Questa vacanza sarà diversa dalle altre.
Sarà più culturale, più vicina a casa e, soprattutto, più rilassante.
Sì, come no.
L'idea, almeno sulla carta, era quella di riposarci concentrandoci sulla cultura di tre capitali imperiali. O meglio, due delle tre città che vengono solitamente associate al centro Europa imperiale. La terza, per questa volta, la lasciamo da parte.
Quindi: musei su musei su musei. A valanga.
Certo, non siamo ai livelli delle grandi città d'arte italiane, ma per vedere tutto quello che offrono non sarebbe bastato un weekend. Anzi, probabilmente non sarebbe bastato neppure un weekend lungo.
Per cui cogliamo la palla al balzo e approfittiamo di questo particolare momento che non ci ha lasciato molto tempo per organizzare il viaggio.
Anzi, non ho proprio avuto la testa per farlo.
Per fortuna siamo persone semplici, che si accontentano di tre capitali imperiali.
E poi ci sono i dolci. E il caffè. Carissimi, ma buoni.
Da asporto si possono trovare sia la Sacher sia il Kaiser Schmarren, che già da soli sarebbero sufficienti a giustificare un viaggio.
Vienna, almeno a prima vista, con la sua architettura sembra quasi un Alto Adige a cui qualcuno abbia sostituito le montagne con una quantità spropositata di palazzi ottocenteschi.
Solo che è tutto in piano.
Come base per la nostra esplorazione scegliamo un appartamento sulla riva del Donaukanal, a due passi dal centro e a circa un chilometro dal Prater.
Perfetto per me: la mattina potrò andare a correre e continuare così la preparazione per la maratona di Venezia, cosa che a Roma era diventata piuttosto complicata a causa del caldo estremo.
Siamo proprio sulla linea del tram che porta in centro e compie un giro ad anello.
Ne approfittiamo. Scendiamo nei pressi del Burggarten, anche perché, continuando a bordo, il tram avrebbe cambiato strada e, per completare l'anello, sarebbe stato necessario prenderne un altro.
Poco male. La nostra meta iniziale era proprio quella.
Tanto vale cominciare a fare le cose a caso e lasciarci sorprendere dalla città. L'impatto è molto positivo.
Vienna è pulita, tranquilla e piena di turisti, sebbene non ai livelli di Roma, Firenze o Venezia, nemmeno di Napoli o Palermo.
Sarà merito dei grandi spazi, ma la prima impressione è quella di una città decisamente più vivibile.
Ci perdiamo nei giardini del palazzo imperiale e sbuchiamo dall'altra parte, dove, al centro di una grande esedra, troviamo l'ingresso di alcuni musei.
Non era una visita preventivata. Non sapevo nemmeno che esistessero. Perfetto.
Scegliamo quello sulla storia dell'Austria e quello dedicato a Efeso.
Il primo è interessante, più di quanto pensassi. È qui che scopriamo anche la storia dell'arrivo del caffè a Vienna, legato all'assedio turco e alla fuga degli assedianti, che lasciarono dietro di sé, tra le altre cose, un bel po' di chicchi.
Da allora il caffè a Vienna è diventato un'istituzione.
Un'istituzione un po' cara, devo dire.
Nonostante sia diffusissimo, un espresso può arrivare a costare quattro o cinque euro.
In proporzione costa meno la birra: una media viene sui cinque o sei euro.
Probabilmente la differenza la fa proprio il centro di Vienna, che è caro praticamente su tutto. Musei compresi.
Alcuni valgono tranquillamente la cifra richiesta. Altri, a mio parere, decisamente meno.
Devo confessare che, in questo museo sulla storia dell'Austria, non ho letto proprio ogni singolo cartello esplicativo.
Un po' per pigrizia, un po' perché, appena fuori dalle sale, c'erano le statue romane trovate a Efeso che continuavano a chiamarmi.
Daje...
Vieni a fotografarci...
Guarda che colonne...
Guarda che bronzo...
Guarda che robbetta...
Effettivamente il fascino era imparagonabile, soprattutto per il ciclo rappresentato sui fregi.
Quaranta dei settanta metri di lunghezza del Fregio del Monumento Partico.
Roba che farebbe invidia ai migliori musei archeologici.
A quel punto era praticamente impossibile andarsene.
Inutile dire che usciremo alla chiusura del museo.
Tanto per cominciare con il piede giusto e far capire ai Viennesi che in città sono arrivati dei nuovi sceriffi...
Mmm.
Volevo dire: appassionati di antichità di tutto rispetto.

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