.
Giunti sulla sponda ovest del lago di Garda ci fermiamo al primo posto interessante che incontriamo: Salò.
Il paese è un bel posticino elegante che si specchia sulle limpide acque del lago, che ha dato i natali a Gasparo Da Salò, l'inventore del Violino.
Dopo un panino veloce sulla riva, decidiamo di misurare il lungo lago e con la dovuta calma partiamo per l’impresa che si rivela molto rilassante e piacevole.
Siamo a due passi dal Vittoriale, museo e abitazione di Gabriele D’annunzio, sarebbe una tappa dovuta, ma questa parola oggi non ci piace proprio così torniamo diritti alla pace della cascina alle rose per tuffarci in piscina.
Prima però ho un’altra misurazione da compiere, devo scoprire dove portano le campagne attorno alla Cascina alle rose!
Infilo le scarpette da corsa e parto per le colline che fanno da sponda alla pianura su cui siamo adagiati. Il panorama è molto simile alle campagne dell’Oca di Trevi, anche se con qualche pendenza in più...
Mi perdo così tra i campi di grano e le strade sterrate di fango e sassi, schivando i grandi innaffiatoi che sparano l’acqua dei fossi sui campi.
Dopo soli otto chilometri le misurazioni sono complete e le campagne circostanti esplorate, così torno da Lucetta per finire assieme la giornata in piscina.
In serata torniamo nel borgo di Castellaro Lagusello e affamati come licaoni seguiamo il primo cartello che indica “Pizzeria”. Trovare il locale non è facilissimo perché innanzitutto è fuori dal centro storico e poi è praticamente dentro casa del pizzaiolo che ha avuto la brillante idea di aprirsi una pizzeria nel box della sua villa...
Con un pò di circospezione entriamo cercando di assumere un’aria da turisti, ma più ci addentriamo nell’abitazione e più ci sentiamo degli intrusi, anche perché in giro non si vede anima viva.
Dentro il locale sembra tutto normale e così prendiamo posto, dove vogliamo perché siamo gli unici clienti...
La cosa inizia ad insospettirci un pò, così diamo un’occhiata alla lista che fortunatamente sembra subito interessante, almeno finché non arriva il cameriere: antipatico come una multa!
Nonostante fossimo gli unici clienti, chissà da quanto poi, non si risparmia delle precisazioni su cosa possiamo o non possiamo scegliere, tipo la birra media non esiste, c’è solo la brocca di vino da mezzo litro che viene riempita di birra...
va be...
Dopo aver cercato di scegliere la pizza, abbiamo fatto fare a lui, che se no si arrabbiava, ed abbiamo aspettato un pò timorosi che non ci combinasse qualche brutto scherzo.
Fortunatamente la pizza si è poi rilevata buona, ma quello che non ci è andato giù è stato proprio il cameriere... Abbiamo saputo poi da Daniele, il gestore della Cascina alle Rose, che costui era il proprietario il quale pare si lamenti del poco lavoro.... e il bello è che aveva appena riaperto dopo tre, dico tre, settimane di ferie...
Sarai pure antipatico, ma pur proponendo una pizza buona se chiudi a Luglio e Agosto forse è comprensibile questa mancanza di avventori nel tuo locale!!!

