sabato 20 giugno 2026

Benvenuti al South (Korea)

  

Dovevamo andare in Dancalia.
Poi il destino, che evidentemente si diverte a pescare mete a caso dal mappamondo, ci ha spediti in Corea del Sud.

“Ma cosa ci andate a fare in Corea del Sud?”

Cassandra.

La risposta è semplicemente Cassandra.

La Corea del Sud, infatti, è il paradiso mondiale della cosmetica coreana, e Cassandra non è una cliente: è una forma evoluta di consumo industriale.
Non che ne abbia bisogno a mio modestissimo parere, ma non sono un uomo abbastanza coraggioso da aprire un dibattito del genere.


Il suo piano era chiarissimo fin dall’inizio: partire con una valigia da 23 chili riempita di vestiti scelti appositamente per vivere il loro ultimo viaggio terreno, abbandonarli progressivamente lungo il percorso e tornare con 23 chili netti di creme, sieri, maschere e intrugli capaci probabilmente di ringiovanire anche un parabrezza.

Un genio del male.

Io invece?
Che cosa ci andavo a fare?

Eh, questo lo capirete andando avanti. O meglio: leggendolo.

Quando abbiamo deciso di partire, ho iniziato a documentarmi e mi si è aperto un mondo.
Prima della Corea del Sud sapevo pochissimo: qualche film, serie K-drama, due o tre stereotipi e quella fastidiosa etichetta di “brutta copia del Giappone” che ogni tanto le viene appiccicata addosso.

Poi inizi a leggere, a guardare video, a scavare un po’, e ti rendi conto che la Corea non vuole essere il Giappone.
Ha un’identità tutta sua: più frenetica, più contraddittoria, più estrema sotto certi aspetti.
Ed è proprio questo che la rende interessante.

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