lunedì 22 luglio 2024

Quarto giorno Hakone


Altra giornata molto impegnativa, ricca di spostamenti con i mezzi più disparati, alla fine ne varrà la pena.

Per arrivare alla prima meta ne prendiamo ben quattro, tra cui un altro Shinkansen, il famoso treno pallottola.

La direzione è Hakone, per la quale abbiamo fatto un biglietto unico: Hakone pass, che servirà tutta la giornata per mezzi di terra, acqua e aria. Mi ripeterò, ma è sempre una questione di qualità.

L’ultimo treno della serie arriva alla stazione di Odawara. Il nome mi suona famigliare, al momento ancora non riuscivo a ricordare per quale motivo. Siamo a pochi chilometri dalla meta. Per arrivarci saliamo sul bus che ci porta sul lago Hakone, in località Hakone machi.

Pochi passi a piedi e siamo già alla banchina della nostra imbarcazione: un galeone ci aspetta per salpare.


Non sto scherzando, si tratta proprio di un galeone, fake che pare una giostra di Gardaland, comunque un galeone. Al contrario di quello finto del parco divertimenti, questo almeno naviga veramente.

Le vele non le spiega, i motori sono già accesi e considerando la leggendaria puntualità giapponese, facciamo appena in tempo a mettere piede sul ponte inferiore prima che levino l’ancora verso il prossimo attracco.

Mentre siamo in acqua Claudio mi spiega che il lago è di origine vulcanica e stiamo navigando sopra una piccola parte della caldera di un enorme vulcano. Parlando di vulcani, da qui si dovrebbe vedere anche il più famoso dei vulcani del Giappone, il monte Fuji.

Ah quante volte l'ho visto nei cartoni animati, soprattutto ricordo la base alle sue pendici con quella piscina da cui usciva Mazinga Z...

Purtroppo ci sono le montagne davanti e la base non le vediamo. Quasi non si vede neanche il Monte Fuji, ha il cappello di nuvole che però prendono la forma del vulcano e appena sotto se ne vedono le pareti innevate.

La prima fermata del galeone è Hakone-Moto, proseguiamo la navigazione verso l’ultima. Appena prendiamo il largo spunta dal promontorio un galeone gemello. In realtà ce ne sono tre che navigano in continuazione. A me questa scena fa venire in mente il finale dei Goonies, quando si vede uscire dal nulla il galeone di Willy l’Orbo. 


Poi accade una cosa assurda: in acqua c’è anche un autobus anfibio, tutto nero con la scritta Ninja bus sul fianco. Sta attraversando il lago dirigendosi proprio verso il galeone. Non sarà la banda Fratelli giapponese?

Sullo sfondo il monte Fuji continua a rimanere in parte velato e nascosto dalle montagne.

È qui che riconosco l’ambientazione di un altro Anime: Evangelion. Anche se più recente, non ricordavo fosse ambientato proprio ad Hakone.

Scendiamo dal galeone, sempre con lo stesso biglietto prendiamo la funivia che ci porterà a 1000 metri di altitudine dove ci sono le fumarole di questo vulcano.

Durante la salita in funivia è impossibile non notare strisce di alberi morti fatti secchi dai gas. 


Il grande vulcano è dunque ancora attivo e nel 2015 ha fatto una piccola eruzione generando una piccola caldera in cui il fango ribolle tutt’ora. Dalle terrazze però non si riesce a vedere il fango bollente a causa dei vapori e del gas venefico che ne fuoriescono.

Io e Matteo ci avviciniamo il più possibile per vedere se si può salire più in alto ma la via è chiusa e può essere valicata solo accompagnati dalle guide.

Nella mezzoretta che abbiamo libera, visitiamo il piccolissimo museo geologico, per cui si paga la cifra simbolica di 100 yen.

Bello, anche se molto piccolo.