5° giorno - Cascina Boschi - Cascina alle rose

E' giunto il momento di salutare la cascina Boschi, ma non c'è fretta. Dopo aver fatto le valigie e caricato la macchina ci lasciamo andare in piscina fino a mezzogiorno, ora in cui si potrebbe già effettuare il check-in nella nostra prossima tappa.
Lucetta è molto dispiaciuta di doversene andare, effettivamente anche io sento già la nostalgia di questo angolo di pace e tranquillità.
Ma la vacanza non finisce qui, così risaliamo in auto, accendiamo il navigatore e partiamo per la nuova destinazione.
Il navigatore...
Sembra che queste zone non siano state mappate molto approfonditamente perché anche questa volta non riusciamo a trovare l'agriturismo nonostante il completo indirizzo.
La strada nuvolino è un guazzabuglio intricato di strade e viuzze asfaltate e non... impossibile trovare qualcosa se non lo si conosce... Ci dirigiamo allora nel centro di Castellaro Lagusello, il borgo vicino a dove dovrebbe trovarsi la Cascina alle Rose. Anche qui non sanno darmi molte indicazioni perché non hanno mai sentito parlare di questo agriturismo, l'unico che sembra conoscere la strada giusta è un anziano che però è appena stato operato alle corde vocali e quindi non riesce a parlare... Cercando di interpretare i suoni emessi dalla sua gola faccio finta di aver capito e provo a fare un giro attorno al paese in cerca di cartelli nascosti.
Intanto Lucetta sta già telefonando all'agriturismo per farsi dare indicazioni e quasi allo stesso momento troviamo la strada giusta.
Lasciando la strada asfaltata ci spostiamo su uno sterrato bianco a lato del quale spicca una rossa cassetta delle lettere in stile americano molto pittoresta che porta alla Cascina alle Rose, dalla strada quasi completamente invisibile perché occultata dai campi di grano turco.
Ci accolgono la Signora Teresina, il marito e il titolare dell’agriturismo il Signor Daniele, un simpatico Veronese che ci mostra la camera e ci fa subito capire che ha uno spiccato senso dell'umorismo.
Affamati, scarichiamo la macchina e scappiamo subito a Castellaro per cercare qualcosa da mangiare. Lo troviamo quasi subito in una birreria ai piedi della torre.
Castellaro Lagusello è un borgo carino che è appena stato inserito nella lista dei cento borghi più belli d'italia. Dopo aver gustato piadine, salumi, formaggi e birra, lo visitiamo e scopriamo che è ricco di ristoranti, e quasi niente altro. Notiamo che diversi edifici sono in ristrutturazione, evidentemente l'industria turistica sta iniziando a prendere possesso di questo borgo e probabilmente nei prossimi anni ne avrà cambiato il volto, speriamo non lo stravolga.
Dopo essere arrivati fino alla casa dello Speziale che si affaccia su un laghetto torniamo all'agriturismo per riposarci e rilassarci in piscina.
Anche se lo spazio è un pochino più ridotto rispetto alla cascina Boschi troviamo comunque due lettini e ci stendiamo per prendere l'ultimo sole.
A cena andiamo ancora a Castellaro ma non avendo ancora digerito i salumi del pranzo ci sediamo nella prima trattoria che ci offre un brodino caldo...
E' un bell'ambientino in cui i tavoli sono stati disposti sotto un tetto di foglie di vite, il tutto rinfrescato da una brezza che raffredda forse un pò troppo la serata.
Dopo un'altra passeggiata digestiva per le vie del Borgo torniamo in cascina per goderci il meritato riposo.

4° Giorno - Gardaland

La mattina si dice abbia l'oro in bocca, noi invece ci svegliamo svogliati e senza idee su come impegnare la giornata. Dopo la colazione passiamo qualche minuto a chiacchierare con un simpatico signore fiorentino e veniamo a sapere che con tutta la famiglia andranno a Gardaland. Noi salutiamo, saliamo in camere e poi guardandoci in faccia ci diciamo:
Perché no?
In mezz'ora siamo già al parcheggio e in fila per i biglietti.
Temendo per la grande ressa che ci aspetta alle attrazioni, facciamo anche il biglietto express, family però, Lucetta non ama viaggiare velocemente su mezzi meccanici, lei tollera il vento e l’altezza solo a dorso di Drago...
La giornata è molto calda ma non fortunatamente non ci sono così tante persone come temevamo, in media bisogna aspettare circa cinquanta minuti per attrazione.
Io e Lucetta non esitiamo e utilizziamo subito i primi biglietti express.
Lucetta è affascinata e colpita da come possa un trenino a vapore fare certe evoluzioni. Per spirgarglielo decidiamo di salirci.
Lucetta capisce subito che non è stata una buona idea e aggrappandosi con tutte le sue forze alle sbarre protettive, chiude gli occhi e con un urlo tipo sirena da nebbia sembra voglia evocare gli spiriti urlanti chiamati Banshee.
A metà giornata incontriamo la sorella di nostro cognato che è venuta con i figli, a cui Lucetta sarà ben felice di cedere i suoi biglietti express per le rimanenti attrazioni “pericolose”...
In serata a cena torneremo a gustarci il Rosè e a farci coccolare da Fabrizio con altri ottimi piatti.

