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sabato 10 dicembre 2011

Riavvio


Ricominciare, riprendere, riattaccare, riavviare, ripartire, riafferrare, riacchiappare, riconquistare, recuperare, riguadagnare, ritrovare, riacquisire...

le trasmissioni verranno riprese il più presto possibile...

... le comunicazioni sono state riprese.

A causa di un problemino il sito su cui era gentilmente ospitato questo blog è in via di chiusura, per cui sono stato costretto a traslocare tutta la baracca qui, sperando di continuare a mantenere un certo ritmo di post.
Guardandomi indietro mi sono reso conto che in questi ultimi due anni qualche cosa l'ho scritta, certo niente di rilevante a livello del premio pulitzer, a parte alcune partite "previste" dal Mago Ludvig, ma se prima di iniziare a scrivere su un blog mi avessero detto che avrei scritto così non ci avrei creduto. Ora che ci penso credo perfino di essermi dimenticato di riportare qualche post dal vecchio sito...

Non so se è stato l'entusiasmo del principiante ma ora le cose nella mia vita sono un pò cambiate e anche se cerco di scrivere tutti i giorni, dei viaggi o dei commenti delle partite sul blog o altrove sulle storie che mi vengono in mente, non sono sinceramente sicuro di riuscire ad essere così presente sulla rete.

In ogni caso ci provo e spero che qualcuno continui a leggere ciò che mi viene in mente di scrivere, perché dopo tutto, se chiedete ad uno scrittore per quale motivo scrive lui ti risponderà che gli piace farlo e basta. Certo, non parlo di scrittori che pubblicano libri, loro lo fanno per lavoro, è ovvio che scrivono per guadagnare, parlo di gente come me, che scrive perché gli piace scrivere, ma perché probabilmente gli piace di più che altra gente legga quello che scrive. E' bisogno di attenzione? E' bisogno di essere al centro dell'attenzione? E' egocentrismo?
Non lo so, forse solo una di queste cose, forse tutte assieme o perfino altre... malgrado tutto sapere che qualcuno legge ciò che hai scritto, specie se non sei bravo a scrivere come me, è bel un piacere.
Come dice quel detto? Chi si loda...

Riprendiamo da qui, riavviamo i motori, come dice il titolo del post.

Il gioco ricomincia.



giovedì 1 dicembre 2011

Punto focale

Faceva molto freddo. Anche passeggiando avanti e indietro sul marciapiede non riusciva comunque a scaldarsi, per lo meno tenendosi in movimento evitava di pensarci.
L’autobus che lo doveva portare dal meccanico per ritirare l’auto era in ritardo. Jerry era perfino uscito prima, come suo solito, nella speranza di intercettare il precedente, magari in ritardo anche lui.
Guardandosi in giro si accorse del cimitero li vicino. Erano anni che non ci metteva piede, da quel giorno che c'era stato il funerale del padre di un suo amico ormai perso di vista.
Spostandosi un pochino più avanti scorse il parco adiacente. Con un sorriso amaro si rivide da ragazzo quando trascorse alcuni momenti molto caldi con la sua ex.
Un senso di disagio lo fece girare dall’altra parte, dove sull’altro marciapiede stava passando il Jighen, un suo vecchio amico che giocava a pallone con lui. Jerry lo salutò con un cenno del capo per non togliere le mani dalle tasche. Anche Jighen lo ricambiò ma lui sembrava non avesse problemi di freddo perché sventolava con entusiasmo la mano.
Lo sguardo di Jerry si mosse sempre più curioso finché non vide il campetto dell'oratorio dove da bambino iniziò a tirare i primi calci al pallone facendo finta di essere un calciatore professionista.
Quanti pomeriggi e sere passate a rincorrere un pallone...
La nostalgia per quei giorni spensierati lo costrinse a distogliere lo sguardo dal verde maculato di marrone del prato. Ma fu come cadere dalla padella nella brace. Vide infatti la stanza al secondo piano nell'edificio dell'oratorio. Fu quello il motivo che lo convinse ad abbandonare i suoi sogni di gloria calcistica per abbracciare l'idea di diventare una rock star con il gruppo di amici, cresciuti abbastanza come lui per poter reggere il peso di una chitarra elettrica.
Anche quei giorni erano passati da anni e Jerry non sognava più di vivere come un chitarrista famoso per i suoi virtuosismi. I vecchi amici ormai erano dispersi su altre strade. Si erano sposati tutti ed avevano anche dei bambini.
Jerry invece continuava a rimanere da solo. Passando da una storia all'altra cercava di riempire il vuoto che sentiva dentro. Ogni settimana si inventava qualche nuova attività culturale o sportiva da fare. Si teneva sempre attivo. Si manteneva sempre giovane.
Dove si trovava ora?
Guardandosi dentro si rese conto di essere finito in un punto focale della sua memoria. Rivedendo tutti quei ricordi concentrati capì che ora, a quarant'anni, stava ancora facendo finta di essere un ragazzino. Senza rendersene conto era diventato grande ma aveva continuato a vivere fuori dal suo contesto temporale.
Quante occasioni aveva perso?
Un forte rumore ed una nuvola di scarico diesel lo investirono. L'autobus era arrivato ad interrompere i suoi pensieri. Salendo gli scalini Jerry pensò che forse sarebbe stato meglio non perdere anche quell'autobus.