Poi prendo un paio di uova nere, che non sono dipinte e nemmeno covate da galline nere, bensì cotte con i vapori del vulcano. Non sono velenose, anzi, la leggenda vuole che mangiandone una ci si allunghi la vita di ben sette anni. Io ne ho mangiate due, tanto per stare tranquillo, sempre che invece di fare 7 + 7 = 14 l’effetto non sia l’opposto ovvero 7 – 7 = 0.

Non sono mai stato bravo in matematica.

Proseguiamo con un’altra funivia, stavolta scendendo sull’altro versante del vulcano, che ci porta ad una cablecar come la chiamano loro, ma è solo un trenino a cremagliera.

Scendiamo fino al capolinea dove troviamo la stazioncina del trenino che più tardi ci riporterà a valle.

Ora liberi tutti, giusto il tempo di mangiare qualcosa, poi si va al museo all’aperto Hakone Open-Air Museum.


Una breve camminata di dieci minuti e siamo dentro, o meglio, fuori nel museo. In un parco adagiato sul versante della montagna è stato creato questo museo d’arte bellissimo.

 

Davvero, non scherzo quando dico che non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto. Sarà stato per la qualità delle opere o forse perché è molto grande e le opere sono sparse per il parco e devi andare proprio a cercartele. È stato bello e divertente.

Ci sono artisti di ogni parte del mondo, anche italiani ovviamente. C’è pure un padiglione intero dedicato solo a Picasso, lo visito velocemente perché non è proprio il mio artista preferito, sarò un profano ma a me non piace molto…

In compenso mi perdo nelle emozioni generate dalle opere scoperte tra i viottoli, nel bosco, salendo la torre di vetri colorati, girando nel labirinto, passando tra giganteschi ciliegi in fiore, specchiandomi in bizzarre sculture che generano divertenti giochi di immagini.


Insomma, sarebbe da starci molto più tempo di quello che abbiamo, poco meno di due ore…

Senza rendercene conto il tempo vola letteralmente e dobbiamo correre alla stazioncina proprio mentre il trenino sta arrivando.


Mi precipito per primo dal capotreno, che è anche il guidatore e gli chiedo se il treno va ad Hakone. Io lo so che va in quella direzione, anche perché il percorso è obbligato, in questo modo cerco di prendere tempo per il gruppo che sta arrivando di corsa, ancora per strada.

Alla fine riusciamo a salire tutti e iniziamo la lenta pittoresca discesa verso la stazione finale.


Il trenino è piccolo e staremo in piedi tutto il tragitto. Non importa, il panorama è molto bello. Sembra quasi di stare sul trenino di Soprabolzano, più o meno la velocità è la stessa per le molte curve. Poco alla volta stiamo scendendo dalla montagna.

Ogni tanto ci fermiamo ad una stazione intermedia per aspettare il trenino in salita, che è sempre più nuovo del nostro. Meglio così, tutto rosso sembra quasi il trenino del…

L’occhio mi cade su una targa sopra la porta a vetri del guidatore. Sulla scritta in rilievo c’è proprio scritto “Trenino rosso del Bernina”.

Vuoi vedere che è uno dei trenini dismessi del Bernina???

In realtà no. La targa ha una lunga storia: la linea su cui stiamo viaggiando infatti è stata realizzata sfruttando lo stesso principio di adesione della famosa linea elvetica. C’è proprio un gemellaggio tra questa ferrovia e quella svizzera, fin dal 1979. Il treno su cui viaggiamo ha volutamente un design che richiama il trenino rosso, mentre in Svizzera usano la locomotiva 622 su cui ci sono caratteri giapponesi e la scritta Hakone, non che i colori del sole nascente.

Viaggiamo divertiti su questo pezzo di storia come se fossimo dei bambini sul trenino di Gardaland. Le sorprese non finiscono qui: quando la pendenza si fa troppa il trenino si ferma su un binario morto, il guidatore esce dalla cabina e va in coda al treno, che diventa testa.