3° giorno - Mantova - Laghi di Mantova


Ci svegliamo ancora un pochino intontiti dai postumi del Rosè di ieri sera e anche per il grande temporale che ha colpito nella notte tutta la zona. Il cielo è ancora plumbeo e minaccia di ricominciare da un momento all'altro, così decidiamo di lasciar riposare i destrieri a due ruote e saltiamo su quello a quattro per dirigerci nella vicina Mantova.
La cittadina lombarda ha la fama di essere in estate una delle località più calde della pianura padana, ma per fortuna il temporale di ieri si è portato via tutta l'afa sostituendola con un bel venticello.
Giunti nel capoluogo attraversando il ponte che divide il lago superiore dal lago di mezzo troviamo subito parcheggio e ci dirigiamo a piedi lungo le viuzze acciottolate del centro.
Arriviamo quasi subito alla piazza delle Erbe, così chiamata per il caratteristico mercato che vi si svolge, dove c'è la torre dell'orologio, la rotonda di San Lorenzo, il palazzo del Podestà, il palazzo della Ragione e la casa del mercante Boniforte.
Da qui basta camminare per due minuti nella più piccola ma sempre bella piazza Broletto e attraversando l’arco di San Pietro ci si ritrova nella grande piazza Sordello che per lungo tempo ha costituito il nucleo della vita politica, culturale e religiosa della città grazie agli edifici che vi si affacciano: le antiche case medievali delle famiglie Acerbi e Bonacolsi, il palazzo Vescovile, il Duomo e infine il palazzo Ducale.
Ci fermiamo qui a sgranicchiare qualcosa e poi una ragazza ci viene in contro per spiegarci che per le 14,30 è in programma una visita guidata in battello sui laghi di Mantova.
Ci pensiamo un pò e decidiamo di andare a vedere prima un altro pezzo di città, dirigendoci però verso l'attracco del battello.
La nostra prossima tappa si affaccia proprio tra il lago di Mezzo e il lago inferiore, il castello di San Giorgio. Non riusciremo a visitarlo, il che ci dispiace molto perché è un edificio, oltre che bello, ricco di affreschi del Mantegna.
Passeggiamo per un pò sul tranquillo e rilassante lungo lago, poi saltiamo sul battello per primi e aspettiamo la partenza.
Mentre navighiamo il pilota del battello ci spiega che i tre laghi di Mantova non sono naturali ma sono stati creati ad arte come difesa per la città e anche come risorsa naturale.
Il lago superiore non è navigabile in quanto invaso dai fiori di loto giganti che raggiungono le dimensioni anche di due metri, peccato sarebbe stato un bello spettacolo da vedere.
Tra il lago di Mezzo e il lago inferiore ci vengono destritti i maggiori edifici che fanno parte della storia di Mantova, naturalmente spicca tra tutti il castello di San Lorenzo.
Usciti dai laghi arriviamo a percorrere nuovamente il Mincio il cui habitat naturale pare sia rimasto tale e quale a quello di molti secoli fa, a testimoniarlo vi sono diverse specie di uccelli tra cui il martin pescatore, l'airone, bianco, rosso e cenerino, numerose famiglie di cigni, cormorani, cavalieri d'italia e molti altri.
Si nota quasi ovunque una distesa verde che galleggia a pelo d'acqua ma contrariamente a quanto si possa pensare solo una pochissima parte sono ninfee o fiori di loto, si tratta infatti di castagne d'acqua: una particolare castagna che matura sott'acqua e che una volta raccolta ha praticamente lo stesso sapore e consistenza delle castagne che stanno nei ricci spinosi.
Dopo un'ora di navigazione e di bird-watching il battello ci riporta, del tutto soddisfatti, a riva.
Tornati in cascina volevamo andare in piscina, ma per un motivo che nemmeno io ricordo litigo con Lucetta e pur essendo stanco dalla giornata mi infilo le scarpe da running ed esco furibondo.
Sapevo che la rabbia fa tanto ma non immaginavo che pur correndo solo otto chilometri e mezzo avrei fatto il mio record personale con una media di 4,22 minuti al chilometro...
Sbollita la rabbia con la corsa andiamo a cena e anche stavolta non veniamo delusi, pur cambiando ancora vino e scegliendo il bianco.
Come sempre finiamo in camera brilli e un pò stremati per la giornata.
Non prima però di aver sostato nella Hall della cascina dove abbiamo scoperto esserci la connessione internet WiFi, ne approfittiamo così per placare il nostro crescente bisogno di navigare, sulla rete... l’astinenza...

