Stanotte c’è stato un tentativo di effrazione nel nostro alloggio.
Cassandra, che solitamente ignora con stoica determinazione ogni mio tentativo di svegliarla per farle smettere di russare, stavolta ha sentito un rumore.
«C’è qualcuno!», sussurra, e mi strappa bruscamente da un sogno bellissimo in cui correvo libero e leggero su una scogliera.
Un ladro? Un orso? Un assassino?
No.
Era...
una mucca.
Un gigantesco bovino con il naso appiccicato alla porta a vetri e la lingua che esplorava con perizia da sommelier la superficie.
Sembrava fissarci con aria di sfida. In realtà credo non vedesse nulla — probabilmente aveva solo scambiato il proprio riflesso per una rivale in amore o in rumine.
Come diavolo ha fatto a scavalcare quel recinto alto almeno un metro e venti? È una mucca da salto in alto?
Temevo iniziasse a prendere a testate la porta come un toro spagnolo infastidito. Se sfonda la porta a vetri… Tocca farla dormire sul divano!
Mi alzo mentre lei continua a leccare il vetro con un entusiasmo che manco davanti a un gelato artigianale. Poi, all’improvviso, si accorge della nostra presenza e... ZAC!
Con uno scatto da gazzella in sovrappeso si dà alla fuga, demolendo un asse del portico.
È andata bene: poteva entrare, sedersi a tavola e scoprire che in frigo avevamo solo latte parzialmente scremato. Una tragedia.
A malincuore rifacciamo i bagagli. Mucca a parte, siamo stati davvero bene. La strada chiama e dobbiamo tornare verso sud.
Per
fortuna, oggi niente pioggia. Ci fermiamo alle Whaligoe Steps, una
scalinata che scende dritta giù lungo una scogliera mozzafiato fino
al mare. Suggestiva. Scenografica. Ventosa come un phon senza
interruttore.
Valeva la sosta: bella da vedere e rapida da
visitare.
Per spezzare il viaggio, ci fermiamo a Badbea, un ex villaggio appollaiato su una scogliera. Dico "ex" perché... beh, non c’è più. Restano giusto due pietre in croce e un cartello a dirti che una volta qui c’erano delle case. Una specie di open space archeologico con vista mare.
Prima di arrivare a Inverness facciamo una deviazione per visitare Clava Cairns, sito neolitico vecchio di 5000 anni.
Sì, ancora sassi. Stavolta sassi con un certo stile: cerchi concentrici, camere sepolcrali, atmosfera misteriosa da film di Indiana Jones versione minimal.
Nonostante l’età, questi massi se la cavano meglio di quelli di Badbea — probabilmente anche di me alle 7 del mattino.
Tre
tombe, tre cerchi, un senso solenne di "qui è successo qualcosa
di importante".
Una merenda archeologica niente male.
Poco più avanti, quasi senza volerlo, ci imbattiamo nel campo di battaglia di Culloden.
Ultimo scontro tra scozzesi e inglesi. Lì finì tutto: sogni di indipendenza, ribellioni, probabilmente anche parecchie cornamuse.
C’è
un museo molto ben fatto che spiega la storia dei giacobiti.
Chi
erano? Una setta? Venditori porta a porta?
No, erano i sostenitori di Giacomo II d’Inghilterra (e VII di Scozia), che volevano riportare sul trono uno Stuart, cattolico e scozzese, al posto degli Hannover, protestanti e tedeschi.
Spoiler: è finita male. Malissimo.
Gli scozzesi hanno preso una batosta epocale.
Però,
dopo la visita al museo, mi sento molto più informato e — per
quanto possa valere — completamente dalla parte dei giacobiti.
Li
capisco. Anch’io, da poveraccio, finisco sempre per tifare per la
parte giusta…guarda caso, difficilmente quella di chi vince.



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