Questo cambio si ripete due o tre volte, quindi arriviamo a destinazione e dispiace non poco dover scendere da questa macchina del tempo.

Qui però siamo in Giappone e non c’è spazio per fantasticare troppo, o meglio non c’è tempo perché c'è sempre un altro treno da prendere.

Arriviamo di corsa alla stazione e anche stavolta saltiamo tutti sul treno appena in tempo. Ora si torna a Tokyo.

Giunti a Tokyo il gruppo vuole andare a vedere il famoso incrocio che io e Cassandra abbiamo fatto ieri sera. Piove, ci rifugiamo dentro un centro commerciale dalle cui vetrate si può vedere in qualche modo l’incrocio dall’alto.

C’è un dibattito su cosa fare domani, visto che è prevista pioggia.

Sfortunatamente il dibattito si protrae troppo... Cassandra non ci sta più dentro e se ne va a cercare un bagno, che non trova, così io e lei torniamo di corsa a casa mentre gli altri vanno a cercare un ristorantino.

Domani è un altro giorno, vedremo cosa ci aspetta, da come è andato il finale di questo, credo sarà un giorno molto diverso dai precedenti.

domenica 21 luglio 2024

Terzo giorno Nikko

Questa mattina abbiamo appuntamento alle 8:30 nella hall.

Litighiamo un po’ con l’ascensore, anche perché le scale non si capisce dove siano e non lo scopriremo mai, che continua a salire e scendere saltando il nostro piano, arriviamo quasi puntuali. I tempi sono stretti perché da programma abbiamo pochi minuti per arrivare alla stazione. Difatti per evitare di correre qualcuno del gruppo è già sulla banchina del treno.

Con Claudio si arriva alla metro, noto che il gruppo di Veronica e Jessica non c’è, mi suona un campanello d’allarme. Perché la metro? Oggi non dovevamo iniziare a prendere il treno con il JR pass?

Nel frattempo Claudio richiama gli assenti che ritornano di corsa.

Per chiarire: a Ryogoku c’è sia la stazione della metropolitana sotterranea che del treno soprelevato della JR Line, le stazioni sono a qualche centinaio di metri l’una dall’altra.

Il dubbio diventa certezza quando ricontrollo sul programma stampato dall’app NaviTime: Jr pass a Ryogoku station, piattaforma 1.

"A Cla’, me sa che te sei sbajato."

Nel frattempo arrivano di corsa Veronica e gli altri, gli diciamo che dobbiamo tornare di corsa dove stavano prima... Non la prendono molto bene.

Va be’ dai, si corre, in questa vacanza si corre sempre, non come vorrei io eh, però ci si tiene in movimento. Ovviamente perdiamo il primo treno, niente paura, siamo in Giappone, ce ne è subito un altro. Alla fine riusciremo a farcela lo stesso prendendo il treno veloce programmato, il Nasuno, che non è lo Shinkansen ma è abbastanza veloce anch’esso.

In un’ora e mezza circa, dopo due treni JR e il Nasuno, arriviamo a Utsunomiya, praticamente Nikko. Incontriamo la guida, un signore giapponese che parla solo inglese a modo suo. Diciamo che la maggior parte di quello che dice si capisce.

Nikko, patrimonio dell’umanità, presenta templi buddisti e shintoisti da vedere.

Sono tutti molto belli e riccamente decorati. Nikko si trova tra le montagne lontano da Tokyo e qui non ci sono stati bombardamenti. Essendo in legno vale sempre il paradosso della nave di Teseo eh…

 

La bellezza ed il fascino di queste strutture dà loro ancora più importanza perché qui è stato sepolto il primo Shogun Ieyasu Tokugawa nel 1616, e se non ho capito male, anche il secondo e terzo Shogun.

In realtà i templi di Nikko furono fondati dal monaco Shodo Shonin, il primo tempio era il Rinno-ji nel 766, seguito dal Chuzen-ji nel 784. Gli altri templi vennero dopo assieme al villaggio che si sviluppo attorno agli edifici di culto.