2° giorno - Borghetto - Valeggio sul Mincio - Parco Sigurtà

Per il nostro secondo giorno di vacanza decidiamo di indossare, finalmente, i panni da atleta e salendo in sella alle biciclette ci dirigiamo verso Valeggio sul Mincio.
La strada ce la siamo fatta spiegare da Fabrizio, il simpatico cameriere/capo sala/direttore/tutto quello che vuoi che ci ha indirizzato su una stradina di campagna appena dietro l'agriturismo:
"Appena sei sullo sterrato vai sempre dritto, troverai una stradina sulla sinistra, vedi una cosa alta ma tu ci passi attraverso, poi c'è un baretto e tu devi farci il giro attorno, dopo di che trovi la pista ciclabile asfaltata e sei a posto, non potete sbagliare"
Il tutto pronunciato con la tipica e simpatica cadenza Mantovana, che nonostante la vicinanza non c'entra niente con il veneto ma assomiglia più al piacentino, anche se si capisce che è differente pure da quello, insomma era un modo di parlare che non avevamo mai sentito ma che ci è piaciuto subito.
Seguendo le istruzioni di Fabrizio ci siamo infilati sulla stradina sterrata e dopo un centinaio di metri ho capito subito che qualcosa non andava... Anche Lucetta lo ha capito ed ha cominciato a chiamare a raccolta spiriti e spiritelli con le sue imprecazioni e preghiere. Visto l'aria che tirava o cercato di mantenere le distanze anche perché se rallentavo venivo sospinto in avanti dalla forza e dal peso delle sue preghiere.
Dopo circa mezzora di una stradina che sarebbe potuta entrare a far parte a pieno diritto del tracciato di un Camel Trophy o della Parigi Dakar tanto era sconnesso e piena di fango e pozzanghere, siamo arrivati ad una pista ciclabile che costeggia un canale del Mincio. Dei baretti e di piste asfaltate descritte da Fabrizio nemmeno l'ombra.
Lucetta, memore delle disavventure ciclistiche dell'anno scorso in Olanda, ha un accenno di crisi isterica ma capisce che evocare gli spiriti della tempesta in piena estate non sarebbe la cosa più indicata, così chiede consiglio allo spirito guida che la tranquillizza e le dice di andare pure avanti su quella strada.
La ciclabile non è esattamente quella descritta da Fabrizio ma va benissimo lo stesso perché nel giro di altri trenta minuti arriviamo a Borghetto, un piccolo borgo sulle rive del Mincio sorto attorno ai vecchi mulini. Attraversiamo il lunghissimo e antico ponte fortificato ed iniziamo la scalata del gran premio della montagna che porta al traguardo di Valeggio sul Mincio, in cima alla collina che domina la zona.
Dopo la faticata della scalata facciamo rifornimento di viveri e ci dirigiamo al Parco giardino Sigurtà. Per fortuna ci siamo venuti in bicicletta perché è così ampio che all'ingresso affittano perfino le macchinine elettriche che si vedono sui campi da golf... pare che ci siano circa venti chilometri di tracciati da percorrere. Quando chiediamo alla signora dei biglietti quanto ci vuole per esplorare tutto il parco in bicicletta questa si alza dalla seggiola e si sporge per osservarci meglio poi aggiustandosi gli occhiali dice:
"Per voi un paio d'ore"
Non so se sia un complimento o meno, però se non consideriamo la pausa ristoro e pisolino all’ombra degli alberi ci abbiamo messo un pò meno di due ore!
Il giro del parco si rivela subito molto bello, non per niente viene definito uno dei quattro parchi più belli del mondo, è un immenso giardino che occupa gran parte della collina. Ci sono piante e fiori di ogni genere e il tutto è molto curato: le vie che portano ai vari punti panoramici ed ai laghetti nascosti sembra siano studiate apposta per non mostrare fino all’ultimo il punto di arrivo lasciando in questo modo i visitatori che vi giungono meravigliati dallo spettacolo.
Ci sono anche diverse salite da fare e in un paio di occasioni le catene delle biciclette ci abbandonano, ma non hanno fatto i conti con il meccanico di biciclette Gino Baraonda!
Dopo aver esplorato metà parco troviamo, proprio in mezzo ad uno sconfinato prato, un oasi di alberi che circondano un laghetto in cui nuotano delle tartarughe. Ci stendiamo sotto le fronde a prendere aria, mangiare un pò di focaccia ed un frutto.
Dopo esserci riposati ripartiamo per completare il giro e ci rendiamo conto che c'è ancora molto da visitare e anche da scalare... Per fortuna le biciclette non ci abbandonano più e riusciamo ad arrivare sulla cima dove ci sono la strada delle rose, una lunghissima via di qualche chilometro costeggiata di rose e la pietra della giovinezza, a cui Lucetta si prostra per cercare di ottenere chissà quali favori...
Io non credo di averne bisogno..
Finiamo di visitare il parco che comunque ha ancora angoli noscosti che meriterebbero di essere visitati e ci dirigiamo verso la discesa di Valeggio per finire a Borghetto. Il piccolo gruppo di case attorno ai mulini ed al ponte fortificato è molto caratteristico ed accogliente, ad ogni angolo ci sono bar, ristoranti e tigellerie e qualche negozio.
Riprendiamo a malincuore la pista ciclabile per Cascina Boschi ed evitando di fare il rally anche al ritorno l'allunghiamo un poco guadagnando un tragitto molto più agibile.
Prima di cena ci rilassiamo per un pò di meritato relax in piscina, stavolta non c'è nessuna festa di veneti e l'atmosfera ne risulta davvero rilassante e meravigliosa.
Rimaniamo sul prato cercando di regalarci un tono di abbronzatura più consono all'estate e poi andiamo a cena.
Anche questa sera tutto buonissimo, ma contrariamente a ieri che avevamo bevuto il rosso lambrusco, questa volta ci facciamo consigliare da Fabrizio per un Rosè: mai scelta fu più azzeccata, fantastico! Risultato: ancora più brilli di ieri sera, ma comunque contenti.

