La nostra discesa nel medioevo continua. Sbuchiamo a Dinkelsbühl, altra perla cinta da mura. Sì, sempre mura: sembra proprio che i tedeschi medievali avessero una vera fissazione per il “Tu non puoi passare!”.
Appena varcato la porta mi scappa subito un pensiero: ma perché questa mi sembra più bella di Rothenburg? Forse perché è meno affollata, forse perché camminando tra le case colorate sembra di essere in un grande caleidoscopio… o perché a forza di vedere case a graticcio, ormai le trovo più fotogeniche dei grattacieli.
Decidiamo comunque di fare il giro completo interno. Ogni tanto entriamo e usciamo, sbucando sopra l’altissimo fossato – roba che se ci cadi dentro ti servono tre Sherpa per uscire. Le torri spuntano qua e là e, sorpresa, oggi molte sono residenze private. Immagino la scena: “Amore, dove abiti?” – “Nella torre verde. Quella con l’arco gotico e il tetto a punta.” Chapeau.
Il giro lo interrompiamo per colpa di lavori in corso (il Medioevo sopravvive anche grazie a questi lavori). L’ultima chicca che vediamo è una torre stramba: sembra che qualcuno abbia deciso di piazzarvi una casetta a graticcio direttamente sopra. Architetti tedeschi, mai banali.
Non tutte le case sono fatte ad opera d’arte, diverse sembrano inclinate, per non dire storte…
Questi borghi sono dei musei viventi, raccontano storie, te ne fanno immaginare altre, ti dicono anche quanto è forte la resilienza dei materiali che hanno usato per la loro costruzione, case che forse si piegano, ma non si spezzano.
Al centro troneggia la cattedrale di San Giorgio con la piazza del mercato e il municipio. Classico set medievale. Dietro la chiesa c’è il museo cittadino: 800 anni di storia, raccontati in modo molto più brillante rispetto a Rothenburg. Ci piace talmente tanto che non riusciamo a finirlo in un giorno e ci facciamo dare un biglietto gratis per tornare anche il giorno dopo. Quando un museo ti fa fare il bis, capisci che vale la pena.
Fuori le mura troviamo un parco che gira attorno alla città, fino a un laghetto sorvegliato da una porta-torre e… magia! Una torretta con una treccia bionda che sventola al vento. Non so chi l’abbia messa lì, è un colpo di genio: Rapunzel in versione open-air.
Cosa curiosa lungo le mura: sia a Rothenburg, che qui, ci sono decine di alberi di mele e pere carichi di frutti maturi che corrono attorno alla città. A terra un tappeto di mele intonse e altre ormai marce. Nessuno che le raccolga. Io non oso: già mi immagino la scena:
“Alt! Chi siete? Cosa portate? Sì ma quanti siete? Un fiorino!”
La sera mi scappa la corsa: giro completo delle mura, laghetti, ciclabili e campagna. Bellissimo, sebbene il saliscendi ti spezza le gambe più di un maestro di spinning arrabbiato. Correre qui, tra torri e prati, è quasi poetico.
Il giorno dopo torniamo al museo per finirlo e scopro che già nell’Ottocento Dinkelsbühl era musa di artisti e pittori. Come dargli torto, scorci incredibili, luce perfetta… Se non fosse per le automobili parcheggiate ovunque.
Medioevo sì, col SUV in prima fila!






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