Come in tutti i templi, quando si entra si devono togliere le scarpe e camminare scalzi sul legno, anche se non si è religiosi.

La guida racconta la storia di tutti i templi che vediamo. Tra i tantissimi turisti, il suo inglese un po' masticato male, non ricordo molto delle sue spiegazioni.

Posso però dire che tutti questi templi, uno accanto all’altro, uno più bello dell’altro, mi hanno ricordato in qualche modo la Cina. Difatti se non mi inganno lo shintoismo e il buddismo sono arrivati dalla Cina in Giappone.

Ogni tempio, o anche solo portale, è decorato con moltissime sculture di pregevolissima fattura, come teste di drago, bizzarri elefanti riconoscibili solo dalle zanne e proboscide, pavoni, personaggi colorati che dovrebbero rappresentare qualche simbolica scena che non conosciamo. Probabilmente sono un po' come i nostri quadri con i “soliti” temi religiosi o sculture più o meno riconoscibili. Per dirne una, San Sebastiano lo trovi ovunque.

I draghi poi ricordano proprio quelli della mitologia cinese.


Ci sono poi le tre scimmiette scolpite e colorate sulle pareti esterne della stalla del Sacro Cavallo in 8 scenette che dovrebbero rappresentare le fasi dell’esistenza umana. La scena più famosa è quella in cui una si copre la bocca, l’altra gli occhi e l’ultima le orecchie.

No, non sono simbolo di omertà.

Vogliono semplicemente insegnare ad evitare gli aspetti negativi della vita.

C’è poi la scultura del gatto addormentato, il Nemuri-neko.



Dietro di esso ci sono due passeri in volo.

Il tutto dovrebbe simboleggiare finché il gatto dorme, i due uccellini non saranno mangiati.

La scultura venne fatta in un momento storico in cui si prospettava un lungo periodo di pace.


La concentrazione di templi qui è davvero elevata e neanche a metà del giro dobbiamo andare a mangiare, anche perché sono già le 14.

Dopo pranzo la guida ci porta a vedere altri templi, solo da fuori. Sembra impaziente, difatti ci pone di fronte ad una scelta: per il tempio più lontano, il più bello, afferma ci vuole un’ora per raggiungerlo. In realtà lui sapeva che la maggior parte del gruppo voleva vedere l’abisso, un’area sacra fuori dalla zona dei templi e quindi ha forzato un po' la mano...


La scelta di Claudio e Matteo ricade sul tempio, tutto il resto del gruppo si dirige all’abisso con la guida furbacchiona.

Mentre ci incamminiamo mi rendo conto che abbiamo saltato la visita anche di un altro tempio. Inizio a pensare seriamente che la guida ci stia tirando un bidone. Nel senso che stia cercando di liberarsi di noi.

Comunque l’abisso non era male. Si tratta di un sentiero lungo il fiume controllato a vista da cento statue che si chiamano Gizu. Ora ne sono rimaste una settantina a causa delle inondazioni che ogni tanto se ne portano via qualcuna. Sono ancora belle da vedere con il loro cappellino ed il bavaglino rosso. Gli è stato messo dai devoti in occasione di un nuovo nato, in modo da chiedere vita lunga e sana per il nascituro.

Una mezz’ora di passeggiata tranquilla nella natura si stanno per concludere quando Matteo e Claudio ci raggiungono dopo aver visto il famoso tempio per il quale ci voleva un’ora solo per raggiungerlo e una per tornare… L’inganno della guida è smascherato.

Che dire, potevamo vedere di più, ma non ci sentiamo ancora di arrabbiarci con qualcuno, siamo solo all’inizio della vacanza, ci sarà tempo per vedere altro.

Tornando col treno patiamo un po’ di caldo. Secondo me hanno acceso il riscaldamento.