1° giorno - Cascina Boschi

Partiamo piuttosto tardi per evitare il grosso delle partenze "intelligenti" e soprattutto perché non abbiamo fretta, non vogliamo correre, non vogliamo crearci delle inutili scuse per litigare. Abbiamo bisogno di riposo e relax per cui ce la prendiamo con calma sin dall’inizio e così sarà per tutta la vacanza.
Non dobbiamo fare molta strada, i chilometri che separano L'Oca di Trevi dalla nostra prima destinazione, la Cascina Boschi, non sono molti, circa centocinquanta.
Con il navigatore poi ci si districa bene sulle strade del Garda, un pò meno su quelle mantovane...
Nonostante avessimo impostato l'indirizzo corretto per trovare la Cascina Boschi abbiamo dovuto chiedere indicazioni a due signore, una chiromante ed infine evocare uno spirito guida.
Pare che su queste colline tutte le strade abbiano lo stesso nome: sei sulla collina dei Boschi? Allora ogni tratto di asfalto si chiama Strada dei Boschi!
Peccato che ci siano così tante stradine che diventa facilissimo perdersi... lungo la strada abbiamo trovato e accompagnato personalmente una coppia marchigiana che vagava da tre giorni per le colline in cerca del nostro stesso agriturismo.
Giunti a destinazione vediamo subito che la struttura è nuova e molto accogliente. Anche la camera è bella e spaziosa, come il bagno che ha una magnifica doccia doppia...
Sistemati alla meglio i bagagli ci catapultiamo immediatamente in piscina per iniziare a goderci la vacanza. Lo specchio d'acqua è immerso in un grande parco verde in cui ci si può distendere ovunque sulle sdraio o sul prato. C'è anche un campo in sabbia per il beach volley ed uno in erba da pallone. Il tutto viene circondato dai campi di pannocchie ormai quasi mature.
Sarebbe tutto perfetto se non fosse per un venticello fresco ed una nutrita banda di veneti che sta festeggiando un addio al celibato in piscina. Sono simpatici ma sono tutti completamente ubriachi e anche se non sono molesti ostruiscono quasi completamente l'uso della piscina, poco male, non faceva poi così caldo.
Dopo esserci gustati un magnifico tramonto in piscina andiamo a cena.
In questo agriturismo abbiamo scelto la mezzapensione e devo proprio dire che mai decisione fu più azzeccata.
Il primo, tagliatelle al ragù di faraona è incredibile! Il vino, un lambrusco frizzante prodotto da loro, è buonissimo.
Prima del secondo io e Lucetta siamo già ubriachi.
Anche il roastbeef e i formaggi con una spettacolare marmellata di meloni sono buonissimi.
Noi continuiamo a fare i complimenti a chiunque passi accanto al nostro tavolo, perfino ad un tedesco che cercava la toilette.
Come attirato dalle nostre parole di apprezzamento verso la fine della cena compare il cuoco che passando accanto a noi ci saluta lanciandoci dei baci di ringraziamento in stile Nurajev.
Ce ne torniamo in camera dopo aver finito tutto quello che c'era nei piatti ed il vino, sognando i piatti che avremmo gustato nei giorni a venire.