...finché la barca va...

La navigazione sul burrascoso mare della coscienza può riprendere a gonfie vele, finalmente!
Tutto grazie all'intervento del nuovo ufficiale di rotta, il signor Open Office!
Che bello Open Office!!!
Non credevo che lo avrei mai detto!
Finalmente sono riuscito a risolvere i miei problemi con i vari programmi di scrittura che utilizzavo ed il mio lavoro per l'ultimo capitolo dei Baraonda potrà continuare ad una velocità decente!
Confesso che avevo sempre sottovalutato la possibilità di servirmi di Open Office per la scrittura delle mie storie...
nell'ultima settimana però la mia pazienza è stata completamente azzerata dai continui problemi di salvataggio ed errori di sistema del word processor che utilizzavo... non voglio nemmeno citarne il nome talmente sono inca...o!
Già da un paio di mesi il processo di scrittura aveva subito un forte rallentamento che avrebbe influito su tutto il progetto (in un mese sono capace di cambiare completamente la storia che avevo in mente di scrivere...), per non interrompere completamente il lavoro mi ero ridotto a scrivere qualche appunto ed idea da sviluppare sulle note del mio cellulare, scaricandole poi sulla posta in modo da riprenderle a problemi risolti...
Negli ultimi giorni però la scrittura era diventata impossibile, così, spinto dalla disperazione, ho lanciato il programma di scrittura di open office e.... SORPRESA! E' bellissimo! Fa quasi tutto quello che mi serviva e per il momento è sufficente, per le finezze dovrò imparare ad usarlo bene :-P

Sull'onda dell'entusiasmo sono riuscito a riprendere a scrivere ed ho pure trovato un paio di idee interessanti che
navigavano sul mar mosso della mia coscienza in balia dei tempestosi movimenti che avrebbero potuto farle affondare da un momento all'altro.

Sono contento, ora potrò riprendere l'auto terapia della scrittura, una terapia di cui c'è sempre bisogno, anche se il momento sembra felice come quello che sto vivendo ultimamente :-)

.... e ho detto tutto!

Nato stanco...

Non sono pigro, anzi con tutta l'attività fisica che faccio, sono solo stanco...