È stata una giornata abbastanza impegnativa. Arriviamo nei pressi di Tokyo dobbiamo cambiare e prendere un treno della Jr che fa da metropolitana Express.

Sfortunatamente non siamo ancora così rodati sui mezzi giapponesi come pensavamo… In realtà non so come abbiamo fatto a sbagliare, finiamo per prendere un treno che va nella direzione opposta. Prima di accorgercene ci siamo allontanati dalla meta di Shinjuku, e quindi Shibuya dove io e Cassandra volevamo andare.

Scendiamo dal treno, anche questo col riscaldamento acceso, e andiamo verso la metro.

Sono un po’ provato e incavolato perché anche stasera mangeremo tardissimo, poi il telefono non funziona benissimo e quando si riprende mi dice che c’è un treno in partenza da quella stazione che va direttamente a Shibuya. Dato che il gruppo sta andando a mangiare a Shinjuku, ci stacchiamo e prendiamo questo treno della Yamanote Line.

Riscaldamento acceso, ovviamente.

Ci metteremo mezz’ora. Arrivati sembra che tutta Tokyo si sia data appuntamento qui per il famoso incrocio.

Giusto perché sta qui anche la statua di Hatchiko, la visitiamo per prima. Poi andiamo ad attraversare l’incrocio sotto le luci dei giganteschi monitor pubblicitari.

Lo facciamo un paio di volte col telefono acceso per filmare, così come moltissimi turisti che incrociamo da ogni direzione.

Incredibile vedere quanta gente si metta ad aspettare sui marciapiedi solo per poter attraversare questo incrocio. Quando scatta il verde e ci troviamo tutti in mezzo, circondati da giganteschi schermi cinematografici… Allora comprendo il fascino di questo crocevia: siamo in mezzo ad un mondo proiettato sui grattacieli, dove tutte le luci sono puntate su di te rendendoti il protagonista. Hai tutta l’attenzione delle decine di mega schermi, un caleidoscopio di luci e suoni che dura giusto il tempo di attraversare la strada, come una meteora quando cade. Come se la meteora fossi tu.

Va bene dai, è stato divertente, ora che siamo sazi di luci, rumori e filmati da inviare a casa possiamo anche andare a mangiare.

sabato 20 luglio 2024

Secondo giorno - Tokyo

Continuiamo ad esplorare Tokyo. Al contrario di ieri ad accompagnarci non ci sarà Atsuko, bensì un ragazzo molto giovane originario della Liguria che vive qui da circa cinque anni e si è pure sposato con una giapponese da un paio di anni.

È simpatico e ci porta a vedere il Meiji Jingu, un tempio shintoista con due parchi, lo Yoyogi e il Naien.

Ovviamente anche questo tempio non è originale perché ricostruito dopo i bombardamenti. Pure la guida tiene a precisare che le costruzioni antiche giapponesi erano fatte di legno e già prima della seconda guerra mondiale quasi tutto era stato più volte ricostruito. Il legno, per quanto possa essere solido e di ottima qualità, col tempo si deteriora comunque e ha bisogno di continui restauri o sostituzioni.

In proposito mi viene in mente il paradosso della nave di Teseo, l’argonauta che usò la sua nave per andare a Creta e sconfiggere il Minotauro. Considerata dei greci un tesoro, col tempo si deteriorò e poco alla volta le parti più compromesse vennero sostituite. Finché un giorno non rimase più nessuno pezzo della nave originale. A questo punto la nave si può ancora considerare come “nave di Teseo”?

Va be’, lasciamo la filosofia ai filosofoni. Noi siamo viaggiatori e sognatori, continuiamo il nostro lavoro che è decisamente più semplice: fantasticare.

