Oggi salutiamo Seoul e scendiamo verso sud.
Destinazione: Busan.
Per
arrivarci prendiamo il treno ad alta velocità coreano che, nel giro
di poche ore, ti porta dal centro di Seoul al centro di Busan.
Sempre
ammesso che Busan abbia davvero un centro.
Perché Busan sembra una città progettata dopo una lite violentissima tra urbanisti, montagne e oceano.
Appena arrivati in stazione lasciamo i bagagli e iniziamo subito a esplorare la zona intorno.
Lì vicino c’è Chinatown.
È ancora presto, le strade sono quasi vuote, troviamo immediatamente una cosa fondamentale: il locale di ravioli preferito dal protagonista di Oldboy.
Già questo, per me vale quasi il viaggio.
Visto che abbiamo ancora tempo, decidiamo di prendere un autobus e iniziare a capire la città.
Errore strategico.
Busan è un delirio urbanistico affascinante.
È
una metropoli enorme e modernissima, sviluppata praticamente in linea
retta lungo la costa.
Da una parte il mare, dall’altra montagne
ovunque.
I
grattacieli spuntano dove trovano spazio, compressi tra spiagge,
colline e promontori.
E quando non possono allargarsi… si
alzano.
Il risultato è stranissimo.
Spiagge
gigantesche incastrate tra pareti di cemento e vetro.
Ponti enormi
costruiti direttamente sul mare per collegare pezzi di città
separati dalle montagne.
Quartieri che sembrano lontanissimi pur
essendo teoricamente vicini.
Spostarsi è un incubo.
Sembra esserci sempre una sola strada disponibile per qualunque direzione.
Gli
autobus sono tantissimi, anche veloci ed efficienti, ma prima o poi
rimangono intrappolati nel traffico insieme a tutti gli
altri.
Nessuna corsia preferenziale.
Nessuna pietà.
Le metropolitane ci sono, certo, ma non formano quella rete capillare da grande metropoli asiatica che ti aspetteresti.
Busan dà continuamente la sensazione di essere una città che combatte contro la propria geografia.
Forse è proprio questo a renderla così particolare.
A un certo punto andiamo a prendere la funivia.
Ovviamente, con tutte queste montagne... non poteva mancare una funivia.
Questa è speciale.
Parte da una spiaggia, attraversa direttamente il mare e termina su una montagna affacciata sull’oceano.
Praticamente un riassunto perfetto del caos geografico di Busan.
Dall’alto la città è ancora più strana: palazzi ovunque, strade che si infilano tra le montagne, ponti sospesi sul mare e quartieri che sembrano comparire dal nulla.
Qui arriva una sensazione difficile da spiegare.
Se
Seoul mi aveva ricordato Manhattan, Busan ha qualcosa che nella mia
testa associo più alla Cina.
Più caotica, più disordinata, più
“portuale”.
Tecnicamente, in Cina non ci sono ancora stato.
Per ora.
Dalla montagna andiamo poi a vedere un piccolo isolotto roccioso che emerge dal mare come una miniatura di montagna persa nell’acqua.
E anche vista da lì Busan continua a sembrarti una città costruita in posti dove una città non dovrebbe riuscire a stare.
Alla fine riprendiamo autobus su autobus e torniamo verso la stazione.
Questa volta finalmente possiamo entrare nel nostro nuovo alloggio con vista direttamente sul porto della città.
Navi, container, luci e gru gigantesche continuano a muoversi perfino di notte.
Non esattamente la classica cartolina romantica.
Incredibilmente affascinante.
Le ciabatte.
Le ciabatte meritano un capitolo a parte.
I
coreani vogliono stare comodi.
Non c’è altra spiegazione.
Ciabatte
da spiaggia ovunque: al supermercato, in metro, nei ristoranti, in
aeroporto.
Persino sull’aereo.
Noi
europei ci vestiamo per sembrare presentabili.
Loro hanno
chiaramente superato questa fase evolutiva.

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