domenica 28 giugno 2026

Pranzo gratis al tempio

 


Oggi è domenica.

Niente escursioni guidate, niente pullman turistici, niente guide che parlano inglese a raffica.

Solo noi, Busan e una giornata intera da improvvisare lungo la costa.

Che detta così sembra rilassante.

In realtà sarà lunghissima.



La prima missione della giornata è raggiungere Haedong Yonggungsa, considerato uno dei templi più belli della Corea.

Soprattutto uno dei pochissimi costruiti direttamente sul mare.

Arrivarci bisogna guadagnarselo.

Due metropolitane.

Un autobus.

Un’eternità.

Dal nostro quartiere ci vuole circa un’ora e mezza. A un certo punto inizi a sospettare che il tempio sia stato costruito direttamente in un’altra nazione.

Finalmente arrivati capiamo subito perché sia così famoso.

Non è enorme, anzi.

La posizione è spettacolare: padiglioni, statue e lanterne colorate costruiti letteralmente sulle rocce a picco sul mare.

Oggi c’è ancora più gente del solito.

Perché è domenica e perché è il compleanno di Buddha.

Come gli altri visitati in precedenza, il tempio è completamente addobbato a festa. Pieno di fedeli, famiglie, turisti e monaci che cercano disperatamente di mantenere un minimo di ordine nel caos generale.

Scopriamo la cosa migliore della giornata.

Per festeggiare il compleanno di Buddha, i monaci offrono il pranzo a tutti.

Gratis.

Quindi eccomi qui, seduto dentro un tempio coreano sul mare a mangiare spaghetti offerti dai monaci buddhisti.

Una frase che fino a qualche mese fa non pensavo avrei mai pronunciato.

Gli spaghetti sono piccanti.

Molto piccanti.

Purtroppo dentro ci sono anche le alghe.

Le alghe ovviamente vengono accuratamente scansate e spostate ai margini del piatto come materiale tossico, perché per quanto io mi stia impegnando con la cucina asiatica, il sapore di mare nelle cose continua a traumatizzarmi.

Il resto invece era davvero buono sebbene il mio livello massimo di tolleranza al piccante rimane quello di una pensionata emiliana.



Dopo pranzo dobbiamo tornare indietro attraversando mezza Busan.

Visto che evidentemente non avevamo sofferto abbastanza con gli spostamenti, decidiamo pure di allungare il percorso di un’altra mezz’ora per andare al museo di arte contemporanea.

Errore.

Gravissimo errore.

Attenzione.

È una chtrappola.

Non poteva mancare nemmeno stavolta l’ammiraglio Ackbar del Ritorno dello Jedi.

Delle cinque gallerie distribuite su tre piani si salva pochissimo.

Installazioni incomprensibili, video interminabili, oggetti messi a caso in mezzo alle stanze con descrizioni che cercano disperatamente di convincerti che dietro ci sia un significato profondissimo.

E magari c’è, sebbene dopo un po’ inizi semplicemente a fissare una sedia appesa al soffitto chiedendoti se sei tu a non capire l’arte contemporanea o se qualcuno si stia divertendo alle tue spalle.

Del resto da una chtrappola è difficile uscirne indenni.



Inquinamento: molto meno peggio del previsto.

Da metropoli così enormi mi aspettavo aria irrespirabile.

Invece no.

Mi è sembrata perfino migliore di quella di molte nostre città.
Forse perché la Cina ha ridotto l’uso del carbone, forse per l’enorme presenza di auto elettriche, forse per entrambe le cose.

Fatto sta che la famigerata app per monitorare la qualità dell’aria, consigliata da molti prima della partenza, non l’ho praticamente mai aperta.

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