Il parco è molto bello, così come i templi shintoisti. Una grande strada sterrata tra gli alberi altissimi ci porta a dei giganteschi Torii, i tradizionali portali di accesso ad un santuario shintoista e che rappresentano un passaggio simbolico tra mondo umano e divino, poi al muro delle botti di sake donato per essere consacrato e lasciato qui. Di fronte al sake c'è un muro di botti di vino francese di Borgogna. Donato anch’esso per essere consacrato.

Al tempio per prima cosa ci si deve purificare con l’acqua e lo si deve fare nel modo giusto: si prende un mestolo, si riempie d'acqua, con la mano destra si lascia scorrere l'acqua sulla mano sinistra, poi sulla mano destra, con le mani bagnate si passa l'acqua sulla bocca, quindi sul manico del mestolo per lasciarlo pulito, alla fine lo si ripone.

Ci sono diverse persone che vanno davanti al tempio, dove c’è una grande cassa di legno, vi lanciano dentro una moneta, battono le mani, si inchinano e pregano.


Se si ha più tempo si può anche scrivere una preghiera da lasciare appesa agli alberi su delle tavolette di legno. La visita al tempio sembra così diversa da quella che viene fatta nelle nostre chiese, oppure nelle sinagoghe o nelle moschee. Quasi non sembra religione e questo mi piace.

Mentre lentamente torniamo indietro, la guida racconta che questo tempio è visitatissimo nei giorni festivi, ma il 70% dei giapponesi è ateo. Il fatto che comunque vengano quasi tutti al tempio, si spiega con il loro essere tradizionalisti. Anche questo aspetto non mi dispiace.

Fuori dal tempio prendiamo la metropolitana e andiamo ad Harajuku dove veniamo accolti da un mega monitor con un gigantesco gatto in animazione computerizzata che interpreta diverse scenette simpatiche.

Quindi proseguiamo verso il grattacielo sulla cui terrazza c’è Godzilla che afferra il parapetto e si affaccia.

 

Ora di pranzo, liberi tutti.

Io e Cassandra gironzoliamo per il quartiere sgranocchiando il pranzo al sacco e, attirato dal fascino dei videogiochi, finiamo in alcune sale giochi sperando di rivivere le atmosfere degli anni ottanta e novanta. Purtroppo non sono quello che mi aspettavo perché ricolme di giochi troppo moderni e macchine pesca premi, quelle con gli artigli. Finiamo per capitare anche nel quartiere a luci rosse, torniamo indietro.

Terminata la pausa ci ritroviamo con gli altri e riprendiamo la visita andando al piccolo quartierino chiamato Golden Gai, dove le strade sono tutte piccolissime ma di sera è frequentatissimo da chi viene a bere. I locali sono tanti e tutti piccolissimi, tipo che al massimo c'è un bancone o un tavolo con tre o quattro posti. Ovviamente ora è pressoché deserto, ma in un paio di essi c’è già gente che sta iniziando i bagordi.

La guida narra un’altra contraddizione dei giapponesi: sono un popolo civilissimo, tranquillo e rispettoso del prossimo e dell’ambiente… ma quando bevono si trasformano. Diventano rumorosi come non mai e basta pochissimo per far uscire allo scoperto un lato della loro personalità che viene tenuta segregata e nascosta. In pratica non reggono minimamente l’alcol.


Fuori di lì andiamo ad una via di negozi di grandi firme. Lungo la strada di Omotesando ci sono molti palazzi moderni con un'architettura particolare, negozi fuori portata per noi, comunque interessante da vedere, almeno finché il gruppo dopo un paio di chilometri inizia a stufarsi perché preferirebbe vedere altro.

Del resto a Tokyo c'è talmente tanto da vedere che non si ha mai la sensazione di essere nel posto giusto perché c'è un altro posto dove andare...

Per concludere la visita ad Omotesando saliamo in cima ad un palazzo ad un grande incrocio. Lì in alto, un giardino a terrazze su più livelli dà la sensazione di essere ancora più piccoli rispetto alla città, ma ne mostra una buona parte.


