In questa metropoli assurda fatta di grattacieli di vetro, condomini altissimi e quartieri che sembrano usciti direttamente da Neon Genesis Evangelion, manca solo un EVA che emerga dal porto, esiste ancora una cosa incredibilmente semplice che riesce ad avere un fascino tutto suo.
Un trenino costiero.
Già questo basta a rendermi felice.
Per riuscire a salirci bisogna praticamente organizzarsi come per comprare i biglietti di un concerto importante.
Prenotazione almeno una settimana prima, soprattutto nel weekend.
Io ho aspettato troppo: un po’ per il meteo incerto, un po’ perché non sapevamo ancora bene come incastrare le giornate a Busan.
Risultato: biglietti esauriti.
Però le escursioni guidate avevano ancora qualche posto disponibile.
Quindi…
Oggi si va sullo Sky Capsule.
Haeundae Sky Capsule.
Praticamente delle piccole capsule colorate da massimo quattro persone che scorrono lentamente su binari sospesi sopra la costa di Haeundae.
Sotto, più vicino al mare, passa anche il treno panoramico vero e proprio, che fa un percorso più lungo lungo tutta la costa.
La capsula ha un fascino particolare.
Sarà
perché sembra un giocattolo.
Sarà perché si muove
pianissimo.
Sarà perché dall’alto vedi spiagge, scogliere e
mare senza dover fare assolutamente nulla.
Il viaggio è rilassante, panoramico e vagamente infantile nel senso buono del termine.
Uno di quei mezzi di trasporto che ti fanno sorridere senza motivo preciso.
Scendiamo alla stazione finale. Iniziamo a camminare lungo la costa mentre il treno panoramico ci supera lentamente ogni tanto.
E io, come sempre, continuo a pensare una cosa molto semplice:
Il treno è sempre il treno.
Anche
quando va piano.
Anche quando è turistico.
Anche quando non
serve davvero ad andare da nessuna parte.
Arriviamo poi a una passerella di vetro sospesa sopra il mare.
Molto scenografica.
Molto fotografabile.
Molto piena di persone che fingono naturalezza mentre cercano disperatamente l’angolazione giusta.
A quel punto il gruppo va a pranzo nel ristorante scelto dalla guida.
Io e Cassandra facciamo quello che facciamo meglio: disertiamo.
Il nostro piano è tentare di prendere il treno panoramico fino al capolinea.
Spoiler: non ci riusciremo.
Biglietti finiti.
Ancora.
Alla fine poco male.
Facciamo comunque una bellissima passeggiata costeggiando la ferrovia, con il mare da una parte e il trenino che ogni tanto passa accanto a noi.
Sinceramente, anche così, ne è valsa la pena.
Huinnyeoul Village
Ripreso l’autobus andiamo verso lo Huinnyeoul Culture Village.
Praticamente un piccolo borgo sul mare incastrato dentro Busan.
Per certe prospettive e per le case bianche affacciate sull’acqua lo chiamano “la Santorini coreana”.
In effetti alcuni scorci sono molto belli.
Caffetterie vista mare, viuzze strette, terrazze, murales.
Però…
Non lo so.
Forse avevo aspettative troppo alte, non mi ha fatto impazzire.
Nella mia lista mentale delle cose da vedere era già classificato come “se avanza tempo”... In effetti la sensazione finale è rimasta quella.
Carino, senza quel qualcosa in più che ti resta davvero addosso.
Gamcheon Village
Ultima tappa della giornata: Gamcheon Culture Village.
Qui cambia tutto.
Questo posto mi è piaciuto tantissimo.
È un quartiere nato durante la guerra di Corea, quando migliaia di profughi iniziarono a costruire case sul fianco della montagna come potevano e dove potevano.
Per anni è rimasto un quartiere poverissimo, isolato dal resto della città e progressivamente degradato.
Poi, dal 2009, è iniziato un enorme progetto di riqualificazione artistica.
Artisti locali hanno trasformato il quartiere in un labirinto di murales, installazioni, scale colorate e case dipinte con colori accesi.
Da lontano sembra quasi che qualcuno abbia rovesciato una scatola di cubi di Rubik sulla montagna.
E il simbolo di tutta questa rinascita è diventato il Piccolo Principe.
La sua statua, seduta a guardare il quartiere dall’alto, è ormai una delle immagini più famose di Busan.
Effettivamente il posto ha qualcosa di molto poetico.
Purtroppo arriviamo un po’ troppo tardi per esplorarlo davvero bene.
Ed è un peccato, perché qui ci si potrebbe perdere per ore.
Addirittura all’ufficio turistico ti danno una mappa con una specie di caccia al tesoro: devi cercare timbri sparsi per il quartiere e trovare i vari murales nascosti tra vicoli e scalinate.
Una cosa che normalmente avrei trovato infantile.
Invece lì dentro avrei fatto volentieri senza il minimo senso del ridicolo.




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