Questa mattina ho deciso, con l’ottimismo tipico degli idioti, di uscire a correre.
Volevo capire perché il posto dove abbiamo dormito si chiamasse Kirkhill. “Kirk” mi suona familiare: non tanto per il capitano di Star Trek (non stavolta), piuttosto per la parola stessa che ricorre spesso in Scozia – Falkirk, Kirkwall, Selkirk.
Qui si aggiunge anche “hill”, collina. E infatti: sali, sali, sali. In Scozia le pianure sono considerate roba sospetta, quasi una debolezza geologica.
Finita la corsa, come sempre, mi viene fame.
Cominciamo il nostro menù del giorno con un antipasto leggero: il priorato di Beauly.
Non sarà un piatto stellato Michelin, ma si lascia mangiare bene. L’ingresso è gratuito, nemmeno serve sguainare l’Explorer Pass – per noi ormai come Excalibur.
Beauly merita una sosta: piccola abbazia, bel colpo d’occhio, atmosfera silenziosa e antica. E già che ci siamo, diamo anche da mangiare alla macchina: benzina al prezzo più basso mai visto in Scozia (per ora). Il motore ringrazia. Proseguiamo verso il piatto forte della giornata.
Eccoci
al castello di Urquhart, affacciato proprio nel mezzo del Loch
Ness.
Stavolta sì che posso sfoderare l’Explorer Pass con
eleganza, tipo Artù che estrae la spada e tutti si inginocchiano. Al
parcheggio, infatti, mentre respingono gli altri visitatori, io passo
fiero: “lui
può entrare.”
Momento
glorioso.
Prendiamo anche l’audioguida – in inglese comprensibile – e iniziamo il giro.
La vista sul lago è tipica scozzese. Interessante pensare a come qualcuno abbia ipotizzato che ci vivesse una creatura estinta…
Ruderi!
Affascinanti, sebbene mi aspettavo qualcosa di un po’ più
intero.
Stavolta la colpa è dei giacobiti: per non far cadere il
castello nelle loro mani durante la rivolta, qualcuno ha pensato bene
di farlo saltare in aria.
Soluzione un po’ drastica, indubbiamente efficace.
Scendiamo fino alla spiaggetta privata. Vuoi vedere che proprio quando passiamo noi quel figlio di un plesiosauro tira fuori il crapino e…
Niente. Non risponde neanche al richiamo di “Torna a casa Nessie!”
Probabilmente è sparito anche lui assieme ai giacobiti.
Dopo
pranzo (al sacco e ottimo, come tutti i pranzi al sacco quando hai
fame e sei all’aria aperta), ripartiamo per la tappa successiva:
Invergarry Castle.
Peccato che... non esista più!
In compenso troviamo un hotel di lusso chiamato Invergarry.
Non entriamo, per evitare di essere gentilmente scortati fuori da qualcuno in gilet di tweed. Passiamo oltre. Ci aspetta qualcosa di decisamente migliore.
Eilean Donan castle – superstar del cinema e delle cartoline.
Chi non conosce l'Eilean Donan castle?
Cioè, scusate: Highlander, 007 – Il mondo non basta, Elizabeth... Non l’avete mai visto?
Ignoranti.
Rimandati.
Fatevi
una cultura cinematografica, indispensabile per viaggiare: senza
sarebbe come mangiare una frittata senza uova. E se mancano le uova,
che cosa vi mangiate? Il piatto?
Il castello merita assolutamente la visita sia dentro che fuori. Prima di vederlo ero scettico, pensavo che fosse una trappola per turisti, invece mi sono divertito molto.
Ah, dimenticavo: una parte del castello è stata fatta saltare – indovinate da chi? Esatto: sempre loro, i Giacobiti. Dopo oggi inizierò a pensare che se trovo un sasso fuori posto… è colpa loro.
Ma poi arriva il tenente colonnello John MacRae-Gilstrap, militare ricco e con le idee chiare, che decide di restaurarlo e farne la sua casa. Oggi è ancora abitato dai suoi discendenti. Chapeau.
Anche la posizione è pittoresca: il castello è su un isolotto collegato alla terraferma da un ponticello in pietra, che però è stato aggiunto proprio dai MacRae. Prima ci si arrivava solo in barca. Più romantico, ma molto meno comodo.
Mentre siamo dentro a perlustrare le sale, parte una tempesta. Vento fortissimo, pioggia, atmosfera da film catastrofico.Siamo nelle Highlands: dicono che questo è ancora tempo buono. Infatti, quando la pioggia si mette di traverso e l’orario di chiusura ci piomba addosso come una condanna, ci buttano gentilmente fuori.
Noi, eroici, proseguiamo nel vento.
Bastano pochi chilometri e ci rendiamo conto che abbiamo fatto bene a fare benzina a Inverness: lungo la strada incontriamo pochissimi distributori, con prezzi più alti che a Montecarlo.
Altro che Nessie, qui il vero mostro è il costo del carburante.






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