Tanto per continuare a rimanere in alto, tappa successiva il Palazzo del Governo, dove si può salire gratuitamente in cima al grattacielo con un ascensore per osservare dall’alto una buona porzione della città. Gran bella vista sulla città con il sole che sta scendendo anche se non è ancora ora del tramonto.

Mentre scendiamo e prendiamo la metro per la tappa successiva, la guida ammette di non conoscere ancora bene tutti i caratteri giapponesi, i cosiddetti Kanji. Non sa neanche se li imparerà mai tutti. Dubito sia così, soprattutto se come penso rimarrà a lungo in Giappone. È venuto in questo paese per una vacanza, ci è tornato altre otto volte finché alla fine è rimasto a vivere e lavorare. Cosa che ha fatto subito, pare di lavoro ce ne sia parecchio. Ha impiegato solo un giorno a trovarsi un'occupazione nonostante fosse uno straniero.

Racconta inoltre, conoscere ragazze giapponesi è molto facile, non tanto perché l’uomo straniero sia più affascinante, quanto perché i giapponesi sono molto introversi. Se esci con qualcuno e sei molto silenzioso, difficilmente farai venire voglia ad una ragazza giapponese di rivederti. Lui non è un chiacchierone, ma rispetto alla media giapponese è molto “espansivo”.

I rapporti tra uomini e donne sono ancora più complicati di così: pare che gli uomini giapponesi vogliano che anche la loro compagna sia prevalentemente introversa e silenziosa. Insomma, una festa...

Questa la sua versione eh, se fosse veramente così… Che noia e che barba!

La serata sta per volgere al termine e la guida ci conduce fino a Ueno, dove io e Cassandra ci staccheremo dal gruppo per andare ad Akibahara, mentre gli altri andranno al museo Archeologico Nazionale all’interno del parco di Ueno.

Usciti dalla metropolitana perdiamo un pezzo del gruppo, tanto per cambiare. Per uscire dalla stazione alcuni hanno preso l’ascensore e sono finiti chissà dove. Tra loro c’è perfino Claudio, il capogruppo.

Ci metteremo almeno mezz’ora per capire dove sono: assieme alla guida organizziamo le ricerche e arriviamo ad un incrocio molto lontano da cui hanno trasmesso la loro posizione. Sono usciti quasi un chilometro più in là.

Ormai il tempo per vedere il museo è troppo poco, così, dopo aver salutato la guida, mi incarico di guidare tutto il gruppo ad Akihabara. Finalmente il posto che aspettavo di vedere.

Si tratta del quartiere dell’elettronica e del mondo dei manga. Siamo al tramonto e i negozi da nerd non so quanto ancora resteranno aperti, per cui avendo poco tempo, vado diretto sul negozio che tutti i siti raccomandano di visitare: Mandarake.

Un monolite nero composto da Sette piani di nerdità.

Quando entro devo dire che ne rimango alquanto deluso.

Partiamo dall’ottavo piano, quello dell’usato. Ci sono molti robot e giocattoli d’annata. Praticamente sono quelli di 40 anni fa quando io ero bambino, ma giapponesi, il che significa che molti di quei robot e giocattoli non sono mai arrivati in Italia. Ne cito uno solo perché altrimenti la lista sarebbe infinita: Jeeg robot d’acciaio. Costo: oltre 400 euro. Per un collezionista forse non sono tanti.

Per un collezionista.

Certo, io sono un nerd, ma un nerd povero. Tutti i soldi che guadagno li spendo nei viaggi con Cassandra, al massimo posso permettermi un paio di Gachapon.

Scendiamo e al settimo piano troviamo robot e action figure contemporanei. Neanche così tanti come mi sarei aspettato.

Niente che mi attiri. Soprattutto i prezzi.

Piano 5: fumetti usati, ma in giapponese.

Piano 4 fumetti non usati, ma in giapponese.

Piano 3 anime. In giapponese.