Mio padre e mia madre mi dicono sempre che sono nato stanco perchè era il 21 Ottobre di Lunedì alle 7,30 di mattina. L’ora in cui suona la sveglia e la gente si alza per andare a scuola o a lavorare, per di più era pieno autunno, la stagione in cui le piante e gli animali vanno in letargo.
Saranno coincidenze ma effettivamente io sono sempre stanco.
Quando sono arrivato non ho battuto ciglio, neanche un urletto, niente. Il dottore e l'ostetrica sono rimasti per un paio di minuti a guardarmi come incantati dal senso di pace che mi leggevano stampato in faccia.
La magia svanì presto e svegliandosi dal torpore in cui li avevo fatti cadere mi tagliarono il cordone ombelicale e mi presero a ceffoni per farmi piangere, in quell'ospedale c'era il detto che se un bimbo non piange porta male, così per il mio bene mi fecero lanciare il primo ululato della mia vita, niente di intonato ma molto intenso e significativo.
Sentendo la mia voce compresi che stava succedendo qualcosa di strano, fisicamente sentivo un gran freddo, avevo le vertigini e mi stava andando il sangue alla testa, poi mi rimisero per il verso giusto e mi accorsi di altri due cambiamenti.
Il primo era la luce che nonostante non sapessi come aprire gli occhi, riuscivo comunque a sentire, su tutto il corpo avevo la sensazione si essere colpito e attraversato da una strana energia che mi faceva pensare al bianco intenso.
L'altro cambiamento fu quello che segnò la mia anima per il resto della mia vita: la musica.
Per nove mesi avevo sentito solo battiti, tamburi, echi, deboli voci ovattate e smorzate che cercavano di raggiungermi. Tutto ciò mi aveva molto incuriosito. Chissà da quali strane fatine provenivano quei suoni. Sembrava che mi chiamassero, forse mi dicevano di andare da loro, ma io ovviamente non avevo ancora il patentino di vita per poter uscire.
Al momento della nascita i suoni avvolsero il mio corpicino come una copertina di note facendomi dimenticare il freddo pungente. Non capivo niente di quello che sentivo ma ricordo tutto di quel momento, ogni suono:
"Il mio bambino! Che bello!"
"Si stiracchia!"
"Sembra che dica <>"
In sottofondo, debole debole, arrivava da una radiolina il "Danubio Blu" e poi quando la porta della sala parto si aprì sentii mio padre dire ansioso "E' nato?" in corsia arrivò un debole "...il Dottor Gambaletti è atteso al pronto soccorso..."
poi l'ostetrica disse:
"Presto lo schiaffo!!!"
Sentendo quel suono secco seguito da un forte bruciore alla natica destra, il desiderio di unirmi a quel coro celestiale cantando fu irresistibile.

Storiella

Questa sera ho ricevuto una notizia bellissima. Un mio caro amico ha trovato la felicità. Uno dei pochi superstiti alla grande estinzione di massa di alcuni anni fa causata dalla caduta di un meta meteorite che ha disintegrato i miei legami di amicizia con quasi tutte le persone che
conoscevo.
A dir la verità l'aveva trovata già da qualche tempo. Ma stasera ho avuto la notizia che lo conferma definitivamente. Ale e Daniela hanno trovato il loro equilibrio facendo combaciare l'una con l'altra la propria metà della mela che rappresenta la vita. Sono commosso, felice ed ora anche allegro. Così allegro che mi è venuta voglia di scrivere, scrivere, scrivere.... mi aspetta una lunga notte 
Però qui non posso mettere la storia dei miei due amici, non conosco i particolari del loro innamoramento e non voglio nemmeno presumere di conoscerli.  Per cui vorrei scrivere, sempre in omaggio ad Ale e Daniela, una storiella che ho pensato quando qualche tempo fa ho finalmente conosciuto il volto dell'amore.


C'era una volta una ragazza bellissima che però non sapeva di esserlo. Tutti glielo dicevano ma lei non capiva. Ogni volta che passava davanti ad uno specchio, uno specchietto retrovisore, una lamina d'acciaio splendente, un display di cellulare, una piccola pozzanghera d'acqua piovana, insomma qualsiasi cosa che potesse  riflettere la sua immagine, lei rimaneva intrappolata da se stessa e dalla voglia di apparire bella come tutti le dicevano che era. Sfortunatamente non riusciva proprio a vedersi così.
Questa ragazza poco a poco divenne triste. Pensava che la felicità fosse a portata d'immagine ,come tutti le dicevano, ma lei non la trovava. Le venne persino il dubbio che le stesse calando la vista, ma il suo oculista la tranquillizzò.
Finché un giorno, mentre tornava a casa sulla metropolitana, incontrò per caso un ragazzo dagli occhi luccicanti. Non aveva mai visto un bagliore così strano nello sguardo di nessuno. Questo ragazzo era un perfetto ragazzo medio, di media statura con un pizzetto medio e una quantità di capelli rasati un po’ sotto la media. Sembrava simpatico. Indossava un paio di jeans e una camicia anonimi ed anche le scarpe passavano inosservate essendo nella media.  L'unica cosa che colpivano in quella figura erano gli occhi sfavillanti che la fissavano.
I suoi occhi continuarono a luccicare perfino quando la luce sulla metropolitana venne a mancare di colpo. La gente sgomenta non riuscì a trattenere leggere esclamazioni frammisti a fuggevoli sguardi impauriti. La ragazza non li sentì neppure. La sua attenzione era totalmente
focalizzata su gli occhi del ragazzo che la guidavano verso di lui come un faro guida una nave durante una notte tempestosa. La ragazza avanzò attraverso le onde schiumose e protestanti dei passeggeri finché approdò nel porto sicuro dello sguardo del ragazzo. Fu allora che successe, mentre erano ad un palmo l'uno dall'altra. Riflessa negli occhi del ragazzo lei si vide in tutta la sua bellezza e finalmente capì cosa avrebbe dovuto cercare fin dall’inizio per vedersi così: una persona che vedeva e capiva tutto quello che era veramente... Una splendida creatura.