Cascine Mantovane - Estate 2011 - prima parte

Siamo tornati a vivere in cascina!

E' vero, non siamo nati in una cascina come i nostri nonni ma chi conosce la storia di Gino e Lucetta sa che le cascine significano molto per noi...
E' stato un anno lavorativo molto duro per me e Lucetta.
Non ci siamo fermati mai un momento e siamo arrivati alla stagione estiva ridotti ai minimi termini...
Negli ultimi mesi passati a cacciare e domare Draghi, ad inseguire spiriti e fare corsi di specializzazione sulla telepatia animale, abbiamo esaurito tutte le nostre energie fisiche e soprattutto mentali...
Se siamo riusciti a sopravvivire fino ad Agosto è solo grazie alle nostre riserve di forza spirituale.
Per poter rifare il pieno di energie avevamo pensato di dirigerci verso diverse mete come la Croazia, la Grecia, l'Irlanda, la Scozia, la Danimarca, la Spagna e poi la Slovenia di cui avevo iniziato a studiare gli usi e costumi non che la storia e il linguaggio usato dagli spiriti locali.
Eravamo quasi dell'idea di muoverci in quella direzione valicando il confine di Gorizia e vagabondando per le montagne, le gole, i fiumi, le grotte e i castelli di questo splendido ma ai più sconosciuto paese. Potevamo partire quando volevamo, prenotare alla mattina per la sera
stessa, utilizzando il comodissimo metodo Booking, e gironzolare come dei gitani attraverso il piccolo stato che confina con l'Italia...
Avremmo potuto...

In realtà sia io che Lucetta eravamo così stanchi che al solo pensare di viaggiare fino al confine ci faceva venire l’affanno...
Che fare allora?
Dopo un paio di giorni di litigi su last minute, last second e qualsiasi altra opzione possibile offerta dal mercato del turismo abbiamo deciso che per riposarci bene avremmo dovuto tornare alle nostre origini, ovvero la vita di campagna!
Abbiamo infatti scoperto un tipo di vacanza diverso dal solito che sta iniziando a prendere piede in modo considerevole e da quello che abbiamo potuto constatare di persona ne ha ben ragione.
Come si diceva un tempo quando si andava in ferie?
Andare in campagna?
Ecco noi abbiamo pensato a questo e abbiamo scelto due agriturismi nel mantovano.
No, purtroppo non si fa veramente la vita dei contadini di una volta... le strutture sono ancora all’interno di vecchie cascine, ma sono anche state ristrutturate ed assomigliano più a residenze di lusso o centri benessere. Fin qui sembra di essere finiti in un albergo a quattro
stelle che però è situato in angoli sperduti delle campagne mantovane, ma cosa è rimasto di un tempo?
Innanzitutto l'atmosfera e l'ambiente sembra essere rimasto quello di trenta o quarant'anni fa, più o meno della Columbera del 1958 con i suoi cavalli, le galline, e gli altri animali. Le persone incontrate hanno tutti una simpatia ed un'aria genuina che in qualche modo risulta irresistibilmente piacevole e cordiale.
Il vero piatto forte però è la cucina genuina capace di avvolgerci in un incantesimo in grado di farci tornare indietro nel tempo: si mangia così bene che in certi momenti ho pensato che in cucina ci fosse stata mia madre...
E' stata una vacanza talmente rilassante che io e Lucetta non abbiamo praticamente mai litigato in macchina! Si, c'è stato un screzio, ma niente di paragonabile ai nostri trascorsi all'estero come in Irlanda o in Grecia o in Olanda...
Per capire l'atmosfera vissuta ognuno di noi dovrebbe provarla. Per farvi capire quanto possa distendere i nervi vi porto il mio esempio: solitamente appena sono un minimo sotto pressione mi mangio le unghie per l'ansia...
questa volta sono tornato a casa scoprendo di non averle mai mangiate...
Anzi adesso è meglio dar loro una spuntatina...