Piano 2 Hentai. La lingua in questo caso è indifferente, ma non è il mio genere.

Piano 1 accessori per fare cosplay.

Piano zero anticaglia e petrella. Ma nerd.

Quando siamo entrati tutti nel palazzo ero entusiasta, ad ogni piano lo diventavo sempre meno.

Alla fine abbiamo resistito solo io Alba, Francesca e Jessica.

Fuori ci sono tutti gli altri del gruppo ad aspettarci. La maggior parte decide di andare a cercare un ristorante.

Io, Cassandra, Jessica e Francesca invece continuiamo a cazzarare in cerca di chissà quale nerdità da portare in patria.

Primo negozietto in cui ci imbattiamo la mercanzia mi sembra già molto meglio. Trovo una action figure da portare a mia nipote Giorgia.

Ci sono anche moltissimi Gundam, alcuni molto economici, ma resisto… Ora che ci penso avrei dovuto prenderne almeno due o tre. Tornerò! Forse l’anno prossimo o quello dopo ancora, tornerò.

Il prossimo negozio forse sarà meglio.

Insomma.

Proviamone un altro.

Peggio di prima.


Mentre la nostra ricerca continua invano, ci imbattiamo in una strada dove c’è una fila di ragazzine vestite in modo strano e che chiamano la gente lasciando loro dei volantini.

Credo che siano le rappresentanti di alcuni Maid caffè: locali dove le ragazze sono vestite da cameriere in modo succinto e si rivolgono ai clienti con l’appellativo di “padrone”. Ci sono diversi tipi di questi locali, cercando su internet avevo trovato che in alcuni la gente paga un supplemento per farsi imboccare, in altri peggio: si fanno prendere a schiaffi.

Mi viene in mente la scena di un vecchio film dove Bombolo seduto ad un tavolo dice “Acameriere? Ma quando arriva ‘sta pizza?” Da dietro arriva Thomas Milian e gli molla uno sberlone in faccia dicendo “Eccola”.

Sinceramente non so quanto paghino per farsi menare, se venissero in Italia… Ok, ci sarebbe sempre il biglietto aereo da comprare, ma poi potrebbero farsi prendere a pizze finché vogliono. A gratis. Farebbero un’indigestione di pizze.

Lasciamo perdere il cibo e continuiamo a perseverare nella vana ricerca delle nerdità.

Proprio quando stavo per gettare la spugna trovo un altro negozietto ben fornito e a prezzi accessibili. Prendo altri piccoli pensieri per Giorgia e finalmente posso sentirmi soddisfatto.

Ora possiamo anche tornare a casa.

Per questa sera.


Cosplay?

Tra le molte contraddizioni della cultura giapponese, quella del vestirsi, truccarsi e travestirsi è un’altra che salta subito all’occhio del turista. Leggendo tonnellate di fumetti e guardando altrettanti anime (animazione giapponese), non mi sconvolgo più di tanto, ormai anche in Italia si vedono moltissime persone che fanno cosplay, (si travestono da personaggi di fumetti, anime, serie TV o del cinema), però esclusivamente nelle convention fumettistiche.

Quando però sei in metropolitana a Tokyo con personaggi del genere e non capisci se vanno sempre in giro così o stanno facendo cosplay, un attimo di confusione te la creano nonostante gli anni di studio della cultura giapponese...

Come? Dove sta contraddizione? Semplicemente nel fatto che non vedi mai una via di mezzo: da una parte ci sono gli studenti vestiti tutti uguali con la divisa, o ancora i colletti bianchi in giacca e cravatta, dall’altra ci sono loro… Probabilmente si vestono così tutti i giorni.

A me piace questa libertà creativa e sono convinto piaccia anche a tantissimi turisti.  Non oso immaginare cosa succederebbe se anche da noi la gente iniziasse a vestirsi così tutti giorni…

In fondo cos’è la moda se non una fuga dalla realtà quotidiana?