Rastrellamento

Come qualcuno temeva... oggi pubblico una storiellina ispirata da un paio di colleghe



Sara
era agitata. La causa erano i turni notturni che doveva fare sull'ambulanza. Anche se aveva passato una giornata tranquilla, al momento di mettere piede sull'autolettiga l'agitazione iniziava a pulsarle in gola, specialmente in un momento di frenesia lavorativa come questo. Ogni azione per lei assumeva un peso ed un importanza fondamentale: da qualsiasi suo gesto poteva dipendere la vita di qualcuno.
Aprì il portellone dell'ambulanza e un'altra persona incappucciata venne fatta salire.
La figura, ancora prima di prendere coscienza di dove si trovasse, iniziò a mugugnare una timida protesta. Sara, spazientita, disse 
-Dovevi pensarci prima! È una settimana che i rastrellamenti sono cominciati e ancora c’é gente che ci casca. La nuova passeggera riconobbe immediatamente la voce di Sara e speranzosa ma con le lacrime agli occhi si abbassò il cappuccio.
-Sara? Sei tu vero?
La volontaria rimase sorpresa nel riconoscere a sua volta l’incappucciata.
-Rina? Hanno preso anche te?!?
-Si! Ma io non ho fatto niente!
-Sei sicura? - chiese Sara sospettosa ed ancora più nervosa per l'aver caricato una sua conoscente. Sara e Rina erano colleghe di lavoro, in una società che faceva matite, da diversi anni ormai.
-Cosa sta succedendo? Perché mi hanno portato via con la forza? Io non ho fatto niente!
-Davvero? – chiese lei un po’ meno sospettosa -Non è che per caso stavi facendo le pulizie? Non stavi pulendo le tapparelle con una scopa forse?!? 
Rina si mise una mano davanti alla bocca. Era terrorizzata.
-No,
io non l'ho fatto! Ma ho sentito che una del palazzo di fronte al mio lo ha fatto e l'hanno portata via con la camicia di forza! Quelli della Neuro!
-Te l'ho detto che è iniziato il rastrellamento! È un complotto del regime! Tu non hai il decoder vero?!
-No, non ce l'ho...
-Ecco perché! È in atto un “colpo del popolo”, così lo chiamano… Il regime sta trasmettendo su tutte le sue televisioni codificate come sbarazzarsi degli elettori che potrebbero danneggiarli alle prossime elezioni con il loro voto di opposizione!
-Con la pulizia delle tapparelle? - Domandò Rina un po’ interdetta.
-Esatto!
Le TV stanno dicendo ai sudditi del regime di diffondere la pratica della pulizia delle tapparelle con le scope ed altri metodi che giustifichino l'intervento della Neuro per poter imprigionare la gente senza problemi. Il rastrellamento ha avuto così tanto successo che ci hanno arruolato perfino a noi della croce marrone!
-Ma io non l'ho fatto! Anche se una mia vicina me lo ha suggerito...
-E’ colpa sua! – Esplose Sara - Deve averti denunciato lei! Ormai alle autorità è sufficiente la sola denuncia per consentire l'internamento di qualcuno!
-Ma cosa posso fare adesso? – disse Rina spaventatissima di non poter rivedere i suoi cari, almeno fino a dopo le elezioni.
Sara invece non era minimamente preoccupata.
-Stai tranquilla -disse prendendo da un armadietto dell’ambulanza una tuta arancione identica alla sua.
-Mettitela!
-Le ordinò -Da questo momento entri a far parte del movimento di controrastrellamento! Ora andremo dalla tua vicina, l'infame denunciatrice, e la faremo internare al posto tuo!
-Ma ci scopriranno!
-No! Ormai ogni ambulanza fa parte del controrastrellamento! In questo modo ribalteremo il regime!
-Ma io pensavo che anche voi foste dei governativi...
-La vedi la nostra tuta? Di che colore è?
-È arancione...
-Esatto, non è proprio rossa però...