Piove.
Non una pioggia normale.
Piove
male.
Con cattiveria.
Di quella pioggia che sembra avere qualcosa di personale contro di te.
A brutto muso. Più brutto muso del tuo.
Vista la situazione meteorologica decidiamo di puntare su qualcosa al coperto e andiamo al Bonte Museum.
Il museo è… particolare.
Molto bello a tratti, molto meno in altri.
Diciamo che la parte migliore è l’inizio e la fine, nel mezzo ci sono momenti in cui sembra che qualcuno abbia avuto troppe idee tutte insieme.
L’architettura merita parecchio: minimalista, silenziosa, perfettamente integrata col paesaggio esterno anche se in cemento.
Anche con la pioggia.
Forse soprattutto con la pioggia.
Quando il diluvio concede una tregua andiamo verso le Jusangjeolli Cliff.
Una scogliera vulcanica formata da enormi colonne di basalto.
Praticamente canne d’organo di lava che precipitano direttamente nel mare.
Molto belle.
Non spettacolari come certe formazioni viste in Islanda, ma sempre impressionanti.
Anche qui il mare continua a schiantarsi contro la roccia nera creando quella combinazione tipicamente vulcanica che sembra sempre un po’ la fine del mondo.
Altra passeggiata.
Destinazione: Oedolgae.
Una gigantesca roccia che emerge dal mare e che viene soprannominata “il Generale”.
Fa parte di un sentiero costiero molto più lungo, circa tredici chilometri.
Noi però, complice il tempo e la voglia limitata di trasformarci in anfibi, non ne percorriamo nemmeno la metà.Va bene così.
A Jeju le passeggiate brevi spesso valgono comunque la deviazione.
Ultima tappa della giornata: Jeongbang Waterfall.
Una cascata che finisce direttamente nel mare.
Già solo per questo merita.
Non enorme, non travolgente, ma decisamente scenografica
Altre considerazioni:
Cattolici
In South Korea ci sono molti più cattolici di quanto immaginassi.
Sia
a Seoul che a Busan ho visto parecchie chiese.
Solo che non
assomigliano affatto alle nostre.
Nemmeno ai loro templi.
Spesso sono normali palazzi moderni, a volte altissimi, anonimi quasi fino all’ultimo piano, dove compare una piccola croce luminosa sul tetto oppure una croce enorme disegnata sulla facciata.
Se non ci fai attenzione rischi persino di non accorgerti che siano chiese.
Poi ci sono i predicatori da strada.
Più volte mi è capitato di imbattermi in persone che montavano casse e microfono in mezzo alla città e iniziavano il sermone pubblico.
La cosa più assurda però era l’introduzione.
Prima
della predica partiva spesso una musichetta allegra che sembrava
uscita da un cartone animato educativo per bambini.
Poi
improvvisamente il predicatore prendeva il microfono e iniziava a
parlare con tono apocalittico.
Una combinazione surreale.
Sinceramente mi ha dato una sensazione stranissima, quasi aliena.




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